Piromania giustificabile?
di Subbaqquo in Musica

Sono entrato in una libreria, oggi pomeriggio, e tra i tanti reparti c’era quello dei libri sulla musica.
Mi sono avvicinato, titubante come al solito, attratto da una bella foto di Jim Morrison (non la classica in bianco e nero – ed era bella la foto, non lui).
Tra l’accozzaglia di carta igienica colorata, riempita dai rigurgiti degli attuali idoli delle folle, il mio occhio si è posato sulla copertina coloratissima di un libretto intitolato I 100 migliori album della storia del rock, o qualcosa di simile.
Chiaramente certi libelli non sono adatti al mondo, ma a volte sono buona fonte di risate.
Degno erede di Indiana Jones, l’ho aperto. E l’ho sfogliato. E l’ho letto.
Positivamente impressionato dal fatto che (almeno!) la classifica fosse divisa per decenni, mi sono diretto istintivamente agli incomparabili ’60.
Al primo posto d’era un album dei Beatles.
Dei Beatles.
Beatles.
I fantastici quattro scopettini anglosassoni, quelli.
L’impressione positiva si è trasformata in ira, devo ammetterlo.
Nervosamente, sbagliando, ho continuato a scorrere l’elenco ed ho notato come Tim Buckley (Tim, non Jeff) fosse distanziato di una decina di posizioni, mentre Captain Beefheart (che non osavo credere potesse essere posto in una lista tale) era oltre i primi 20. Oltre.
Ebbene.
I Beatles, primo prodotto di quel marchingegno spremisoldi e creacoglioniascoltatori che, col tempo, è divenuta la macchina discografica. Il primo eclatante (ed in quanto riuscito colpevole) esempio che la pubblicità sarebbe divenuta la principale componente creativa del rock, emancipatrice di ogni artista volesse essere creato e mosso a mò di burattino.
Non ce l’ho col pop, che può dare i natali a materiale lodevole, che di certo i quattro scopettini non hanno inventato.
Bisogna dire che persino Captain Beefheart, col suo Trout Mesk Replica (era ovviamente questo l’album in classifica) non ha inventato nulla; così come, ad esempio, Coltrane con Ascension, la pietra miliare del free jazz. Il primo album è del ’69 e credo sia tutt’ora il migliore di tutta la storia del rock (per quanto questo possa valere) ed il secondo è del ’65 ed a mio parere è tutt’ora il migliore di tutta la storia del jazz. A mio parere, sia chiaro.
Ebbene nemmeno loro hanno inventato nulla, basta ascoltare la Grossa Fuga di Beethoven, roba del 1825, che quindi li anticipa di 140 anni, roba che persino gli estimatori di musica colta hanno cominciato ad apprezzare pienamente solo all’inizio del ’900.
Essendo il succitato e fecifero libello sul rock, non pretendevo certo ci fossero Beethoven o Coltrane, ma pretenderei che questi schifosi lustrascarpe imbrattatori di povera carta inerme fossero un minimo degni della loro privilegiata condizione di esseri umani.
I Beatles.
Lo ammetto: una piccola parte di me in quel momento avrebbe goduto nell’abitare il corpo di un piromane.
Fortunatamente una parte molto piccola, che solitamente nascondo molto bene.
Statemi bene e scusate lo sfogo.
W i Subbaqqui…
