Cosa bolle in pentola?

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 2 February 2010

Ma soprattutto: di che pentola parliamo? dove è situata?

Vulcani, vulcani sotterranei; anzi, vulcani sottomarini. Non parliamo del mar Mediterraneo, che pure ne ha. No.

Sotto i ghiacci dell’Artide, sotto l’oceano artico, ce ne sono: ma non è una novità per gli oceanografi, per i vulcanologi ed altri esperti o semplici conoscitori.

La novità è che è stata rilevata attività eruttiva con una forza finora neanche mai ipotizzata come fattibile.

Un gruppo di ricerca del Woods Hole Oceanographic Institution ha meno di un anno fa scoperto l’attività dei vulcani, nonostante la teoria non prevedesse potesse verificarsi: e riporto traducendolo un passaggio fondamentale:

“Tali violente eruzioni di rocce scheggiate, frammentate -conosciute come depositi piroclastici- non erano ritenute possibili a grandi profondità oceaniche a causa dell’intenso peso e della (intensa) pressione dell’acqua e a causa della composizione di magma e rocce del fondo marino”.

In breve: i calcoli degli esperti dicono che il tappo di acqua e materiale del fondo marino è sufficiente ad escludere il fenomeno eruttivo , il quale -essendo avvenuto- è più che sufficiente ad escludere quei calcoli magari giusti, ma basati su teorie evidentemente incomplete portate avanti da persone un poco strambe.

Se esiste vero problema dell’uomo rispetto alla natura, è proprio quello di sottovalutarne le capacità autoregolative.

I ghiacci non si sciolgono perché l’uomo osa mettere su le industrie con cui dare lavoro qualificato, che richiede istruzione, che a sua volta tende a far migliorare l’occupazione produttiva. I ghiacci si sciolgono per motivazioni che possiamo conoscere nella loro fenomenologia, che possiamo immaginare nella loro funzionalità, ma che attualmente misconosciamo nella loro origine scatenante.

È d’obbligo porre il paragone con la cacca che certi ambienti potenti inglesi hanno tentato di farci ingoiare attraverso la conferenza di Copenaghen. I più smaliziati, che conoscono i retroscena di quel tentativo di multigenocidio, sanno come la Cina ci abbia salvato: forte della sua economia che cresce, ha opposto il suo rifiuto a dimensionarsi secondo la volontà delle mortifere oligarchie britanniche.

Sempre per gli smaliziati non è strano vedere come neanche due mesi a seguito di quella inglese débacle, la Cina stia subendo una nuova campagna di sfrontato attacco mediatico e diplomatico: prima la storia di Google e della censura, come se la censura cinese fosse una novità -la memoria corta ci rende tutti verginelli-, e da ultimo la notizia più pesante.

Obama in Windsor vende armi -e che armi!- a Taiwan, ergo la Cina sospende la collaborazione militare con gli U.S.A.

Provo a tradurre con un’espressione concisa ma densa di storia: Guerra Fredda.

débâcle

Nessun commento

Amante delle catastrofi

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 28 January 2010

William Henry Gates III, in arte Bill Gates, invecchiando migliora.

Il tizio avrebbe inserito l’Italia nella sua lista di Paesi inadempienti agli obblighi di sostegno e di lotta alle malattie, malaria in primis; inoltre il lugubre tizio afferma che i ricchi preferiscono spendere i soldi per sé stessi (per mascherare la calvizie) piuttosto che per aiutare i poveri della Terra. Bontà sua!

Vorrei ricordare rapidamente che da decenni il sud Italia onesto spera inascoltato di non ricevere più gli aiuti dai governi; da decenni gli stati oggi poveri dell’Africa parimenti chiedono al mondo cosiddetto occidentale che la smetta di fare la crocerossina: dittatorelli esclusi, perché stranamente guadagnano da nababbi.

Prima delle colonizzazioni europee e poi americane dello scorso secolo, l’Africa generalmente non moriva di fame come oggi: addirittura sembrava fosse autosufficiente. Il cosiddetto occidente odia tutto quello che sa di autosufficienza, non per il fatto in sé, ma perché tale condizione si attua solo in un contesto sociale coeso, fatto di legami familiari e sociali forti, e non di individualità capaci di tutto pur di emergere. E quando dico occidente, intendo fondere sia il peggiore capitalismo sia il più becero spirito rivoluzionario sinistroide stile sessantottino.

Gli aiuti dall’estero servono a mantenere i poveri nella condizione di continua dipendenza, a mantenere lo sfruttamento degli indigeni nelle fabbriche multinazionali a prezzi da fame, in condizioni disumane. Chi è soggetto a questo scenario sta messo peggio del clandestino di Rosarno: perché a differenza del secondo, il primo è schiavo in casa propria.

Bill Gates vuole combattere la malaria davvero? Non serve mica il vaccino miracoloso! Regalasse delle zanzariere.

Sembra un’assurdità ma bastano delle semplici zanzariere, di bassissimo costo, per prevenire: sappiamo tutti quanto sia importante anticipare, ma le cose semplici sono pericolose, perché intelligenti ed economiche.

Quando mai i ricchi vogliono che i poveri diventino ricchi? È questo il problema. Bill Gates non dirà mai cose come:

“Mandiamo chimici, ingegneri, fisici, informatici, biologi, medici, tecnici, letterati, poeti, agronomi, contadini, ecc… per renderli autosufficienti”

ma casomai dirà:

“Dobbiamo fare qualcosa, raccogliamo presto una miseria dalle nostre tasche, diamolo ai nostri fidati rappresentanti (vedi dittatorelli) e spingiamo l’uomo comune-mediocre a dare i suoi soldi facendo leva sul senso di colpa che cova stupidamente per giustificare il suo benessere; così rientriamo della nostra somma e intaschiamo anche un surplus”.

Beh, magari l’ultima frase non la esprimerà chiaramente, ma solo un fesso potrebbe pensare che l’iter non si completi come indicato.

Allora provocatoriamente ben vengano le cure per la calvizie, se questo anche solo indirettamente significa ridurre la dipendenza dei poveri dai ricchi.

E in ultimo un appello: non date soldi al primo che passa, meno che mai ad una O.N.G.; se veramente volete aiutare qualcuno, andate a cercarlo. Anche l’Italia è piena di disperati.

Nessun commento

Scajola punta il suo ditino

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 28 January 2010

Termini Imerese, stabilimento FIAT: assemblaggio interrotto. Ordine dall’alto.

Il governo, nella persona del ministro Scajola sembra alterarsi, addirittura minaccia di ridurre gli incentivi! Patetico!

Il governo vuole salvare lo stabilimento siciliano, la FIAT, il comparto automobilistico italiano e il suo indotto, proteggere l’economia? Basta non tanto minacciare di ridurre l’elemosina ai grandi azionisti tramite taglio degli incentivi, quanto entrare direttamente nella partecipazione aziendale come socio, anche di minoranza, ma con poteri decisionali.

Non si invochino le regole della U.E.; o valgono sempre e allora si cancellino gli incentivi, o non valgono e allora che muoia il cosiddetto libero mercato, perché come è attuato sa tanto di intellettualismo mafioso.

Non so se strategicamente sia necessario chiudere davvero lo stabilimento di Termini, ma dopo tutti i soldi che abbiamo regalato già a quella sanguisuga di Gianni Agnelli & Co. e che continuiamo a bruciare, direi che la chiusura equivarrebbe al fallimento industriale.

Non ci si sorprenda di ciò: da anni ormai la FIAT non realizza (ma forse progetta e basta) auto degne di questo nome, che poi vende ad un prezzo non inferiore a quello di auto -di altri marchi- che considero superiori.

Giocare agli industriali quando si ha la certezza che gli utili entreranno in tasca, mentre le perdite verranno spalmate sulle spalle del popolo bue, è una cosa così semplice da imbarazzare: basta avere sufficiente potere ricattatorio.

Il governo attuale con l’Alitalia fece carne di porco, rifiutando un accordo sostanzialmente paritario con AirFrance, per poi regalarla ai soliti bravi italiani con i soliti soldi pubblici.

Ma qui la musica cambia: non abbiamo a che fare con un comparto economico che tutto sommato in tempi di vacche magre si possa sacrificare; se comincia a saltare l’industria automobilistica, l’Italia arretra; e siccome Montezemolo e Marchionne sono tutto meno che industriali, non credo che si farebbero problemi a (pro)porre un bel ricatto sul tavolo di eventuali trattative (leggasi: calata di mutande) con Scajola.

Sarebbe ora di dare una bella sterzata!

Nessun commento

Quasi avrei domandato

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 25 January 2010

Alcuni scienziati affermano che l’idrogeno, proprio perché così abbondante, è il mattone fondamentale dell’universo. Io dico che nell’universo c’è più stupidità che idrogeno. Frank Zappa.

Non potevo non citare questa perla: anche se fondamentalmente ne sono contrario, a volte capita di sentirsi scoraggiati e di abbracciare queste cattiverie, purché risultino più solide di certe esperienze degne del migliore teatro non-sense.

Di punto in bianco mi appare una finestra di skype con un messaggio di spam, finestra che ho immortalato nella foto qui di seguito.

Sommo Cretino

Io non ho mai avuto il piacere di subire non-pubblicità indesiderata, e lì per lì sono rimasto a guardare senza capirci granché.

Quasi avrei domandato per avere una delucidazione; alla fine ho preferito dileguarmi nel silenzio virtuale (e virtuoso).

Merita un applauso, ma non più di uno!

Nessun commento

Software da usare sotto windows, la lista di Subbaqquo…

Scritto da Subbaqquo in Pubblicità, addì 24 January 2010

Ciao a tutti (l’educazione prima di tutto). Ultimamente mi sono ritrovato, come al solito, ad installare un sistema operativo di casa microsoft ed ho pensato di non aver mai stilato un elenco dei software che abitualmente installo sui vari windows (sotto Ubuntu non serve perché c’è già -quasi- tutto), cosa che mi sarebbe di indubbia utilità in questi casi.

Conoscendo la mia proverbiale sbadataggine e la conseguente tendenza a perdere il materiale cartaceo ho deciso di postare la lista qui, dove magari risulterà utile a qualcuno, stimolerà la curiosità di qualcun altro e, spero, spingerà qualche lettore a consigliarmi nei commenti sofware migliori di quelli che abitualmente uso.

Eccoli:

CCleaner;
Clamwin;
Filezilla;
Gimp;
Infrarecorder;
Firefox;
MediaMonkey;
Notepad++;
Openoffice;
PDF Creator;
Peazip;
Pidgin;
Skype;
Sumatra PDF;
TightVNC;
VLC;

Come vedete quasi tutti i software sono open source, e tutti sono gratuitamente utilizzabili. Salta subito all’occhio la mancanza di un player esclusivamente musicale. Indubbiamente sotto windows soffro la mancanza di software come Amarok o Rhythmbox, che mi permettono di indicizzare i miei tanti giga di musica e di ascoltarla senza andare a cercare gli album tra le cartelle, ma in attesa di degni sostituti mi “accontento” utilizzando anche per la musica l’ottimo VLC. Se qualcuno ha consigli a riguardo i commenti sono qui sotto per questo :) , aggiornerò la lista di conseguenza.

W i Subbaqqui…

AGGIORNAMENTO: problema del player audio risolto utilizzando MediaMonkey.

Nessun commento