Sugli sciacalli
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 13 aprile 2009
Sono felice di poter scrivere di nuovo sul blog; dopo una disgrazia come quella vissuta, e che tutto sommato mi ha appena appena lambito, il semplice picchiettare sulla tastiera diventa un momento di gioia. Una gioia che però deve fare i conti con una categoria di persone che mi disgusta pesantemente, e che voglio evidenziare, dal momento che come testimone diretto posso contribuire a chiarire importanti dettagli.
- Gli sciacalli classici: non devo spiegare cosa fanno e quando si attivano; sono certamente ributtanti, ma almeno rischiano la vita. Tutto sommato riesco a sopportarli.
- Gli sciacalli organizzati: già due giorni dopo il terremoto, in varie città d’Abruzzo giravano sms firmati “Protezione Civile” con l’invito ad evacuare le case per un prossimo previsto terremoto in zona. A questi si devono aggiungere individui che casa per casa, spacciandosi per addetti della Protezione Civile, chiedevano soldi in favore dei terremotati. Sono quelle tipiche persone che fanno nascere il desiderio che il diritto vigente venga sospeso in favore della legge del taglione.
- Gli sciacalli politici: non aspettatevi i grandi nomi; io voglio deliziarvi con l’ex sindaco de L’Aquila, tale Biagio Tempesta. Sotto il suo mandato furono inaugurati i lavori per una monorotaia, destinata a collegare la periferia aquilana di Pettino con il centro città, passando per l’importantissima via Roma[1]. I lavori si protrassero per anni perché, nonostante i preventivi, i soldi non bastavano mai; riprendevano poi in occasione di elezioni imminenti, per infine morire non appena il nostro eroe venne trombato a quelle nazionali -le penultime scorse-, per le quali aveva annunciato le dimissioni, ritirate però in tempo utile quando probabilmente si accorse di non avere alcuna possibilità di vittoria di un seggio alla Camera. I risultati di quel progetto furono che la monorotaia non partì mai (dal momento che secondo calcoli aggiornatissimi era di colpo diventata economicamente insostenibile) e che via Roma fu chiusa al traffico automobilistico per un tratto abbondante (con l’allora notevole danno per i negozianti del posto). Visto che nessuno ne ha finora mai parlato, mi sento in dovere di far sapere in mano a quali geni finisce la gestione della viabilità di molte nostre città.
- Gli sciacalli dell’audience: avendo vissuto per anni a L’Aquila ne conosco le strade e l’urbanistica (parlo comunque da ignorante); avendo chiara in mente la difficoltà a raggiungerne il centro con l’automobile capisco che chiuderne anche una sola senza provvedere ad un sistema alternativo di viabilità è da delinquenti; avendo visto tante altre cose che molti italiani non sanno (vi assicuro ad esempio che L’Aquila vista distrutta in televisione non rende bene l’idea), posso testimoniare senza paura di smentita che le forze di soccorso hanno operato un mezzo miracolo, dovendo sopperire da fuori anche alle mancanze dei soccorsi locali (quelli sì impreparati, con l’aggiunta che ospedale e altri edifici strategici erano ko -tanto per gradire). A fronte di questo che riporto e di tanto altro che conosco ulteriormente, mi chiedo una cosa sola.
[1]: Affinché sia minimamente chiara l’importanza di via Roma, provo a darvi un’idea prospettica tramite poche parole scritte.
Dovete pensare che uscendo dall’autostrada al casello L’Aquila ovest (per intenderci il primo venendo da Roma) e volendo raggiungere il centro città, si presentano (o presentavano) 3 vie che più o meno nascevano nel dividersi dallo stesso punto:
- via XX Settembre, la più breve per raggiungere la zona della Basilica di Collemaggio; come sapete chiusa al traffico per vari crolli. Si tratta della strada su cui si affaccia quanto resta della casa dello studente;
- via Roma, che porta direttamente in centro, fino ai Quattro Cantoni, che divide i due corsi, Vittorio Emanuele a sinistra e Federico II a destra (che porta al Duomo), e da cui proseguendo dritti si arriva alla chiesa di San Bernardino da Siena;
- viale della Croce Rossa, l’unica via rimasta percorribile ai soccorsi e alle auto in fuga, e che permette di raggiungere Fontana Luminosa e il Castello spagnolo.




