Obamì Obamà
di Subbaqquo in Belmondo
Sottotitolo: Eh sì, il mondo vuole il cambiamento: quando il didietro ormai duole bisogna concedere qualcos’altro.
Credo esistano due realtà attraverso le quali poter discernere i due fatti principali della elezione americana: quello “che sta di nuovo succedendo in USA” (e non “il nuovo che sta succedendo in USA”) e l’incredibile processo per il quale il resto del mondo è commosso ed esultante, si sente parte della materia fecale che lo sommerge e crede in una riemersione sotto la guida del Paese che quella stessa materia l’ha creata maggiormente.
Scritto ciò, prima di palesare le due suddette realtà, non posso non felicitarmi per il fatto che, essendomi opposto con tutte le forze alla presenza di una tv nei luoghi comuni della mia casetta da universitario, a parte qualche minuto dovuto all’indole autolesionista presente, credo, in ognuno di noi, non ho subito il marasma di idiozie catodiche che ha evidentemente sommerso le case degli italiani, abbonati e non, negli ultimi giorni.
1. La realtà politica [1]
Partiamo dal significato politico del cambiamento Obamì Obamà. Cosa cambia?
A parte vedere che il presidente degli Stati Uniti non è ubriaco quando tiene i discorsi, che la melanina abbonda nella sua pelle più che in quella di qualsiasi altro predecessore e che, a dispetto dell’ultima volta, stavolta è accaduto il meno peggio[2], direi che di nuovo rimane ben poco. Fin da subito la mia impressione è stata che la mutazione tanto declamata negli slogan elettorali non fosse altro che fuffologia applicata a cazzapuffi vari ed eventuali.
Mi spiego meglio con un esempio: avete notato l’abnorme quantità di parole che, in questo post, sto usando per esprimere concetti in fin dei conti semplici? Quanto auto-sollazzo fine a se stesso? Quanto inutile sfoggio di compiacenza letteraria?
Un esempio vale molto più di mille chiacchiericci, ed ora posso abbandonare questo stile fazioso e prolisso, sperando che questo primo punto, sul poco che è cambiato, sia chiaro: Obama, rispetto a Bush, semplicemente ci sa fare, ha fascino sull’elettore, tutto qui.
Passiamo ora alle tante cose che non sono cambiate affatto e che mi fanno sperar poco in questo “nuovo sole che sorge” statunitense. Chiunque si informa anche altrimenti e non solo dalla tv sa bene che negli USA a vincere è il candidato che ha avuto più finanziamenti dalle lobby. Finanziamenti che servono per portare avanti la campagna elettorale, che serve per “creare” popolarità, che serve per convincere l’elettorato. Il problema è che nessuno dà niente per niente, in questo brutto mondo, e quindi il candidato è sempre stato, finora, un piccolo burattino esecutivo nelle mani dei finanziatori.
Vediamo, allora, quali sono stati i maggiori finanziatori di Obama, così da desumere quali saranno le sue “direttive” di governo principali.
Come prima cosa salta all’occhio l’enorme quantità di danaro spesa per la campagna pubblicitaria: si parla di 336.220.832 dollari per il vincitore, mentre per McCain sono stati “donati” “solo” 165.736.709 dollari. Insomma la metà, ecco spiegata la voglia di cambiamento ed il rapido sorpasso del democratico nei sondaggi[3].
Sappiamo che il più grande problema che il neopresidente si troverà ad affrontare è quello della crisi economica (do per scontato che sappiate bene o male i reali motivi della crisi) come farà Obama a risolverla se tra i suoi maggiori finanziatori ci sono proprio i pesi massimi del sistema finanziario made in USA, cioè coloro che della crisi sono i maggiori responsabili?
Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Unione Banche Svizzere e Morgan Stanley hanno finanziato entrambi i candidati, ma chi hanno appoggiato maggiormente?
The winner ovviamente[4].
Andiamo avanti, oltre ai colossi informatici (Microsoft, Google e IBM) tra i maggiori finanziatori di Obama ci sono anche grandi università (Univeristy of California, Harvard, Stanford, Columbia, Chicago), ma soprattutto spiccano i maggiori mass media statunitensi (Time Warner, National Amusements, New York Times), non vi nasce un qualche dubbio nella mente? un qualche vermetto consigliere che suggerisce qualcosa di poco piacevole? Stiamo parlando degli apparati di informazione, divulgazione ed educazione più influenti del mondo.
E poi la politica estera: il fatto che non ci siano petrolieri tra i finanziatori di Obama vi rassicura? Ciò vuol dire che non sarà come Bush? Sebbene (volendoci fidare delle semplici parole) sia stato bello sentire, finalmente, sottolineare da Obama l’importanza dei negoziati, la profonda scorrettezza morale e strategica della guerra in Iraq, la mera follia della politica estera dei neocon, con l’avanzare della campagna elettorale è risultato fin troppo plateale come anche Obama sia un convinto interventista[5].
Tra l’altro pare che stia per arrivare un’altra di quelle belle minacce terroristiche da nuovo 11 settembre. Di quelle che, ben tempestivamente, distraggono dai problemi veri e consentono al The President l’uso di maniere forti ed illegali, tanto che il diritto internazionale è di colpo cancellato e l’opinione pubblica può essere facilmente manipolata. È lo stesso Biden, vicepresidente di Obama, a dirlo. Ma anche tanti altri[6]. Ricorda qualcosa?
Peccato che le minacce provengono da fonti incredibilmente ridicole per essere messe così in risalto, che i giornalisti abbiano dimenticato il loro mestiere o che le vere provenienze della fuga di notizie non possano essere menzionate?
Stiamo parlando di giornalisti seri, non di quelli italiani, nel qual caso non avrei dubbi, e comunque anche il Corriere ha detto la sua, con comici risultati: leggere per credere.
2. La realtà fecale
La seconda delle due realtà è quella di chi è semplicemente sommerso fino al collo, come già detto nell’incipit del post, e cioè quella che rapresenterebbe il cambiamento degli interessi dei cittadini degli USA e degli Stati USA-sudditi. Cosa cambia per noi?
Ebbene, la risposta è semplice ed ormai l’avrete intuita: nulla di nulla.
Perciò non mi spiego perché la gente festeggi, di cosa “gli esperti” si congratulino, perché diamine dovrei sentirmi più “democratico”. Soprattutto alla luce di ciò che ho appena scritto e che voi spero abbiate appena letto.
Tra l’altro il mondo deve rendersi conto di una cosa ben chiara: anche se Obama avesse delle buone intenzioni e volesse darsi da fare per migliorare l’attuale situazione planetaria, ormai gli Stati Uniti contano un decimo di qualche anno fa (e questo decimo persiste solo grazie alla propaganda), hanno il più grande debito pubblico del mondo, truppe militari sparse per il mondo e sovradimensionate, supercostose ed incredibilmente logorate, sono i più grandi importatori del mondo e non sono più autosufficienti, proprio grazie alla globalizzazione, che li ha svuotati di qualsiasi industria. Cosa può fare uno stato del genere? Se si chiamasse Italia sarebbe già conosciuto da tutti come lo zimbello degli ex “Paesi Importanti”.
Eppure noi, Paesi Sudditi, abbiamo bisogno di qualcuno che ci continui ad arrossare il deretano, qualcuno che ci dia la sicurezza di essere in mani potenti (attenzione: potenti, non buone!), per questo festeggiano tutti e tutti sorridono e sono contenti. Illusi di poter tornare ad ubbidire. Soprattutto in questa situazione di crisi globale mai vista prima, per cui nessun governo è pronto e nessuno sa cosa fare, visto che le regole auree del liberismo e della globalizzazione che hanno regnato incontrastate finora si sono mostrate in tutta la loro demenza. Abbiamo davanti agli occhi il risultato di scelte sbagliate e vogliamo cercare di risolvere il tutto con le stesse leggi che fin qui ci hanno portato. Ma Obama risolverà sicuramente tutto, a lui basteranno due paroline magiche: Obamì obamà… e puff!
W i Subbaqqui…
[1] Politica nel senso brutto del termine, ovviamente, non credo qualcuno usi più questa parola col suo significato proprio, ormai: “l’arte di governare gli Stati e la cosa pubblica” (dal greco polis + tèchnè).
[2] Sia ben chiaro che se proprio si deve scegliere tra materia fecale fredda o tiepida, ben venga scegliere quella tiepida. Ma sempre di tal materia si tratta, McCain probabilmente sarebbe stato il peggio, ma la paura che Obama si riveli come il coyote della storiella rimane. “Il mio nome è Nessuno” docet.
[3] Ricordate quando, solo un paio di mesi fa, McCain era in vantaggio (1, 2, 3)? Obama ha stravinto, niente testa a testa.
[4] Dando un’occhiata alle pagine linkate all’interno del post ci si accorge che Obama ha ricevuto 874 mila dollari dalla Goldman Sachs (che a McCain ha dato solo 228 mila dollari), 581 mila dalla JPMorgan Chase (a McCain solo 215 mila), altri 581 mila dallaCitigroup (a McCain solo 296 mila), 454 mila dall’Unione Banche Svizzere (a McCain solo 147 mila) e 425 mila dalla Morgan Stanley(a McCain solo 262 mila).
Altre grandi banche hanno finanziato la campagna dell’anziano candidato repubblicano (e non quella di Obama), ma con cifre assai più esigue: 359 mila dollari la Merrill Lynch, 178 mila il Credit Suisse, 159 mila la Wachovia, 143 mila la Bank of America, 115 mila dalla Lehman Brothers e 113 mila dalla Bear Stearns.
[5] Non mi dilungo troppo sulle singole dichiarazioni o il post diventa infinito, però lascio i link su cui mi sono documentato prima di scrivere ciò che avete appena letto: Antiwar, TimesOnline, ancora Antiwar, The Nation (I e II parte), persino Wikipedia, uff, non ce la faccio a ritrovarli tutti…
[6] 1, 2, 3 e 4 in cui sono anche riportate le parole del vicepresidente Biden, il quale annuncia che Obama dovrà prendere decisioni impopolari in seguito ad una “crisi generata”, così impopolari che avrà bisogno di tutto l’appoggio e “l’influenza sulla comunità” possibili, perché potrebbe addirittura sembrare che tali decisioni “non siano giuste”. Sic. Siamo avvertiti.
