Vox populi
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 15 dicembre 2009
Otto mesi dal terremoto aquilano del 6 aprile scorso sono alle spalle; ecco un personale piccolo bilancio maturato nel tempo intercorso.
Gli studenti ci hanno rimesso come e più di quanto non fosse prima del terremoto; non so chi voglia questa situazione, ma senza studenti L’Aquila muore. Parlo senza esagerazioni, perché conosco il carattere dell’aquilano medio, e potete stare certi che per loro non sia cambiato nulla; il senso di superiorità che li marchia nel DNA è quanto mai fasullo, e non è un caso che tendano ad evitare i rapporti aperti, altrimenti non reggerebbero il confronto -umanamente parlando (tendono a sposarsi tra di loro, e la cosa dovrebbe far geneticamente riflettere). Anche difronte a perdite economiche gravi, sarebbero disposti a vivere da miseri pur di non tirare fuori dai loro gonfi conti bancari i soldi necessari a risollevarsi, in quanto nella loro mentalità si tratterebbe di un’ingiustizia. Il confronto con il terremoto di Gemona nel Friuli a metà anni ’70, guardando alla reazione della popolazione locale, è impietoso. Per capire la disponibilità monetaria di cui gode la città è sufficiente intervistare un campione ristretto di studenti che avevano casa in affitto a L’Aquila per capire la percentuale di coloro che beneficiavano di un contratto; contando che i risultati sarebbero prossimi a zero, potete capire che fiume di denaro in nero sia finito nelle loro mani.
Per quanto sbagliato, si potrebbe pure sorvolare su quest’aspetto, ma non se con tutta questa disponibilità non si sia mai pensato nel tempo di migliorare le case fatiscenti, che rispecchiavano fedelmente la bruttura della popolazione aquilana.
E parliamo di una città piena di avvocati e dove la Guardia di Finanza è strapresente.
Sia chiaro che non provo alcun godimento nel pubblicare un simile resoconto, che difficilmente troverete in giro: però quando nel tempo, in questi mesi -come dicevo-, capita di sentire da studenti provenienti da più parti (Lazio, Abruzzo interno e costiero, Molise, Puglia, Sicilia, Calabria) sempre una e una sola frase, allora capisco di non avere i fantasmi nella testa. Non io!
Non è un caso se tutti coloro che abbiano esperienza diretta degli aquilani, specie da studenti, se ne escano dicendo a proposito del terremoto: “È brutto dirlo, ma gli sta bene“! Vox populi.
Attenzione: non “se lo meritano” nel senso che è giusto che sia successo, ma “gli sta bene” ovvero non possono lamentarsi per le conseguenza di ciò che è accaduto. Il terremoto ha scoperchiato le tombe con le quali erano soliti rivestirsi, e nonostante ora arrivi la luce continuano a lamentarsi perché rimpiangono la bara.
Le eccezioni ci sono sempre, e buon per me che ho potuto incontrarne qualcuna: ma appunto perché eccezioni, non superano il conto a due mani; e guarda caso queste persone erano d’accordo nel giudicare negativamente i propri concittadini. Coincidenze, sicuramente!
Sono lontani i tempi rinascimentali in cui L’Aquila era probabilmente la terza città della penisola, dopo Roma e Firenze: ora deve stare attenta, perché se la costa abruzzese -Chieti in primis- riesce a strappare anche la sola facoltà di Ingegneria, allora L’Aquila potrà essere certa che sarà suonata la fine della ricreazione, e non vedo attualmente politici locali in grado di ribaltare un simile scenario.
L’Ateneo ha dato fondo alle proprie risorse politiche pur di non far cominciare l’anno accademico di Ingegneria tra Chieti e Pescara, come prospettato in un primo tempo, perché altrimenti gli studenti si sarebbero accorti di come si viva meglio lì piuttosto che nel freddo -in tutti i sensi- capoluogo abruzzese.
Sono gonfio di rabbia per l’occasione di cambiamento che il sisma passato ancora offre, e che viene tuttora ignorata; pieno di tristezza, non me la sento di fare gli auguri per una rinascita: non vedo alcuna volontà, e occorre un miracolo per far guarire chi non vuole riconoscere di essere malato.
Oggi la zona friulana di Gemona ancora è un traino economico notevole, quando prima del terremoto nel ’76 contava come il due di picche. Non bisogna mai chiudersi, perché:
“La vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo!“
6 Commenti
6 commenti a “Vox populi”
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Il 17 dicembre 2009 alle 08:30 enio ha scritto:
ci sei andato giù pesante, aquilani brava gente! peccato che manchi il contradditorio alle tue affermazioni, perchè ????
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Il 17 dicembre 2009 alle 11:07 Riccardo Giuliani ha scritto:
Il contraddittorio manca perché questo blog è letto da quattro gatti, ottimi a mio avviso, ma pur sempre quattro; e non credo di poter essere io a farlo dato che non avrei grandi argomenti a favore.
Ma forse ti basterà sapere che il fruttivendolo dove mi servivo, un amico aquilano che purtroppo non sono riuscito più a contattare dopo il sisma, era il primo a riconoscere che l’economia della sua città non poteva vantare altro se non l’università, visto che gli uffici della regione tendono ogni anno di più verso Pescara. Non puoi immaginare la grettezza dei suoi clienti che lui stesso mi testimoniava: persone più che benestanti che prima di comprare due -di numero- mele, ci pensavano su parecchio, ma correvano come lepri quando qualche agente bancario o di borsa prometteva loro lauti guadagni (salvo poi rimanere con le mani bucate).
Avrei una marea di episodi da riportare, se ci fosse spazio e tempo; vorrei solo concludere dicendo che non odio gli aquilani, odio la loro presunzione, perché se prima poteva avere un minimo di senso, oggi rischia di farli precipitare in basso.
Ciao
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Il 17 dicembre 2009 alle 13:17 Simone ha scritto:
Non mi sento di dire al 100% che ci 6 andato giù pesante…. perchè quello che tu dici è, purtroppo per loro, la cruda realtà…!!
Si pensi che a confermarlo sono persino alcuni stessi aquilani.
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Il 23 dicembre 2009 alle 13:57 enio ha scritto:
per gli studenti si dovrà aspettare, mia nipote ha perso parte della tesi nel laboratorio terremotato e non è riuscita che a dare pochissimi esami. Il problema studenti c’è e nessuno lo nega anche se il CC per i versamenti a favore dell’università è molto ma molto scarso. Capisco anche che gli aquilani dovevano avere un tetto sulla testa perchè lì quando nevica fa freddo veramente e capisco che hanno poi bisogno degli studenti (vedi gli affitti salatissimi che pretendono e spesso in nero per rendertene conto), ci campano anche perchè le ultime industriette rimaste ancora aperte rischiano tutte grosso… e nel 2010 avranno un anno devastante!
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Il 23 dicembre 2009 alle 14:34 Subbaqquo ha scritto:
E’ proprio questo il punto, Enio.
“Per gli studenti si dovrà aspettare” è quello che si sente dire da Aprile a questa parte.
Sebbene sia chiaro che un tetto sulla testa, una casa calda e accogliente per continuare a vivere ed una città decente siano un diritto ben più basilare di quello allo studio, non ci sarebbe stato nessun motivo di farli entrare in conflitto se si fosse fatto subito ciò che qualsiasi persona intelligente penserebbe di primo impatto.
L’università è in primo luogo un servizio per studenti, non un mezzo di sostentamento per città. Sarebbe bastato spostare la sede universitaria per permettere agli studenti di continuare nella fruzione del servizio che strapagano, mentre a l’Aquila si sarebbe potuto lavorare per la ricostruzione senza ulteriori impicci (l’emergenza universitaria, per una città in rovina, non è che un problema in più).
Questo non è stato fatto, perché?
Ti assicuro che è una domanda che ho rivolto a molti, e tutti mi hanno risposto allo stesso modo, una risposta che rientra in pieno nella descrizione della situazione fatta da Riccardo.
Ciao,
Subbaqquo.
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Il 24 dicembre 2009 alle 18:13 enio ha scritto:
Io adesso sono in vacanza su sulla neve e ho avuto modo di parlare con la figlia di una amica della mia figliola che è stata da poco all’Aquila a fare del volontariato. Ho riportato il suo commento sul mio blog. Ho potuto constatare che “questi” studenti quì hanno una marcia in più, non si demoralizzano, non si arrendono fanno i fatti e ti posso dire che io, 62 anni suonati, ne sono rimasto ammaliato.
Lascia un commento!
Il 17 dicembre 2009 alle 08:30 enio ha scritto:
ci sei andato giù pesante, aquilani brava gente! peccato che manchi il contradditorio alle tue affermazioni, perchè ????
Il 17 dicembre 2009 alle 11:07 Riccardo Giuliani ha scritto:
Il contraddittorio manca perché questo blog è letto da quattro gatti, ottimi a mio avviso, ma pur sempre quattro; e non credo di poter essere io a farlo dato che non avrei grandi argomenti a favore.
Ma forse ti basterà sapere che il fruttivendolo dove mi servivo, un amico aquilano che purtroppo non sono riuscito più a contattare dopo il sisma, era il primo a riconoscere che l’economia della sua città non poteva vantare altro se non l’università, visto che gli uffici della regione tendono ogni anno di più verso Pescara. Non puoi immaginare la grettezza dei suoi clienti che lui stesso mi testimoniava: persone più che benestanti che prima di comprare due -di numero- mele, ci pensavano su parecchio, ma correvano come lepri quando qualche agente bancario o di borsa prometteva loro lauti guadagni (salvo poi rimanere con le mani bucate).
Avrei una marea di episodi da riportare, se ci fosse spazio e tempo; vorrei solo concludere dicendo che non odio gli aquilani, odio la loro presunzione, perché se prima poteva avere un minimo di senso, oggi rischia di farli precipitare in basso.
Ciao
Il 17 dicembre 2009 alle 13:17 Simone ha scritto:
Non mi sento di dire al 100% che ci 6 andato giù pesante…. perchè quello che tu dici è, purtroppo per loro, la cruda realtà…!!
Si pensi che a confermarlo sono persino alcuni stessi aquilani.
Il 23 dicembre 2009 alle 13:57 enio ha scritto:
per gli studenti si dovrà aspettare, mia nipote ha perso parte della tesi nel laboratorio terremotato e non è riuscita che a dare pochissimi esami. Il problema studenti c’è e nessuno lo nega anche se il CC per i versamenti a favore dell’università è molto ma molto scarso. Capisco anche che gli aquilani dovevano avere un tetto sulla testa perchè lì quando nevica fa freddo veramente e capisco che hanno poi bisogno degli studenti (vedi gli affitti salatissimi che pretendono e spesso in nero per rendertene conto), ci campano anche perchè le ultime industriette rimaste ancora aperte rischiano tutte grosso… e nel 2010 avranno un anno devastante!
Il 23 dicembre 2009 alle 14:34 Subbaqquo ha scritto:
E’ proprio questo il punto, Enio.
“Per gli studenti si dovrà aspettare” è quello che si sente dire da Aprile a questa parte.
Sebbene sia chiaro che un tetto sulla testa, una casa calda e accogliente per continuare a vivere ed una città decente siano un diritto ben più basilare di quello allo studio, non ci sarebbe stato nessun motivo di farli entrare in conflitto se si fosse fatto subito ciò che qualsiasi persona intelligente penserebbe di primo impatto.
L’università è in primo luogo un servizio per studenti, non un mezzo di sostentamento per città. Sarebbe bastato spostare la sede universitaria per permettere agli studenti di continuare nella fruzione del servizio che strapagano, mentre a l’Aquila si sarebbe potuto lavorare per la ricostruzione senza ulteriori impicci (l’emergenza universitaria, per una città in rovina, non è che un problema in più).
Questo non è stato fatto, perché?
Ti assicuro che è una domanda che ho rivolto a molti, e tutti mi hanno risposto allo stesso modo, una risposta che rientra in pieno nella descrizione della situazione fatta da Riccardo.
Ciao,
Subbaqquo.
Il 24 dicembre 2009 alle 18:13 enio ha scritto:
Io adesso sono in vacanza su sulla neve e ho avuto modo di parlare con la figlia di una amica della mia figliola che è stata da poco all’Aquila a fare del volontariato. Ho riportato il suo commento sul mio blog. Ho potuto constatare che “questi” studenti quì hanno una marcia in più, non si demoralizzano, non si arrendono fanno i fatti e ti posso dire che io, 62 anni suonati, ne sono rimasto ammaliato.




