Aguzzate la vista
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 20 ottobre 2009
Trovate, se c’è, l’errore in almeno una delle seguenti frasi.
- Giulio Tremonti: “Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia.”
- Giulio Tremonti: “La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no.”
- Giulio Tremonti: “C’è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l’obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale.”
- Emma Marcegaglia: “Riteniamo che la cultura del posto fisso è un ritorno al passato non possibile, che peraltro in questo Paese ha creato problemi.” (notare il plurale maiestatis)
- Renato Brunetta: “Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati, solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo, non si può tornare indietro“
Scherzi a parte, e tenendo conto che queste sono frasi salienti di un discorso più articolato, vorrei tanto capire il perché la flessibilità sia diventata non tanto eventualmente un’opportunità quanto un dogma; tutti quelli che dicono che non si può tornare indietro non hanno capito che il mondo e gli eventi se ne fregano delle teorie politiche ed economiche che non si adattano alla realtà.
L’ultima volta che non lo si è capito è uscito fuori il comunismo (duale del capitalismo finanziaro), e pure col botto!
La vera flessibilità sta nel capire che forse un giorno potremmo tornare a quello stile di vita; non pari pari perché i costumi cambiano, ma le esigenze di base degli esseri umani difficilmente cambiano; al massimo si possono sospendere per un periodo più o meno lungo.
P.S.: evitiamo di mettere in mezzo i sindacati, perché oggi come oggi per loro i precari sono galline dalle uova d’oro, e siccome pecunia non olet non hanno alcun interesse -a mio avviso- a contribuire per risolvere la situazione.
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No bel(lo)
Scritto da Subbaqquo in Personali, addì 15 ottobre 2009
In questi giorni rimpiango di non aver a disposizione qualche decina di migliaia di soldati da mandare in giro per il mondo per azioni militari.
Avendoli, potrei aspirare anch’io al Nobel per la pace.
W i Subbaqqui…
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Ad maiora 6
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 14 ottobre 2009
La questione morale!
Quanto è efficace un’espressione come questa per sintetizzare e insieme confondere le acque.
Ci si ricorda che qualche mese fa il PD (partito dormitorio) era alle prese con una serie eccellente di indagati/giudicati che ingrossavano le fila del partito, mentre gli avversari venivano accusati di candidare pregiudicati. Fu un momento tremendo per la cosiddetta opposizione (l’unica capace di fare opposizione solo a sé stessa), che alla fine resse il colpo (amici mediatici conniventi???).
Oltre a dover far notare come la solita storia delle accuse reciproche si ripeta al fine di alzare i toni e mischiare le carte, voglio vedere e far vedere come questa morale sia presente e in che misura nell’altra faccia della politica, ovvero il giornalismo di stato.
Il caso da trattare è semplice: la querelle su Dino Boffo, ormai ex direttore di Avvenire giornale e organo informativo della C.E.I., il quale giornale prende contributi pubblici dallo stato italiano, come d’altronde credo tutti i giornali che finiscono in edicola.
Vittorio Feltri fa conoscere le modalità con cui Boffo attenzionava un signore che all’epoca era fidanzato con una donna, la quale sarebbe stata pressata pesantemente dal Boffo per farle interrompere la relazione; a sua volta Boffo se ne è uscito dicendo che quelle telefonate di minacce non erano opera sua ma di un ragazzo drogato che ora -purtroppo- non è in grado di confermare o smentire perché da tempo è leggermente morto.
La vicenda nota non merita ulteriore riassunto, ma è delizioso notare come con i soldi pubblici:
- Boffo si sia permesso di fare la morale a chicchessia sui costumi e pratiche sessuali, dove il chicchessia è più che altro il presidente del consiglio, e molto meno qualche alto gerarca ecclesiastico; evidentemente solo Berlusconi è un porco (ricordate la tattica dell’intorbidimento), mentre lui è solo vittima di uno scherzo di un ex tossicodipendete, che è ex per il motivo sopra riportato;
- Feltri abbia usato il suo potere coscientemente per operare una guerra che veramente non si sa ancora dove ci abbia portato: senza dimenticare che Il Giornale ospita l’agente Betulla, che senz’altro di morale è un noto campione;
- I vari giornali sinistrorsi e centrorsi abbiano non difeso Boffo quanto piuttosto attaccato Feltri, con il chiaro intento di colpire colui che si ritiene sia stato il mandante di questa azione di killeraggio (l’italiano no, eh!?), ovvero Berlusconi (il che avrebbe senso), dimostrando un amore sorprendente per la C.E.I. in nome del nemico comune: non mi si dica di no perché se Feltri è il megafono di Berlusconi allora Boffo lo è (era) degli Episcopi.
Tuttavia sottolineo che a tutt’oggi voglio credere che Boffo sia stato vittima di una congiura, per quanto questo non tolga nulla ad eventuali sue colpe, che non ritengo campate in aria; mi consola il fatto che, a differenza di un comune mortale, Boffo avrà ricevuto sicuramente un ottimo paracadute lavorativo da chi lo ho sampre protetto. Mi piacerebbe tanto conoscere oggi i veri pensieri della donna che all’epoca venne molestata dal signor X!
La conclusione è dolorosa, perché in un mondo che fa il processo sessuale ad un capo di governo (che se ha sbagliato deve pagare) per le sue avventure sessuali, mentre chiede perdono per un regista polacco accusato di abuso sessuale su tredicenne coattata tramite alcool e stupefacenti fino alla sodomia… voi capite bene che i valori sono stati completamente rovesciati, e in un momento storico di confusione quale è quello che viviamo, è gioco-forza che associazioni gay (ovvero la politicizzazione dell’omosessualità) appaiano più forti che mai e capaci di far applicare leggi tali da rendere gli omosessuali più uguali degli eterosessuali.
Fortunatamente la legge sull’omofobia è stata affossata in parlamento, ma siccome ormai l’europa si ritrova sul groppone il trattato di lisbona (minuscolo voluto), non mancherà occasione per riprendere la discussione. D’altronde ora che la crisi è finita (grattatina!!), possiamo dedicarci spensieratamente alla rovina della famiglia tradizionalmente intesa.
Ma di questo ne riparleremo.
Ad maiora
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Ad maiora 5
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 13 ottobre 2009
Coincidentia Oppositorum.
Gli estremi si toccano, e ciò che appare o meglio viene fatto apparire poche volte corrisponde alla realtà delle cose. La manifestazione per la libertà di stampa tenutasi a Roma il 3 Ottobre scorso è stata presentata proprio come tale, ma a volte capita la fortuna di capire come potrebbero stare invece i fatti da una voce che è interna al mondo del giornalismo.
In una passata puntata del programma di La7 Niente Di Personale, precisamente in una parte piuttosto centrale, si parlava di sta benedetta libertà di stampa minacciata dal potere in generale e da Berlusconi in particolare (particolare davvero particolare perché in genere si tende a farlo confondere con il generale). Tra le ospiti, presente Barbara Palombelli.
La signora afferma qualcosa di veramente gustoso: accusa il sindacato unico dei giornalisti di aver permesso una stipulazione di contratti in modo tale da far fuori proprio le firme più autorevoli di alcune testate, ovvero quelle che contribuiscono a vendere -perché ovviamente per le notizie spicce ci si può avvalere anche di televideo radio e internet. Il ragionamento, data la premessa pesante, porta ad un’ovvia conclusione: la manifestazione, che può avere ragione d’essere di per sé, nasce però dall’esigenza di compattare la categoria che cominciava ad esprimere malcontento per la gestione del sindacato, il quale ha sempre chiuso gli occhi di fronte ai soldi piovuti dagli editori (DeBenedetti, gruppo RCS, Berlusconi, ecc…) accontentando i datori di soldi, senza però usare questi ultimi per -ad esempio- aiutare i giovani giornalisti a crearsi uno spazio magari su internet, proprio come fece la Palombelli nel 2000 per conto proprio, ed altri come lei.
La tresca sembra aver funzionato, ma come scrivevo in un post precedente, i giornalisti sono una di quelle categorie lavorative che scioperando non arrecano un significativo danno alla nazione. Da notare a margine come alla manifestazione abbia partecipato anche legittimamente la CGIL, la quale è solita regalare il viaggio e il pranzo ai partecipanti pur di gonfiare i numeri; e andrebbe perfino bene, se non fosse che i sindacati pur percependo soldi pubblici non sono tenuti a rivelarne l’entità a chicchessia. Sapendo infine che i sindacati possono tranquillamente non applicare l’articolo 18 della costituzione (ricordate quello sul licenziamento senza giusta causa al centro di velenose polemiche contro Berlusconi qualche anno fa?! proprio quello), quasi quasi comincio a pensare che effettivamente ci sia minaccia alla libertà di stampa, ma che quella di un tipo possa essere additata e gridata, mentre quella di un altro debba passare sotto silenzio connivente.
Al solito succede che se veramente viene detto qualcosa di corretto contro Berlusconi, questi atteggiamenti non fanno altro che intorbidire le acque impedendo di capire dove finiscono le responsabilità di un soggetto e dove iniziano quelle di un altro.
Ad maiora
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Ad maiora 4
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 8 ottobre 2009
Quanto valgono gli ideali politici per le stellette della tv? Si può dire che sono inversamente proporzionali al cachet percepito.
La cara Serena Dandini ebbe modo di condurre una trasmissione per Mediaset (ma va!?) dal titolo Comici, stagione ’98-’99 con Paolo Hendel, perché lei già 10 anni fa disse: “Non ho nessuna pregiudiziale, non credo piu’ ai muri di Berlino. Dipende da programmi e autonomia che possono garantirmi”. Questo per dire che allora non avrebbe avuto alcun problema a lavorare per Mediaset.
In almeno una puntata partecipò anche Corrado Guzzanti (aridaje!), presente inoltre ad una o più puntate di Mai dire Gol, ma non ricordo l’anno; inutile dire che la rete che li ospitò fu sempre Italia1. Autori del programma Comici furono gli intellettualoni Gino & Michele, autori tra l’altro di Zelig, fossa televisiva che permette di capire dove va a finire il sinistroide medio(cre) compagno -non- lavoratore.
Sarò cattivo ma a me sembra che il pugno chiuso serva solo a nascondere le monete d’oro della fedeltà al sistema, qualunque esso sia.
Ad maiora




