A cosa ti ritrovi a pensare, a volte?
di Subbaqquo in Personali
“Il momento della propria morte è il coronamento della propria esistenza e un dono che si fa a chi resta, per aiutarli a vivere comprendendo il valore della morte.
L’unica esperienza che si può avere della morte è quella degli altri, dato che nessuno può raccontare la propria morte. Si muore per gli altri, per quelli che restano, testimoni della nostra esistenza nel suo momento più solenne ed importante.
[...] Il paradosso della morte è che così questa diventa positiva perché il morente fino all’ultimo non pensa a se stesso, ma agli altri, a quello che sarà il significato della sua morte per gli altri.
[...] L’uomo possiede molte più potenzialità di quante normalmente appaiono. Ogni tanto nella vita dell’individuo queste capacità fanno capolino nei momenti di emergenza, quando, di fronte a situazioni impreviste che costringono l’uomo a donarsi, si scoprono energie finora sconosciute, forze inaspettate e capacità d’amore inesplorate. Nel breve arco della sua esistenza terrena l’uomo non ha possibilità di sviluppare tutte le sue potenzialità. Con la morte tutte queste capacità ed energie saranno completamente liberate e sviluppate e permetterann0 la definitiva crescita della persona.
[...] La vita dell’uomo, infatti, non viene trasformata dopo la morte, ma ha già iniziato nel corso dell’esistenza dell’individuo la sua trasformazione.
In ogni uomo arriva un punto della sua vita nel quale l’armonica crescita della persona nella sua componente biologica e quella spirituale e morale subisce una metamorfosi.
Con gli anni, mentre la maturità della persona cresce e si consolida, il corpo inizia il suo lento inesorabile cedimento fino al disfacimento definitivo.
Se fino ad una data età l’individuo era cresciuto in maniera armonica e graduale ed allo sviluppo del corpo si accompagnava anche lo sviluppo dell’intelletto, della morale, della spiritualità, di quello che rende una persona tale, arriva un momento dell’esistenza in cui la parte biologica, raggiunto il suo apice, inizia un graduale declino, mentre la parte detta spirituale continua la sua crescita verso il massimo della sua potenza.
[...] All’inevitabile disfacimento della parte biologica corrisponde la pienezza della maturità, alla morte delle cellule la vita indistruttibile.
La morte non è più vista come una distruzione, ma come la trasformazione e la realizzazione della persona, proiettata verso quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo che Dio ha preparato per quanti lo amano (1 Cor 2,9).
[...] Con il messaggio di Gesù la morte cessa di mettere paura perché non indica più la fine della vita, ma un passaggio verso una dimensione più intensa della stessa. Quando la morte cessa di mettere paura, nella convinzione che il Cristo l’ha vinta per sempre, da momento temuto può perfino diventare desiderato [...].
Anche se [...] il morire è indubbiamente un bel momento, [...] nessuna scorciatoia sia consentita. Non deve essere infatti il pensiero della morte a illuminare la vita, ma la vita che illuminerà il momento della morte, non più considerata come una nemica dell’uomo, ma come la francescana sorella morte, la compagna di viaggio verso la pienezza della propria persona.”
Dal testo della conferenza tenuta da P. Alberto Maggi sulla morte a Padova il 29/11/2004.
W i Subbaqqui…


