Come si esplica il pensiero mafioso
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 5 dicembre 2009
Premessa doverosa a quanto sto per dire:
- odio il Ministero delle Pari Opportunità: è una macchina sessista (in questo periodo storico pro-femminismo) che anche con i miei soldi porta avanti campagne diffamatorie contro gli uomini, che nel sentire comune sono diventati gli unici in grado di fare violenza. Ne riparlerò per non dilungarmi troppo;
- trovo il/la Ministro/a Carfagna indegna di rappresentare chicchessia: non si può diventare famosa per i calendari cosiddetti sexy (in realtà porno-sdoganati) e poi affermare in conferenza stampa anni dopo, in veste di ministro, che non si comprende perché una donna debba vendere il proprio corpo (provo a suggerire: magari perché così la sua famiglia rimasta nella nazione di origine, con 100€ tira avanti per un mese; a differenza della tua più che benestante).
Ciò detto, ringrazio Sabina Guzzanti per averci insegnato fin dove può arrivare la cultura mafiosa con la sua azione disgregatrice.
In un suo famoso intervento pubblico gridò al vento che la Carfagna è dove si trova perché “gli hai succhiato l’uccello!” (a Berlusconi -nota mia).
La cosa non mi sorprenderebbe, avrei disgusto ma non cadrei dalle nuvole: ciononostante finché non ci sono prove mi fa più schifo il grido di guerra della Guzzanti, che serpeggia dolce nelle orecchie di chi proprio non ce la fa ad usare il cervello; questo a riprova del fatto che Sabina si pronunciò così, forte -forse inconsapevolmente- della presa populista che ha su un vasto uditorio, a prescindere dalla sostanza dei concetti espressi. L’accusa rivolta alla Carfagna è frutto di un passaparola, magari affidabile: non si può fare politica così, né ci si può permettere di istigare all’odio per un sentito dire! Ne va della società! Tuttavia dubito che un tale ego ipertrofico abbia lo spazio per riflettere su tanta incoscienza.
Bisogna sottolineare che la D’Addario, andata da Berlusconi anche allo scopo di ottenere registrazioni compromettenti -come candidamente ammesso presso la corte di Michele SantoOro- e magari per favorire la destabilizzazione del governo nella sua massima carica (cui prodest?), non ha ricevuto neanche una visitina di un magistrato curioso di capire cosa potesse spingere una prostituta a mettersi pubblicamente contro un uomo potente. Non posso credere al ricatto per soldi, altrimenti la storia si sarebbe conclusa con un lauto compenso da parte di Silvio.
Ecco la disparità di trattamento: una ministra è sputtanabile mentre una prostituta ricattatrice è solo un’ennesima vittima.
Eh sì, Sabina: anche questa è mafia. Grazie!
P.S.: per la centomillesima volta… no, non difendo Berlusconi, mai per partito preso.




