Ad maiora 5
di Riccardo Giuliani in Collaborazioni
Coincidentia Oppositorum.
Gli estremi si toccano, e ciò che appare o meglio viene fatto apparire poche volte corrisponde alla realtà delle cose. La manifestazione per la libertà di stampa tenutasi a Roma il 3 Ottobre scorso è stata presentata proprio come tale, ma a volte capita la fortuna di capire come potrebbero stare invece i fatti da una voce che è interna al mondo del giornalismo.
In una passata puntata del programma di La7 Niente Di Personale, precisamente in una parte piuttosto centrale, si parlava di sta benedetta libertà di stampa minacciata dal potere in generale e da Berlusconi in particolare (particolare davvero particolare perché in genere si tende a farlo confondere con il generale). Tra le ospiti, presente Barbara Palombelli.
La signora afferma qualcosa di veramente gustoso: accusa il sindacato unico dei giornalisti di aver permesso una stipulazione di contratti in modo tale da far fuori proprio le firme più autorevoli di alcune testate, ovvero quelle che contribuiscono a vendere -perché ovviamente per le notizie spicce ci si può avvalere anche di televideo radio e internet. Il ragionamento, data la premessa pesante, porta ad un’ovvia conclusione: la manifestazione, che può avere ragione d’essere di per sé, nasce però dall’esigenza di compattare la categoria che cominciava ad esprimere malcontento per la gestione del sindacato, il quale ha sempre chiuso gli occhi di fronte ai soldi piovuti dagli editori (DeBenedetti, gruppo RCS, Berlusconi, ecc…) accontentando i datori di soldi, senza però usare questi ultimi per -ad esempio- aiutare i giovani giornalisti a crearsi uno spazio magari su internet, proprio come fece la Palombelli nel 2000 per conto proprio, ed altri come lei.
La tresca sembra aver funzionato, ma come scrivevo in un post precedente, i giornalisti sono una di quelle categorie lavorative che scioperando non arrecano un significativo danno alla nazione. Da notare a margine come alla manifestazione abbia partecipato anche legittimamente la CGIL, la quale è solita regalare il viaggio e il pranzo ai partecipanti pur di gonfiare i numeri; e andrebbe perfino bene, se non fosse che i sindacati pur percependo soldi pubblici non sono tenuti a rivelarne l’entità a chicchessia. Sapendo infine che i sindacati possono tranquillamente non applicare l’articolo 18 della costituzione (ricordate quello sul licenziamento senza giusta causa al centro di velenose polemiche contro Berlusconi qualche anno fa?! proprio quello), quasi quasi comincio a pensare che effettivamente ci sia minaccia alla libertà di stampa, ma che quella di un tipo possa essere additata e gridata, mentre quella di un altro debba passare sotto silenzio connivente.
Al solito succede che se veramente viene detto qualcosa di corretto contro Berlusconi, questi atteggiamenti non fanno altro che intorbidire le acque impedendo di capire dove finiscono le responsabilità di un soggetto e dove iniziano quelle di un altro.
Ad maiora
