Vogliamo il Papa nero
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 3 dicembre 2009
Tempo fa girava una canzone di un gruppo musicale veneziano, di bassissimo livello, che nel testo riportava il desiderio di vedere finalmente un Papa nero, dopo che Miss Italia era stata eletta una ragazza nera.
Mi sento davvero in imbarazzo a dover ripetere cose banali:
- nero, bianco o altro colore non significano buono e vero e giusto e santo;
- questi desideri seguono l’attuale moda, che è dettata da puro razzismo: ora l’uomo bianco è quello da uccidere, senza contare che altri popoli potrebbero comportarsi come i bianchi se non peggio;
- Miss Italia è un concorso infame, che vende il corpo delle donne. Non fa testo in un discorso di giustizia e di umanità. Tra l’altro raramente una ragazza bella vince, e ancor meno una che sia in carne -basta ricordare le polemiche della finale nel 2007;
- siamo degli idolatri, e che ci piaccia o no, aspettiamo tutti un nuovo messia, invece di essere noi portatori del Messia.
Il punto 4 è presto dimostrato: Barak Hussein Obama.
Diamine: è nero, è pure un pochino islamico per quanto tenti di negarlo… beh, la pace è assicurata! E visto che ci siamo, sicuramente riuscirà a liberarci di Berlusconi!
Chissà quante persone avranno fatto nel loro più volgare intimo una simile associazione di idee! ovvero: Berlusconi è amico di Bush, Obama è avversario di Bush, dunque per forza Obama è nemico di Sua Emittenza; senz’altro confondendo il termine avversario con quello di nemico.
Adesso che ti fa la speranza degli USA?
Oltre a regalare soldi su soldi dei contribuenti perché i bancari e i finanzieri ladri e assassini non finiscano sulla forca, proprio coloro che hanno creato tale crisi da cui non si sa ancora se ne usciremo salvi; oltre a varare una riforma sanitaria che il mondo crede a favore dei poveri, ma che stranamente è strasupportata dalle compagnie assicuratrici; ora annuncia finalmente il ritiro dall’Afghanistan a partire dal 2011… inviando entro la prossima estate altri 30000 -trentamila!!!- soldati, più quelli che gli stati coglioni d’Europa concederanno sulla base di amicizie più o meno ricattabili.
Qualcuno sui giornali, anche apparentemente di destra, si è degnato di evidenziare la schizofrenia insita nell’annuncio? NO!
Questo perché il mondo cosiddetto occidentale non si accorga che Obama è perfino più pericoloso del conclamato pupazzo pluriomicida suo predecessore Bush; d’altronde uno non può uscirsene dicendo che il ritiro avverrà affinché l’Afghanistan non sia un altro Vietnam, quando anche i più cretini cominciano a capire che è già successo. Come si dice:
“Excusatio non petita, accusatio manifesta”, scusa non richiesta, accusa manifesta.
E più di tutto non si pianifica un ritiro inviando un così corposo contingente di soldati: dati i tempi stabiliti, sa tanto di soluzione finale, proprio affinché non si ripeta -del tutto- un secondo Vietnam.
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Le notizie a pagamento
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 2 dicembre 2009
“News (vado di) Corporation” è una società del filantropo Repert M?rdoch che sforna le ultime dal mondo; se c’è qualcosa di sbagliato nella presentazione non vi meravigliate: fino ad oggi non ero neanche a conoscenza della sua esistenza.
Causa internet, le testate giornalistiche di vario tipo da qualche anno mostrano una fiacca da far temere per la loro sopravvivenza, fatte salve le prebende statali -specie italiane- che francamente trovo più simili ad un latrocinio che ad altro.
Tuttavia il termine internet è troppo generico: diciamo che il termine Gugle, insieme con l’espressione Aggregatore Di Notizie, meglio si presta a capire le motivazioni di un tizio -molto ricco ma assai limitato socialmente- che fino a dieci anni fa considerava il fenomeno di internet come un fuoco di paglia e che ora ha scatenato una notevole guerra contro il famoso motore di ricerca figlio di quel fuocherellino di poca importanza.
Gugle è stata accusata da M@rdoch di rubare le notizie per proprio lucro, e ora costui vuole reimpostare un po’ di sano monopolio, almeno per la sua adorata “News (rivado di) Corporation”. Siccome Gugle i primi tempi nicchiava, o addirittura invitava l’australiota ad adottare misure per non farsi “rubare” le notizie, quest’ultimo corteggiava Maicrosoft per garantirgli l’esclusiva delle notizie.
Sembra che a seguito dello scandaloso flirt, Gugle se ne sia uscita fresca fresca con la seguente proposta: per ogni testata un massimo di 5 news gratuite giornalmente, con in più il fatto che se una di esse venisse cliccata più di una volta, seguirebbe il rimando forzato alla pagina di abbonamento della testata interessata.
Personalmente l’accettazione di un accordo simile non mi tange, me ne frego assai delle veline australiane!
Coloro che sono abituati ad informarsi tramite il pericolosissimo Aggregatore Di Notizie -e a farlo gratuitamente- sborseranno i soldi per leggere notizie che potrebbero sapere da altre fonti? Dubito fortemente.
Siamo difronte all’ennesima cantonata di M*rdoch, dopo quella infelice riguardo internet? Credo di sì, con un ma, che di nome fa Dichiarazione di Amburgo. Nel video linkato sono sottolineati alcuni passaggi della dichiarazione davvero inquietanti, ma solo dopo aver introdotto il quadro economico che ha portato molti editori a fare pressione sulle istituzioni europee: roba da far impallidire il tentativo della legge Levi-Prodi di censura -orwellianamente battezzata regolamentazione- dei siti informativi, se non altro per il calibro degli attori in scena.
Direi che il documento presentato, oltre a ragioni meramente economiche che non voglio considerare infondate a priori, ha in sé il cattivo germe della volontà di limitare la fruizione di informazione, sogno non tanto nascosto di qualunque dittatura che si rispetti.
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Bla bla bla…
Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 1 dicembre 2009
Referendum in Svizzera: no ai minareti!
In tutto il mondo i commenti sono stati dello stesso tono, anche se formalmente diversi: adesso gli islamici ci si rivoltano contro!
Soluzione offerta dai celti nostrani adoratori del fiume un Po inquinato: mettiamo la Croce sulla bandiera italiana. Molto modestamente vorrei far notare che Cristo è universale; ma non è questo lo scopo: ciò che importa è fomentare l’odio, e qualunque mezzo è buono, perfino Nostro Signore.
In altre nazioni si sottolinea la pericolosità di questa restrizione di libertà di culto.
Nella Svizzera stessa c’è chi ha accusato il parlamento di aver lasciato una materia tanto delicata al popolo: sempre molto modestamente vorrei far notare che il referendum -almeno credo- è un mezzo previsto dalla democrazia elvetica; in pratica la popolazione è stata pure accusata di essere usurpatrice del potere.
I destrorsi italioti di ogni genere hanno rilanciato l’identità cristiana da difendere. E come? difendendo la presenza del crocifisso nelle aule. Fermo restando che io sono a favore, non capisco come un pezzetto di legno possa suscitare l’orgoglio cristiano quando alla base mancano amore e cultura.
I sinistrorsi italioti ancora non riescono a credere di avere un’altra buffonata-salvagente da piazzare un po’ ovunque per screditare le destre in tv, grazie alla quale far dimenticare la loro totale inutilità, quando non addirittura dannosità.
Avrei apprezzato vedere qualche giornalista porsi due semplici domande:
- Gli Svizzeri europei sono intolleranti o esistono anche ragioni estetiche per cui i minareti romperebbero l’equilibrio del paesaggio?
- Gli Svizzeri musulmani sono veramente arrabbiati, o più che altro per loro non è cambiato nulla?
Io ho da proporre una soluzione più semplice al problema islam, che per carità non voglio sottovalutare: ricominciare a fare figli. Ma dopo decenni di:
- aborto
- divorzio come se piovesse
- femminismo
- sessismo
… e altro ancora, chi ha più l’idea di sacrificarsi per amore degli altri?
È impossibile pretendere di fermare orde di ventenni stranieri schierando a difesa dei sepolcri imbiancati, spesso ormai vecchi e decrepiti. Mi pare di vedere il circo romano, ma questa volta il teatro dello spettacolo rischia di diventare l’Europa intera; cosa che -rimanga tra noi- non dispiacerebbe ai mercanti di morte statunitensi, tanto legati ai loro padroni Inglesi.




