Post post mortem
di Subbaqquo in Belpaese
Con ritardo, ma era una cosa che avevo annunciato, era una cosa che prima o poi avrei dovuto fare.
A malincuore devo dire qualcosa sulla situazione governativa italiana (chiamarla “situazione politica” mi pare una presa per i fondelli troppo umiliante, per voi e per me), perché son stato zitto finora, di tempo per pensarci su ne ho avuto, anche per leggere tante opinioni, più o meno intelligenti o utili.
Se proprio si deve cominciare con una battuta, così per sdrammatizzare (ma non fatevi illusioni) direi che la miglior descrizione che si possa fare del nostro governo, attualmente, è condensata nel nome di un parlamentare PDL: Italo Bocchino.
Ironia della sorte, io stesso non avrei saputo trovare parole migliori.
La maggiore occupazione dei politicanti belpaes continua ad essere il continuo sollazzo orale a vicenda, dai microfoni dei giornalisti o dalle colonne dei giornali (complici più che mai) ci si continua a parlare addosso, anestetizzando gli ascoltatori e i lettori i cui problemi rimangono only yours e che, già rimbambiti per conto loro, non possono far altro che rifugiarsi nei casi dell’estate o nei “coraggiosi” reportage culotette alla Lucignolo.
Fatta questa necessaria premessa, non mi resta che andare ad analizzare la formazione del nostro governo e dell’opposizione, commentando anche gli ormai datati risultati elettorali, in una sorta di commemorazione post post mortem.

Al governo. Abbiamo assistito, ma era prevedibile, alla vittoria in grande stile del PDL: far dimenticare il puzzo fecale perpetrato del carrozzone prodiano era impossibile. Probabilmente ci aspettano cinque anni fotocopia del precedente governo del cavaliere (tanta di quella stabilità regalata dall’opposizione inutile e dai ricordi dello schifo sinistroide…): una lunga palude di immobilità in cui il parlamento si occuperà degli affari privati dei suoi stessi componenti, col beneplacito di tutta l’opposizione (che potrà continuare a strillare gli ipocriti slogan anti-berlusconiani, almeno fino a quando non vedrà un qualche piccolo vantaggio/concessione da leggi palesemente ad personam, è quello che è successo con il decreto sui processi: salva il didietro al cav. e allora giù cori e predicozzi sulla democrazia, allora è stata cambiata una riga che dà ancora più potere ai magistrati -ora possono decidere loro quali processi bloccare e quali no, con tutte le conseguenze del caso[1]- e adesso son tutti d’accordo). Se il governo si adopererà per cambiare qualcosa lo farà in peggio, in quanto non c’è nessuno in grado di fare bene, possiamo distinguere i due casi di politici in gioco:
- si hanno le capacità mentali e culturali, ma non il potere – es. Tremonti;
- si ha il potere, ma si è completamente idioti e assoggettati a poteri esteri – es. Berlusconi, Frattini, Maroni e così via;
di Fini non ne parliamo.
Il crollo sinistro. Personalmente godo, ma cercherò di spiegarlo oggettivamente. Nessuna meraviglia: alla base di questi partitelli sinistroidi dovrebbero esserci idee ottocentesche che ormai, ad un essere pensante, suonano così antiquate ed inadatte a descrivere la realtà che solo un secolo di scuola e cultura monopolizzata possono giustificarne ancora l’esistenza. Ma questo non è stato, perché nella realtà i vari Bertinotti e Diliberto e Scanio (di già inculato, proprio come piace a lui) hanno mistificato e rinnegato proprio quell’identita storica, che sebbene morta e sepolta li avrebbe, magari, portati a raggiungere una percentuale di voti abbastanza buona per continuare a rompere le palle in parlamento. Nell’idiozia che li domina, questi signori son riusciti persino a rinnegare quelle pagine impolverate scritte da Marx (grandiosi colonnati teorici poggiati su un pensiero-base di polistirolo) che almeno un buon 4% di voti paleolitici-automatizzati-materialisti li avrebbero portati. Nemmeno questo, “l’arcobaleno”, quando poteva far qualcosa, aveva lottato per tutti tranne che per la classe operaia: gay, lesbiche, ambiente, aborto, no TAV. In parlamento ci aveva portato un trans, mica un operaio. E i diritti da difendere erano diventati dei gay, delle donne rimaste incinte “per sbaglio”, degli alberi altrimenti tagliati dalle ferrovie. Dei lavoratori, nei fatti, non c’è traccia. E chi avrebbe dovuto votarli, allora?
I sindacati difendono le loro tasche e campano a scioperi, dannosi per i lavoratori stessi, perché a prender i mezzi pubblici, ad esempio, son proprio gli operai (insieme a studenti e compagnia bella) e non di certo il nemico capitalista, che gira sul suv.
La lega. Così i voti delle fabbriche son finiti alla lega, che sì è annidata nelle menti dei lavoratori col suo profumo fecale (sì, sì, sempre di cacca si tratta nel belpaese), fornendo un pensiero illogico ma forte, una coscienza comune ed un nemico contro cui lottare. Come lo eran prima i capitalisti, ora lo sono gli extracomunitari. Bertinotti ha regalato i voti a Bossi, e il senatur li consegna dritti nelle mani del PDL. Ed io mi sto cagando sotto dalla paura. Risultato peggiore non sarebbe potuto esserci, da questo punto di vista. Se c’è qualcuno capace di far danni seri, quello è proprio il partito leghista, non il popolo che lo ha votato, ma i suoi rappresentanti che in perfetta malafede traducono la rabbia dei lavoratori (per la tassazione esagerata del precedente governo Prodi-Visco-Schioppa) in necessità di Federalismo. Peccato che Calderoli, probabilmente, non sappia nemmeno cosa sia. La lega il Federalismo non può farlo perché non ne è in grado, e l’ibrido che ne uscirà renderà le regioni ancora più simili a voragini succhiasoldi[2], avremo al massimo il regionalismo.
Essendo fatta da attoruncoli rozzi e ignoranti, buoni per i comizi, ma inutili al potere, la lega sarà risucchiata da chi è davvero competente in materia (politicanti veri, magistratura, mafie e parassiti vari).
La destra. Insieme all’arcobaleno è scomparsa anche l’estrema destra, o per lo meno quella che si proclamava tale, e per gli stessi motivi del nemico comunista, per giunta. La Santanché è una modella, ormai scaduta, buona per festini in riviera con costumi di Cavalli e tiri di coca, non per Balilla & co. Inoltre, e dobbiamo ringraziare Fini per questo, è finita anche la tragicomica storia di AN, che è confluita nel calderone del cavaliere. Godo anche per questo, è un’altra inutile presa in giro che finisce. AN era di destra come l’arcobaleno, lo abbiamo detto, era di sinistra.
I Casini. Il fatto che gli ex democristi siano l’unico partito a restare in piedi, fatta eccezione per le coalizioni, rende chiaro un unico dato: la mafia alla Cuffaro è ancora fortissima nel Belpaese. Per il resto il cattolico divorziato e convivente, George Clooney di casa nostra, sarà stato votato dai pochi rimasti (spero si estinguano presto) cattocomunisti, delusi dal PD di stampo odifreddiano, ma durerà poco: il brizzolo voleva rappresentare il centro-destra cattolico (di fatto inesistente) ed invece si ritrova con i voti del centro-sinistra in similplastica cristiana. Povero lui, se non si accontenta di un posticino su uno dei due barconi sarà presto politicamente finito, ma lo dovranno mettere sotto scorta: con certa gente non si scherza. In un partito che si regge sul clientelismo una cosa del genere non passerebbe impunita, visto che molti parassiti rimarrebbero senza carogna da cui succhiare.
Il Partito Democratico. Tutto sommato è andato bene, sempre tenendo conto il forte puzzo di cui sopra, che chiaramente non poteva che rendere impossibile l’impresa di una campagna elettorale vincente. Adesso non avrà nemmeno più la spina nel fianco della “sinistruncola vera”, i reduci post-materialismo potranno essere tutti anestetizzati e resi inoffensivi in un grande barcone demononsicapiscecosa di stampo britannico-statunitense. Chi sarà dentro avrà la poltrona e starà buono. Chi è fuori non avrà la poltrona e quindi non potrà parlare. Bel sistema.
Il belpaese dei valori. Anche Di Pietro ha tenuto botta, non si capisce se grazie alla coalizione col PD oppure no. “Alleati però ognuno per conto suo” non poteva che essere una sua idea, vista la mancanza di alcun senso logico. Detto questo, Di Pietro, povero, a me fa ridere, e non per demeriti suoi, ma perché è ovviamente un disadattato. Se non fosse per Berlusconi, il suo eterno imputato, che sta a destra, Di Pietro dovrebbe essere il capo spirituale di AN: l’unico con un certo carattere, sotto sotto semi-fascista e giustizialista a modo suo.
Insomma di là ce lo vedrei bene (e si vede che a sinistra bene non ci sta per niente) e se Berlusconi continua così, tra coca e feste in sardegna, con le sue manie megalomani e quella malattia di trombare nuove femmine per spargere il cavalleresco seme, durerà ancora poco. Dopotutto ha una certa età, staremo a vedere, ormai non mi meraviglierebbe più nulla.
Ci sono anche risultati buoni, ovviamente non per merito dei politicanti, ad esempio la tanto sbandierata semplificazione del quadro politico. Sono stati gli italiani votanti a farla, non la legge elettorale. Presi in giro e derisi, senza risposta pratica per una cosa che tutta la nazione chiede da tempo, abbiamo dovuto fare a modo nostro, rompendo una pratica proporzionale ed ottenendo, di fatto, un governo maggioritario. La legge elettorale non verrà, e non se ne parlerà più fino a nuove elezioni, avete notato che è già stata seppellita come tabù?
Il proporzionalismo sta alla base del clientelismo, è lo stagnetto i cui nuotano i pescetti arraffoni di posticini nelle ASL e compagnia. Non possono eliminarlo, vale come per Casini: con certa gente non si scherza.
Rimangono le pratiche cattive, gli italiani non eleggono troppe persone che invece condizionano la vita del belpaese più dei politici: banchieri, giornalisti, magistrati, giudici, scheletrici senatori a vita con cordone di portaborse e portacoca e così via.
Tornando al governo attuale. Non c’è niente da dire, così come niente dice la stampa e la tv, tutti noi rimarremmo troppo delusi e incazzati neri, saremmo pericolosi se solo sapessimo: che la politica estera è stata appaltata ad USA-Israele (Frattini è sempre in terra santa), che quella interna è ridotta all’uso di soldati per le strade, ma non nei centri altrimenti ci sarebbe troppo impatto emotivo (impatto di cosa, non sono lì per garantire la mia sicurezza? perché dovrebbe dispiacermi vedere soldati in giro per il centro?), che i magistrati stanno guadagnando potere invece di vederselo giustamente diminuito (come già detto più su), che invece di parlare dell’inefficienza del sistema regionale (vedi vicenda Del Turco) abbiamo la lega che vuole regionalizzare ancora più il sistema, ma il tutto passa in secondo piano rispetto al dito alzato del rimbecillito senatur… Mi fermo?
Ok.
W i Subbaqqui… e scusate la lunghezza.
Note:
[1]Per approfondire la questione, visto che i mass media non ne parlano, consiglio questo articolo.
[2]Anche qui, la lucidità di Blondet docet.

