19 feb 2010

E se le nostre mani non bastassero?

di Subbaqquo in Personali

Sono sempre stato convinto che con le proprie forze si potesse fare di tutto, aiutare chiunque, risolvere qualsiasi cosa. Eppure, andando avanti, mi rendo conto che non è così. C’è bisogno dell’aiuto degli altri, della loro presenza nelle nostre vite, e c’è bisogno dell’aiuto del Boss, della Sua presenza nelle nostre vite.

Non è facile ammetterlo, è un atto di umiltà sicuramente. Epperò non lo trovo umiliante né limitante.

Ultimamente trovo davanti ai miei occhi molto spesso questa necessità, e di fronte alla mia impotenza non posso che trovare conforto nell’affidare le persone a me care alle cure del Signore, visto che le mie si rivelano insufficienti. Ciò non vuol dire che io getti la spugna: non mi arrendo, sapevatelo, vuol dire anzi maggior impegno e partecipazione, piuttosto che minore. Anche questo mi è sempre più chiaro.

W i Subbaqqui…

12 feb 2010

Ormai non si tenta nemmeno più di nasconderlo

di Subbaqquo in Belpaese

Ridendo*, copincollo dal Televideo Rai:

IRAN Ministro Frattini: “Niente guerra a Iran, ma sanzioni serie, perché dobbiamo tranquillizzare Israele”.

W i Subbaqqui spudorati…

*Anche di fronte alle calamità, rimango un inguaribile ottimista.

11 feb 2010

How much difference does it make

di Subbaqquo in Belpaese

Una lunga giornata. Intensa, di quelle che ti fanno pensare e incavolare. Che ti fanno strillare davanti ai tuoi parenti, durante un pranzo di compleanno (non mio -sennò cominciate a scrivermi gli auguri nei commenti-), con la faccia tutta rossa per la rabbia. Un ragazzo di ventidue anni che alza la voce e zittisce così cinque uomini tutti ultra-quarantenni (tra cui c’era anche suo padre), perché non ne può più. Perché stufo di sentire che certi discorsi li puoi fare a diciotto anni, ma poi la vita è diversa, la politica è diversa: è fatta solo con i compromessi. Che è un gioco delle parti, un teatrino tra due fazioni, ognuna delle quali cerca di far passare il proprio ideale per quello vero, ma poi ciò che conta è quello che torna nelle tasche. C’è chi mangia e chi vorrebbe mangiare, sono queste le due possibilità, perché purtroppo crescendo si diventa così, se si vuol far politica si diventa così, se si vuol vivere bene bisogna fare così. Io non voglio fare politica, e se questo è ciò che mi aspetta non voglio nemmeno crescere. Io sono come Peter Pan. Dannazione, senti dire che andare controcorrente è una moda (poi vai su internet, in uno dei tuoi blog preferiti, e lo leggi anche, addirittura ci leggi che se vai controcorrente ti dicono che sei uno snob), che lo si fa solo per fare opposizione, ma ciò che conta è che, se lo fai, probabilmente è perché non mangi niente. Che due palle. Così intimamente poveri siamo? Ci si batte per l’interesse e niente più? “Siete dei poveracci”: questo è quello che penso e dico. Leggi foglietti idioti in cui si vaneggia di “menti libere”, che hanno fatto sentire la voce del popolo, che non si sono fatte soggiogare da non si sa quale potere predominante! Ma porca miseria, ma qual’è qui l’interesse? Ci si sbatte per idiozie o per quello che è meglio per tutti? E’ così vero che partendo da posizioni ideologiche tanto diverse non si possa arrivare ad una idea condivisa su quello che è semplicemente il bene comune? Senza dover ricadere in quel maledetto teatrino schizofrenico di cui sopra? Si dice solo ciò che fa comodo per portare avanti le proprie idee, e si portano avanti le proprie idee solo fino a quando esiste un tornaconto personale derivante da esse. Altrimenti le idee possono andarsi a farsi friggere, perché ciò che conta non sono loro, ciò che conta è mangiare. Questo ho imparato oggi. E non mi piace. Preferisco essere additato come uno che la pensa così perché è giovane, come un Peter Pan, come uno snob, ma non voglio accettare la miseria della vita e della politica come l’ho sentita oggi. Ci sarà sempre qualcuno che vince e perde, ma l’importante è capire per cosa si sta lavorando. A cosa si sta puntando. La vita politica del mio paese (quello dove sono nato, non l’Italia intera -anche se anche lì le cose non è che cambino poi molto-) è riassumibile davvero in una domanda: “chi ci ha mangiato?”. Pare che sia così, davvero. Lo so, lo vedo, indubbiamente è così, ma perché può esserlo così spudoratamente e davanti agli occhi di tutti? E’ così normale? Siamo così tanto mafiosi dentro noi italiani, non ci si può far nulla. Sfruttare tutte le idee e le menti a disposizione di un paese per tirar fuori il meglio possibile non è una cosa normale. Una cosa normale è qualcuno forte, che alzi la voce, e conduca un gregge di pecore a quello che è meglio per loro.

“I’ll swallow poison until I grow immune
I will scream my lungs out
’til it fills this roomhow much difference
how much difference
how much difference does it make
how much difference does it make”

Pearl Jam – Indifference

W i Subbaqqui…

09 feb 2010

La nazione italiana sotto attacco…

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

… anche se per interposta persona.

Leggo frettolosamente la notizia dell’attentato all’ambasciata italiana a Teheran da parte di circa un centinaio di manifestanti filogovernativi, armati di…?

Di pietre e bastoni, urlanti slogan di morte e di minacce a vario titolo. Un pericolo non tanto diverso dai quello dei palestinesi che tirano pietre per difendersi e opporsi ai soldati israeliani, pur sapendo che i carrarmati si ostinano pervicacemente a resistervi.

In questo caso il carrarmato è stato più fermamente sostituito da un palazzo, ma capisco che è inutile spaccare il capello in quattro parti. Dunque terroristi tanto gli uni quanto gli altri.

I manifestanti, manipolati o no, si possono inquadrare nella risposta alla recente visita in Israele mirabilmente portata a compimento da Berlusconi, occasione in cui egli ha detto come l’Iran sarà costretto a blah blah blah…

Ha ricevuto critiche; ma cosa deve mai pronunciare un servo, quando è in casa del padrone? semplicemente ciò che il padrone vuole sentirsi dire; e se per caso qualcosa sfugge, i giornalisti operano l’ultima limata.

A parole si dice una cosa, nei fatti bisogna vedere: l’Italia mantiene fitti scambi commerciali con l’Iran, malauguratamente terminati i quali potremo dire addio a tante belle cosine del nostro benessere. E Berlusconi lo sa meglio di noi.

Quindi, o siamo davanti al teatrino inevitabile, oppure ci aspetta qualcosa che non voglio neanche immaginare.

Piccola nota. Oggi l’Iran è il rompiscatole internazionale di turno (per vari motivi); nessuno osserva però che l’Iraq di Saddam Hussein era un ottimo baluardo contro gli sciiti iraniani, ciascuno dei due odiando l’altro.

Certo mi rendo conto che non è bello parlarne; eh no, non è per niente bello!

02 feb 2010

Cosa bolle in pentola?

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

Ma soprattutto: di che pentola parliamo? dove è situata?

Vulcani, vulcani sotterranei; anzi, vulcani sottomarini. Non parliamo del mar Mediterraneo, che pure ne ha. No.

Sotto i ghiacci dell’Artide, sotto l’oceano artico, ce ne sono: ma non è una novità per gli oceanografi, per i vulcanologi ed altri esperti o semplici conoscitori.

La novità è che è stata rilevata attività eruttiva con una forza finora neanche mai ipotizzata come fattibile.

Un gruppo di ricerca del Woods Hole Oceanographic Institution ha meno di un anno fa scoperto l’attività dei vulcani, nonostante la teoria non prevedesse potesse verificarsi: e riporto traducendolo un passaggio fondamentale:

“Tali violente eruzioni di rocce scheggiate, frammentate -conosciute come depositi piroclastici- non erano ritenute possibili a grandi profondità oceaniche a causa dell’intenso peso e della (intensa) pressione dell’acqua e a causa della composizione di magma e rocce del fondo marino”.

In breve: i calcoli degli esperti dicono che il tappo di acqua e materiale del fondo marino è sufficiente ad escludere il fenomeno eruttivo , il quale -essendo avvenuto- è più che sufficiente ad escludere quei calcoli magari giusti, ma basati su teorie evidentemente incomplete portate avanti da persone un poco strambe.

Se esiste vero problema dell’uomo rispetto alla natura, è proprio quello di sottovalutarne le capacità autoregolative.

I ghiacci non si sciolgono perché l’uomo osa mettere su le industrie con cui dare lavoro qualificato, che richiede istruzione, che a sua volta tende a far migliorare l’occupazione produttiva. I ghiacci si sciolgono per motivazioni che possiamo conoscere nella loro fenomenologia, che possiamo immaginare nella loro funzionalità, ma che attualmente misconosciamo nella loro origine scatenante.

È d’obbligo porre il paragone con la cacca che certi ambienti potenti inglesi hanno tentato di farci ingoiare attraverso la conferenza di Copenaghen. I più smaliziati, che conoscono i retroscena di quel tentativo di multigenocidio, sanno come la Cina ci abbia salvato: forte della sua economia che cresce, ha opposto il suo rifiuto a dimensionarsi secondo la volontà delle mortifere oligarchie britanniche.

Sempre per gli smaliziati non è strano vedere come neanche due mesi a seguito di quella inglese débacle, la Cina stia subendo una nuova campagna di sfrontato attacco mediatico e diplomatico: prima la storia di Google e della censura, come se la censura cinese fosse una novità -la memoria corta ci rende tutti verginelli-, e da ultimo la notizia più pesante.

Obama in Windsor vende armi -e che armi!- a Taiwan, ergo la Cina sospende la collaborazione militare con gli U.S.A.

Provo a tradurre con un’espressione concisa ma densa di storia: Guerra Fredda.

débâcle