Ad maiora 6
di Riccardo Giuliani in Collaborazioni
La questione morale!
Quanto è efficace un’espressione come questa per sintetizzare e insieme confondere le acque.
Ci si ricorda che qualche mese fa il PD (partito dormitorio) era alle prese con una serie eccellente di indagati/giudicati che ingrossavano le fila del partito, mentre gli avversari venivano accusati di candidare pregiudicati. Fu un momento tremendo per la cosiddetta opposizione (l’unica capace di fare opposizione solo a sé stessa), che alla fine resse il colpo (amici mediatici conniventi???).
Oltre a dover far notare come la solita storia delle accuse reciproche si ripeta al fine di alzare i toni e mischiare le carte, voglio vedere e far vedere come questa morale sia presente e in che misura nell’altra faccia della politica, ovvero il giornalismo di stato.
Il caso da trattare è semplice: la querelle su Dino Boffo, ormai ex direttore di Avvenire giornale e organo informativo della C.E.I., il quale giornale prende contributi pubblici dallo stato italiano, come d’altronde credo tutti i giornali che finiscono in edicola.
Vittorio Feltri fa conoscere le modalità con cui Boffo attenzionava un signore che all’epoca era fidanzato con una donna, la quale sarebbe stata pressata pesantemente dal Boffo per farle interrompere la relazione; a sua volta Boffo se ne è uscito dicendo che quelle telefonate di minacce non erano opera sua ma di un ragazzo drogato che ora -purtroppo- non è in grado di confermare o smentire perché da tempo è leggermente morto.
La vicenda nota non merita ulteriore riassunto, ma è delizioso notare come con i soldi pubblici:
- Boffo si sia permesso di fare la morale a chicchessia sui costumi e pratiche sessuali, dove il chicchessia è più che altro il presidente del consiglio, e molto meno qualche alto gerarca ecclesiastico; evidentemente solo Berlusconi è un porco (ricordate la tattica dell’intorbidimento), mentre lui è solo vittima di uno scherzo di un ex tossicodipendete, che è ex per il motivo sopra riportato;
- Feltri abbia usato il suo potere coscientemente per operare una guerra che veramente non si sa ancora dove ci abbia portato: senza dimenticare che Il Giornale ospita l’agente Betulla, che senz’altro di morale è un noto campione;
- I vari giornali sinistrorsi e centrorsi abbiano non difeso Boffo quanto piuttosto attaccato Feltri, con il chiaro intento di colpire colui che si ritiene sia stato il mandante di questa azione di killeraggio (l’italiano no, eh!?), ovvero Berlusconi (il che avrebbe senso), dimostrando un amore sorprendente per la C.E.I. in nome del nemico comune: non mi si dica di no perché se Feltri è il megafono di Berlusconi allora Boffo lo è (era) degli Episcopi.
Tuttavia sottolineo che a tutt’oggi voglio credere che Boffo sia stato vittima di una congiura, per quanto questo non tolga nulla ad eventuali sue colpe, che non ritengo campate in aria; mi consola il fatto che, a differenza di un comune mortale, Boffo avrà ricevuto sicuramente un ottimo paracadute lavorativo da chi lo ho sampre protetto. Mi piacerebbe tanto conoscere oggi i veri pensieri della donna che all’epoca venne molestata dal signor X!
La conclusione è dolorosa, perché in un mondo che fa il processo sessuale ad un capo di governo (che se ha sbagliato deve pagare) per le sue avventure sessuali, mentre chiede perdono per un regista polacco accusato di abuso sessuale su tredicenne coattata tramite alcool e stupefacenti fino alla sodomia… voi capite bene che i valori sono stati completamente rovesciati, e in un momento storico di confusione quale è quello che viviamo, è gioco-forza che associazioni gay (ovvero la politicizzazione dell’omosessualità) appaiano più forti che mai e capaci di far applicare leggi tali da rendere gli omosessuali più uguali degli eterosessuali.
Fortunatamente la legge sull’omofobia è stata affossata in parlamento, ma siccome ormai l’europa si ritrova sul groppone il trattato di lisbona (minuscolo voluto), non mancherà occasione per riprendere la discussione. D’altronde ora che la crisi è finita (grattatina!!), possiamo dedicarci spensieratamente alla rovina della famiglia tradizionalmente intesa.
Ma di questo ne riparleremo.
Ad maiora
