Giornalisti in saldo

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 16 gennaio 2010

Sembra appena ieri. Dovevamo essere sterminati dall’influenza suina.

Andiamo per gradi.

In siti e forum su internet dove si parla di cure per il cancro, sia ufficiali sia alternative, il più delle volte i sostenitori delle seconde sono fanatici che non aiutano a capire se ne esistano di valide davvero (sul metodo Di Bella nutro speranze serie).

I sostenitori delle prime generalmente appaiono molto più edotti in materia, a giudicare dai termini tecnici sciorinati nonché dalla capacità di legarli, ma spesso nella discussione con i testardi di cui sopra cadono in un luogo comune che mi fa venire i brividi:

“Se davvero esistesse una cura efficace per il cancro e pure poco costosa, ma non credi che i servizi sanitari di ogni nazione l’avrebbero già adottata?”.

Eh no! allora perché esistono associazioni antimafia, se basta la sola speculazione logica per risolvere i problemi?

Distinguiamo: delle cure tradizionali ci sono grosso modo la chirurgia, la chemio e la radioterapia. Le ultime due si fanno solo dopo che il paziente abbia firmato lo scarico delle responsabilità civili e penali dal groppone del medico o almeno della struttura curante. Senza entrare nel merito di questo metodo di rapporto tra medici e pazienti che è tutto statunitense e non nostro, va fatto presente un possibile motivo di tanta precauzione: nei foglietti illustrativi dei medicinali anticancro (non so se in tutti), si legge che essi sono (potenzialmente) cancerogeni. Tanto di cappello!

Si tratta di cure costose, per le quali tutti i servizi sanitari mondiali che le adottano pagano cifre da capogiro: per carità, spese bene se aiutassero la vita, ma siccome vita non significa solo prolungamento ma soprattutto qualità, dubito che le statistiche trionfalistiche sulle guarigioni siano completamente attendibili; bisogna vedere i criteri adottati per stilarle. E nessuno vi dirà mai spontaneamente quali essi siano, perché con il vostro cervello potreste capirne l’inghippo: un pericolo troppo alto da correre, il silenzio è preferibile.

Ma tornando a noi e alla frase da pelle d’oca.

L’OMS e le case farmaceutiche multinazionali hanno creato il panico ad arte, pur sapendo della innocuità dell’influenza. Ora cosa tocca leggere? Le nazioni europee, Francia in testa, che hanno corso da centometriste pur di accaparrarsi il più delle scorte, stanno rivendendo i vaccini all’estero, perpetrando la truffa in puro stile piramidale pur di raggranellare un minimo al fine di tamponare l’emorragia di capitale.

La tecnica piramidale, che si basa sullo scaricabarile ma in verticale, è una delle truffe più note e più facili da smascherare nonché rispedire al mittente; quando ciò non avviene solitamente si deve a due fattori:

1) ignoranza, da parte dei governati (non dei veri capi che la iniziano);

2) complicità mafiosa dei governanti che sfruttano l’ignoranza dei popoli pur di non contraddire chi comanda veramente.

C’è da sapere che nel caso specifico, i vaccini sono stati preparati in fretta e furia: solitamente devono essere testati quanto meno per varie settimane, ma se ciò non avviene -e non è avvenuto-, è buona regola deontologica -ma non affaristica- evitare di dichiarare che siano sicuri ed efficaci, salvo poi spingere i governi a fare leggi -in fretta e in furia- che scaricassero le case farmaceutiche da ogni responsabilità.

Ora il quadro dovrebbe essere più chiaro: tra destre e sinistre non si sa chi ci voglia più poveri; ma salendo la scala davvero si fatica a capire chi ci voglia più defunti.

In tutto questo i giornalisti?

Serpi dannate, siete l’anello più forte di questa catena di morte!

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