Le notizie a pagamento
di Riccardo Giuliani in Collaborazioni
“News (vado di) Corporation” è una società del filantropo Repert M?rdoch che sforna le ultime dal mondo; se c’è qualcosa di sbagliato nella presentazione non vi meravigliate: fino ad oggi non ero neanche a conoscenza della sua esistenza.
Causa internet, le testate giornalistiche di vario tipo da qualche anno mostrano una fiacca da far temere per la loro sopravvivenza, fatte salve le prebende statali -specie italiane- che francamente trovo più simili ad un latrocinio che ad altro.
Tuttavia il termine internet è troppo generico: diciamo che il termine Gugle, insieme con l’espressione Aggregatore Di Notizie, meglio si presta a capire le motivazioni di un tizio -molto ricco ma assai limitato socialmente- che fino a dieci anni fa considerava il fenomeno di internet come un fuoco di paglia e che ora ha scatenato una notevole guerra contro il famoso motore di ricerca figlio di quel fuocherellino di poca importanza.
Gugle è stata accusata da M@rdoch di rubare le notizie per proprio lucro, e ora costui vuole reimpostare un po’ di sano monopolio, almeno per la sua adorata “News (rivado di) Corporation”. Siccome Gugle i primi tempi nicchiava, o addirittura invitava l’australiota ad adottare misure per non farsi “rubare” le notizie, quest’ultimo corteggiava Maicrosoft per garantirgli l’esclusiva delle notizie.
Sembra che a seguito dello scandaloso flirt, Gugle se ne sia uscita fresca fresca con la seguente proposta: per ogni testata un massimo di 5 news gratuite giornalmente, con in più il fatto che se una di esse venisse cliccata più di una volta, seguirebbe il rimando forzato alla pagina di abbonamento della testata interessata.
Personalmente l’accettazione di un accordo simile non mi tange, me ne frego assai delle veline australiane!
Coloro che sono abituati ad informarsi tramite il pericolosissimo Aggregatore Di Notizie -e a farlo gratuitamente- sborseranno i soldi per leggere notizie che potrebbero sapere da altre fonti? Dubito fortemente.
Siamo difronte all’ennesima cantonata di M*rdoch, dopo quella infelice riguardo internet? Credo di sì, con un ma, che di nome fa Dichiarazione di Amburgo. Nel video linkato sono sottolineati alcuni passaggi della dichiarazione davvero inquietanti, ma solo dopo aver introdotto il quadro economico che ha portato molti editori a fare pressione sulle istituzioni europee: roba da far impallidire il tentativo della legge Levi-Prodi di censura -orwellianamente battezzata regolamentazione- dei siti informativi, se non altro per il calibro degli attori in scena.
Direi che il documento presentato, oltre a ragioni meramente economiche che non voglio considerare infondate a priori, ha in sé il cattivo germe della volontà di limitare la fruizione di informazione, sogno non tanto nascosto di qualunque dittatura che si rispetti.
