22 nov 2011

La convoluzione del Subbaqquo

di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario

Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Note di copertina. (Puntate precedenti)

Naufaragato qui, su quest’isola spartitraffico
nessuno mai noterà gli s.o.s. di fumo della mia sigaretta

Ad oggi riconosco un momento preciso nella mia vita da studente. Capitò un giorno in cui ricordo di aver pensato orgogliosamente: ho imparato tutto quello che l’università e i professori hanno da insegnarmi. Tutto. Come ho scritto, al momento ne ero orgoglioso, non immaginavo il cataclisma che una sensazione del genere avrebbe provocato. Lì per lì pensavo addirittura che fosse una consapevolezza idiota, per di più poco umile e sicuramente poco utile.

malgrado il flusso incessante di auto
e i messaggi affidati ad una buona sorte che non ho
sigillati in bottiglie di plastica col tappo a vite
gettate qui da qualcuno di voi…

Quel “poco utile” finale, mentre lo pensavo, era comunque la prova che c’era qualcosa ormai di definitivamente ingegneristico in me. Pensare all’utilità persino di una sensazione, che roba da arido tecnico. Sicuramente gli anni in quel posto maledetto mi hanno cambiato, molto probabilmente in peggio. Grazie a Dio ho sempre bilanciato con tutti i millemila interessi che con quello schifo c’entrano poco o niente. Anche se forse è questo che mi ha fregato, come minimo ha contribuito.

fatevi fottere, voi e le vostre berline in leasing
non sapete ciò che rischiate
quando finirò le paglie mi trasformerò in un mostro sanguinario
che sgozza le sue vittime con i denti al semaforo rosso
rosso come il vostro sangue, rosso come, rosso come
rosso come il fuoco…

Sapere che quello che stai facendo alla fin fine è al 90% roba fatta da burocrati, per i burocrati e che non arricchisce nessuno, nemmeno i burocrati stessi, mentre in qualche modo va a depredare il mio tempo. Sapere che è tempo buttato non aiuta, riconoscere che quello che hai davanti non è un sapere utile è qualcosa che l’università stessa mi ha insegnato.

sguardi di panico, grandi “no” fatti con le mani
ma non sono qui per pulire vetri
né per vendere accendini

Attualmente riconosco che tutto quello che so fare meglio l’ho imparato da solo. E questo posso riconoscerlo grazie all’università. Questa scoperta odierna l’ho chiamata “Teorema della convoluzione dello studente”. Sono un ingegnere elettrico specializzando e la cosa migliore che l’università mi ha insegnato è riconoscere cosa è utile tra le migliaia di nozioni che mi son dovuto bere.

se solo provaste a guardarmi negli occhi
notereste i lampi, i tuoni, la tempesta nella mia testa
a me resta qualche sigaretta, a voi qualche speranza…

Questa scoperta si è ritorta contro di me, purtroppo. Perché ha dato il via ad una totale, automatica disillusione e cinicità nei confronti di qualsivoglia apparato che d’ora in poi si proporrà come “utile per il mio futuro”. Mi dispiace doverlo ammettere, la cinicità non è qualcosa di cui essere fieri.

fatevi fottere, voi e i vostri alzacristalli elettrici
la mia testa può spaccare le pietre
quando finirò le paglie la mia metamorfosi vi stupirà
che sorpresa morire così al semaforo rosso
rosso come il vostro sangue, rosso come, rosso come… non ricordo più…

Niente deve essere giudicato a priori, mai. Tutto merita considerazione perché in tutto, in fondo, c’è davvero tanto di buono. Questo pensiero mi ha sempre aiutato a guardare avanti con fiducia e a non provare odio per niente e nessuno, ne sono sempre stato orgoglioso, l’ho sempre difeso, anche quando è capitato che chi mi era vicino voleva convincermi del contrario.

- assolo di chitarra -

Quando sono di fronte a qualcosa che non mostra niente di buono o bello, probabilmente la colpa è mia che non guardo bene. Anche questo l’ho sempre pensato. Anche questo mi ha molto aiutato a fare del mio meglio, ma ora devo arrendermi. Io in tutto il metodo universitario non ci trovo proprio niente. Vorrei davvero sapere cosa ne penserebbe un alieno, qualcuno che non essendo ormai immerso in una realtà del genere potrebbe giudicare con un minimo di obiettività e onestà intellettuale. Tutto questo gioco dell’analisi scientifica è stato bello e divertente. Oggi finisce. Grazie per l’ascolto.

fatevi fottere, voi e i vostri alzacristalli in leasing…
fatevi fottere, voi e le vostre berline elettriche…

W i Subbaqqui…

P.S. Si ringraziano Giorgio Canali e Rossofuoco per il sottofondo musicale a queste note di copertina.

31 mar 2008

Fatelo per voi stessi

di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario

Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Capitolo primo, pagine 15-17, “Introduzione al mondo accademico”. (Puntate precedenti)

[...] è possibile quindi affermare che il mondo accademico non è affatto conformato con la realtà lavorativa, né con qualsiasi altro tipo di realtà.
Questo è facilmente osservabile, e proprio tale osservazione di provenienza empirica conduce ad una conclusione chiara fin dall’inizio: frequentare l’università non è utile, se non a ricevere un qualche tipo di attestato non meglio specificato. Gli autori hanno scritto non a caso “chiara fin dall’inizio”, perché tale crudele conclusione, sebbene velata da tutti, è candidamente ammessa persino dai vocabolari, ed infatti la definizione di universit๠è:

istituto didattico e scientifico di ordine superiore, articolato in più facoltà secondo varie specializzazioni, che conferisce un diploma di laurea al termine del corso di studi.

Nessun riferimento alla realtà lavorativa, quindi.
Ed infatti se si pensa che il lavoro è definito come¹ l’impiego di energia diretta ad un fine determinato, è pressoché limpido che ciò sia l’esatto contrario del metodo universitario.

Questa affermazione è giustificata da varie motivazioni, ma soprattutto, ad opinione degli autori, da una semplice osservazione: nelle università il fine non è minimamente determinato.
Il fine recepito nel mondo accademico dai fruitori dello stesso è ciò che di più sfuggevole ed impalbabile si possa immaginare.
Dimostrazione di ciò è l’inconsapevolezza di ogni studente del lavoro che lo attende.
Se il fine, infatti, è il lavoro, allora tale lavoro è indeterminato (non nel senso contrattuale, che già sarebbe un passo avanti) in quanto pare che ogni ramo di specializzazione in realtà non specializzi in un’attitudine lavorativa, ma in un insieme non meglio definito di conoscenze, che in casi fortunati e rari riguardano un campo abbastanza circoscritto di occupazioni professionali.
Tali conoscenze, però, non sono quasi mai collegate con il mondo reale dal filo di necessità che il sistema accademico richiederebbe.

Se il fine, invece, è la conoscenza (o culois – cfr. cap. 2 pagg. 23-25) , allora giova ricordare che se la conoscenza è fina a se stessa allora non esiste² e, in ogni caso, non garantisce successo accademico (cfr. cap. 2 pagg. 23-25) né professionale (cfr. cap. 9 pagg. 134-144).
È utile portare avanti, per un momento, tale discorso sulla conoscenza fina a se stessa, pare infatti che l’intero mondo accademico sia, oggigiorno, portato ad intendere se stesso proprio come fornitore di tale, inutile, preparazione autoreferenziale.
Le conseguenze di tale attitudine sono facilmente rintracciabili nel continuo fiorire di facoltà e specializzazioni orientate alle più fantasiose e insondabili branche della fuffologia.
Nel nome di queste facoltà, ironia della sorte, si ricorre sempre alla parola Scienza apposta al presunto identificativo del filo conduttore del percorso di laurea (ad es. Scienze della Comunicazione, Scienze Umane, Scienze Gastronomiche, Scienze della Terra, Scienze della Formazione, Scienza delle Arti, Scienze delle Religioni, Scienze delle Produzioni Vegetali, Scienze Politiche, Scienze della Consulenza del Lavoro, Scienze Manageriali, ecc.), creando in questo modo un magnifico esempio di antitesi, intendendo quest’ultima come figura retorica nel senso letterario.

Purtroppo anche facoltà e specializzazioni storiche e meno trascendenti i bisogni reali della società accusano tale colpo. Si assiste così al fenomeno secondo cui esami fondamentali e specifici dei corsi di laurea in oggetto possono essere tranquillamente (ma tragicamente) estromessi dal personale piano di studi (stupefacente logica quella secondo cui è lo studente a decidere cosa imparare scegliendo gli esami da sostenere, lo stesso studente che si affida all’università per apprendere ciò che serve per affrontare il mondo del lavoro) in favore di improbabili esami dai nomi più congeniali, come “Struttura delle merendine” e “Fictionologia applicata”.

Sia clemente il lettore con gli autori, se essi si concedono per un attimo all’ironia, affermando che sarebbe più corretto, a questo punto, raggruppare tutte le facoltà in un solo grande mbuto³ contenitore, in cui ogni studente può creare liberamente un suo personalissimo piano di studi, che lo conduca al suo personalissimo stato di disoccupazione acculturata.

Sfatato il mito dell’università che prepara al mondo del lavoro, bisogna maggiormente analizzare in che modo tale mondo aiuta chi lo frequenta (in maggioranza studenti, ma anche professori, ricercatori, impiegati amministrativi, personale di servizio, ecc.). È doloroso constatare che la pratica abituale nel sistema universitario è non aiutare nessuno.

W i Subbaqqui…

¹ Dal De Mauro-Paravia.
² Cit. da La porta dell’anima.
³ Cit. da Rieducational Channel.

04 feb 2008

Giorni di studio

di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario

Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Capitolo quinto, pagine 66-67, “I tempi ottimali di studio”. (Puntate precedenti)

[...] ed infine conviene tener conto del tempo che gli studenti possono dedicare allo studio in un modo più scientifico rispetto al solito. Conducendo una indagine approfondita e specifica si arriva, come vedremo, a risultati inaspettati.
Considerando infatti la durata di un anno ci troviamo di fronte ad un monte totale di 365 giorni, nei quali ogni studente deve ricavare il tempo utile per studiare, oltre che per condurre tutte le altre attività vitali che consentono ad ogni essere umano di proseguire la propria esistenza.
Analizziamo ora il tipico anno per uno studente*.

Punto 1: Le Domeniche

In un anno si possono contare 52 domeniche, giorno dedicato al riposo per eccellenza (questa usanza proviene da poco scientifiche e ormai desuete credenze popolar-religiose, ma è una tradizione a cui, sebbene non si creda più in tali scempiaggini, pare la società non voglia rinunciare). Di conseguenza:
365 – 52 = 313

Punto 2: Vacanze estive

Le vacanze estive per uno studente universitario medio si attestano intorno ai 75 giorni (due mesi e mezzo). In questo periodo, il nome stesso del quale suggerisce di riposarsi, pur volendo impegnarsi, ogni essere umano si troverebbe in reale difficoltà in una attività di studio. Questo per la calura asfissiante. Quindi:
313 – 75 = 238

Punto 3: Dormire

E’ stato calcolato, scientificamente, che un essere umano medio ha bisogno di almeno 8 ore di sonno al giorno per mantenere intatto uno stato di salute fisico e mentale accettabile. In giorni questo tempo è quantificabile in:

365 x 8 / 24 = 120

Che sottratti all’espressione precedente portano il monte utile di giorni a:

238 – 120 = 118

Punto 4: Sport

Affinché sia mantenuto uno stato fisico decente è consigliatissimo per gli studenti (che sono ancora in una fase della vita giovanile e quindi di sviluppo) praticare almeno un’ora di attività fisica al giorno, ore che quantificate in giorni sono:

365 / 24 = 16 ca.

Continuando nella sottrazione:

118 – 16 = 102

Punto 5: Mangiare

Dopo una indagine sul campo protratta per un mese di osservazioni nella nostra università di riferimento* si è arrivati alla conclusione che ogni giorno tra i diversi pasti che assicurano la sopravvivenza allo studente medio (colazione, pranzo, cena e uno spuntino -non sono state considerate le pause caffè in quanto questa usanza non è scientificamente accettabile in un numero tanto elevato come lo è quello ricavato sul campo** e soprattutto avrebbe portato a sforare subito il monte di ore disponibile-) vengono utilizzate due ore.
365 x 2 / 24 = 31
102 – 31 = 71

Siamo già a soli 71 giorni rimanenti, ma proseguiamo nella trattazione.

Punto 6: Relazioni umane

E’ ormai universalmente accettata l’affermazione dell’essere umano come un animale socievole***, conseguente al fatto che veniamo dalle scimmie, che com’è osservabile vivono in branchi organizzati. Queste due proposizioni sono le univoche dimostrazioni finora scientificamente dimostrate l’una dell’altra. Considerando, quindi, un’ora al giorno dedicata a conversazioni e rapporti interpersonali di varia natura e profondità abbiamo:
365 / 24 = 16 ca.
71 – 16 = 55

Punto 7: Esami

Ogni anno in media ci sono, considerando le diverse materie ed i diversi appelli, 30 giorni in cui è possibile affrontare un esame. In questi 30 giorni non è umanamente possibile studiare qualcos’altro di diverso da ciò che si è già preparato, cioè l’argomento dell’esame stesso. Conseguentemente abbiamo che:

55 – 30 = 25

Punto 8: Malanni

Mediamente un essere umano perde 10 giorni all’anno di produttività per malanni ed acciacchi fisici di varia natura, dalle influenze stagionali ai colpi di strega dovuti alla troppa attività fisica che avrebbe dovuto migliorare la salute. Ne deduciamo che:

25 – 10 = 15

Soli 15 giorni rimanenti! Il risultato è già di per sé stupefacente, ma tocca agli autori l’arduo compito di continuare nella trattazione.

Punto 9: Festività

Durante l’anno solare ci sono diversi giorni di festività, distinguibili oggettivamente e scientificamente dalla diversa colorazione di tali giorni su un qualsiasi calendario (più altre con evidente interesse giovanile -vedi S. Silvestro-). Anche la maggior parte di queste festività è di derivazione popolar-religiosa, ma ormai tradizioni di tal genere sono state assorbite a tal punto dalla società che continuano ad esser festeggiate nonostante se ne sia perso il futile significato iniziale. Possiamo contare: Pasqua, Pasquetta, Pentecoste, Ferragosto, I Maggio, Festa della Liberazione, Festa della Repubblica, Natale, S. Stefano, S. Silvestro, Capodanno, Immacolata concezione, Ognissanti. In totale abbiamo 13 giorni. Quindi sottraiamo ancora:

15 – 13 = 2

Siamo giunti a soli 2 giorni rimanenti.
Il risultato è strepitoso nonché innegabile. Bisogna considerare che questi due giorni rimasti, a meno di sfortunate coincidenze, coincidono con onomastico e compleanno dello studente. Sarebbe moralmente inaccettabile studiare in tali giorni. Quindi per la maggior parte degli studenti il totale dei giorni utili si riduce a 0.
Ciò, oltre a lasciare stupefatti gli autori di codesta trattazione, spiegherebbe come mai molti studenti finiscono le loro carriere in modo psicologicamente discutibile e fisicamente inaccettabile.

W i Subbaqqui…

*Osservazioni portate avanti nella facoltà di ingegneria dell’Aquila, nel corso di laurea di Ingegneria Elettrica, nuovo ordinamento, laurea specialistica.
** In media si è ricavato, sperimentalmente, che ogni studente consuma dai 5 agli 8 caffè al giorno.
*** Frase riconducibile al grande filosofo greco Aristotele.

P.S.: questo capitolo prende spunto da una mail mandatami da un amico, che probabilmente sta girando in questo periodo tra i vari caselladotati.

08 giu 2007

Il blogger Galileo

di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario

Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Capitolo quarto, pagine 52-54, “Hobby e attitudini dei moderni studenti universitari”. (Puntate precedenti)

[...] Ebbene le indagini statistiche da noi effettuate hanno appurato che almeno il 10-15% degli studenti universitari ormai gestiscono abitualmente un blog.
Le diverse tipologie di blog tenute da universitari rispecchiano in pieno le percentuali tipiche che è possibile notare sul web: i blog più numerosi sono ovviamente quelli personali. A questo proposito ci sarebbe da dire che un blog, a meno che non sia comunitario, in qualsiasi caso è caratterizzabile come personale in quanto fonte gestita da una sola persona. La caratterizzazione che ci accingiamo a fare, onde superare questo problema, è riferita alle tematiche trattate dai blogger nei post. In questo senso si definisce personale, ad esempio, un blog in cui l’autore scrive post attinenti a fatti, opinioni o stati d’animo strettamente personali.

Essendo i diversi campi dello scibile umano infiniti se ne deduce che anche i blogger tendono ad occuparsi di argomenti pressoché infiniti e diversissimi tra loro.
Esistono quindi blog che si occupano di cultura, letteratura, vignette, attualità, musica, poesia, animali, spettacolo, umorismo, erotismo, fotoblog (di cui è possibile prendere visione qui un meraviglioso esempio).
In alcuni casi è abitudine tra i blogger universitari il cercare di scrivere post più seri, documentati, simili quasi ad un articolo giornalistico (non in tutti c’è la consapevolezza che il giornalismo è ben altra cosa), in concomitanza con avvenimenti o tematiche che urtano maggiormente la sensibilità del blogger in questione.
Il problema maggiore in questi casi per gli universitari blogger è la mancanza di un metodo scientifico adatto a perseguire tali scopi, un modello di derivazione matematica, in somma, che sia da guida durante la stesura degli eventuali post.

Diventa, ora, intento degli autori colmare tale lacuna, perché in questo metodo scientifico ci interessa analizzare il mondo universitario nella sua totalità e fornire il maggior supporto possibile a coloro che sono i fruitori e quindi l’anima di tale mondo.
Si è deciso, quindi, di testare diversi metodi di approccio alla scrittura fino a scremarne uno che risultasse il più adatto.
E’ bene ricordare che essendo la scienza in continua evoluzione non è detto che gli schemi in questo testo riportati siano già esatti, anzi le sperimentazioni* continueranno e si spera nella possibilità di continuare ad aggiornarli fino a raggiungere dei livelli di applicazione accettabili.

Indagini precedenti alle osservazioni hanno portato alla luce la interessante preferenza degli studenti per i post umoristici oltre che per l’attitudine a quelli che dicevamo più impegnati. Per questo motivo sono stati presi come esempio questi due casi e il risultato attuale delle sperimentazioni consiste nei seguenti due schemi di azione.

  • Per la stesura di post trattanti tematiche serie ed informative
    1. individuazione o scoperta della tematica o avvenimento da affrontare;
    2. documentazione del blogger sull’argomento in questione;
    3. ricerca sulle fonti della documentazione consultata;
    4. determinazione dell’attendibilità o meno delle fonti;
    5. ricerca di una eventuale trattazione già avvenuta da parte di blogger sull’argomento;
    6. fare affidamento il più possibile sulla propria culois (cfr cap. 2 pagg. 23-25);
    7. stesura di una prima bozza del post;
    8. ricerca di link esterni da riportare nel post;
    9. controllo che si siano riportate tutte le fonti nel post;
    10. rilettura ed eventuale correzione ortografico/grammaticale del testo del post;
    11. pubblicazione;
    12. rilettura e sicura nuova scoperta di nuovi errori;
    13. modifica e ripubblicazione;
    14. successivo bisogno di documentazione e di ricerca sull’attendibilità delle fonti dovuta ai commenti di un qualche parente miscredente;
    15. gestione dei commenti e delle reazioni provocate dal post nel parente miscredente;
    16. gestione delle reazioni degli amici che non si aspettavano un tale risvolto di serietà data l’evidente fama del blogger in esame.
  • Per la stesura di post umoristici
    1. uscire a fare spesa;
    2. prima di mettersi davanti al computer scolare almeno due bottiglie di vino da 0,75 l possibilmente con una buona percentuale di solfiti (erano il motivo della spesa);
    3. in alternativa al punto tre è possibile studiare dieci ore di seguito;
    4. la cavia presa in esame dagli autori mostra una spiccata tendenza ad assolvere il punto due piuttosto che il tre, è nostra intenzione verificare se questa tendenza è più generale o trattasi altresì di un caso particolare;
    5. chiusura degli occhi;
    6. stesura del post;
    7. ridere mentre lo si rilegge e apportare le dovute correzioni;
    8. pubblicazione;
    9. rilettura e sicura scoperta di nuovi errori che possono esser comodamente lasciati in quanto il loro unico effetto è quello di aumentarne l’impatto umoristico;
    10. attesa di commenti;
    11. delusione per la completa assenza di commenti (soprattutto da parte del parente miscredente che tanto rompe nei post riconducibili al caso precedentemente trattato);
    12. felicità degli amici di cui sopra.

E’ interessante notare come la seconda procedura sia molto più facile da seguire, questo spiega il perché di una grandissima maggioranza di post umoristici rispetto a quelli seri.
In realtà la percentuale è falsata dal fatto che molti blogger, non seguendo appunto un metodo scientifico, ottengono post che risultano umoristici ai lettori anche quando intendono pubblicare post seri.

Ci scusiamo se i metodi sembrano orientati ad un caso particolare, diciamo pure personale, ma finora è stato possibile agli autori condurre osservazioni su un solo soggetto, speriamo in un futuro prossimo di ampliare il numero di cavie al fine di rendere più generici i modelli derivati.

*Sperimentazioni portate avanti con e su uno studente della facoltà di ingegneria dell’Aquila, del corso di laurea in Ingegneria Elettrica, nuovo ordinamento.

28 mag 2007

Che studente sei?

di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario

Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Capitolo terzo, pagine 37-38, “I fruitori del mondo universitario”.

A questo punto sentiamo la necessità di definire in un qualche modo le tipologie di studenti che popolano il mondo universitario. Sebbene le generalizzazioni, in questi casi, siano sempre sbagliate, gli autori ritengono importante mettere bene in chiaro che codesta vuole essere una esemplificazione delle infinite diversità che hanno rilevato durante le osservazioni condotte sul campo.*

A seguire riporteremo un test, stilato dagli autori, che non vuole avere la pretesa di etichettare od identificare ciascuno studente in uno schema rigido predefinito, bensì vuole essere utile per puri scopi didattico-descrittivi.
Il test si compone di più domande a risposta multipla, ad ogni domanda sarà infine assegnato un punteggio e si otterrà una breve descrizione del proprio genotipo studentesco.

  1. Durante l’esame, di fronte ad una domanda dalla risposta a voi ignota, vi buttate su una risposta a caso e istantaneamente vi rendete conto di aver detto una grande idiozia, il professore vi guarda attonito e dice: “Ma come osa venire a raccontare tali insulserie in questa sede? Questa è follia!”. Voi:

    a) scoppiate in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) cercate di riprendervi, sostenete di non aver capito bene la domanda;
    c) vi offendete, guardate il professore con aria di sfida e vi voltate scocciati andando via con passo deciso;
    d) gonfiate la vena centrale della vostra fronte e tirate un calcio in pieno petto al professore strillando: “Questa è spartaaaah!”.

  2. Vi siete svegliati all’alba per fare la fila davanti alla segreteria, dopo dieci ore di attesa lo sportello apre e voi vi accorgete di aver fatto la fila in modo sbagliato, tutti quelli prima di voi stanno prendendo il numero di coda e voi rimarrete ultimi. Reagite:

    a) scoppiando in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) pensate che dopotutto svegliarvi presto vi ha fatto bene, e dieci ore di riposo senza far nulla vi faranno bene per affrontare al meglio la fila davanti alla segreteria domattina;
    c) accusate gli altri di non aver fatto la fila correttamente, pretendete di essere i primi ad andare allo sportello e improvvisate una scenata fino a quando gli altri esausti non vi lasciano passare;
    d) tirate fuori una pistola e minacciate studenti in fila e segretari di morte se non sarete i primi ad essere ascoltati;

  3. E’ il vostro turno in segreteria e l’addetto vi comunica che dovete tornare perché non avete portato con voi un documento essenziale che vi aveva sicuramente ricordato di portare la scorsa volta. Voi siete sicuri che non è così:

    a) scoppiate in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) rispondete sorridendo “A domani, allora!”, pensando che comunque non avreste avuto voglia di andare a lezione né oggi né domani;
    c) un vostro errore non è possibile, fate presente all’addetto che la volta precedente non aveva menzionato minimamente il documento di cui sopra e quindi ora il problema per il quale vi siete recati in segreteria deve essere risolto, o farete reclamo in presidenza;
    d) prendete l’addetto per i capelli e sbattete la sua faccia sul ripiano dello sportello fino a quando non si arrende sanguinante e vi propone di mettere lui tutte le cose a posto senza che voi ve ne preoccupiate ulteriormente.

  4. State aspettando il professore davanti al suo ufficio, per un appuntamento da lui fissato. Sono già passate due ore quando il professore arriva, entra in ufficio salutandovi con un cenno indifferente e vi annuncia che dovrete aspettare ancora perché deve fare una telefonata importante. Voi origliate e sentite che sta parlando con un suo amico per organizzare una partita a golf:

    a) scoppiate in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) pensate soddisfatti che così almeno avrete il tempo di andare al bar a farvi un aperitivo con gli amici;
    c) aspettate offesi che il professore finisca la telefonata, poi entrate e fate presente il vostro dissenso e la vostra indignazione;
    d) sfondate la porta dell’ufficio con un calcio, strillate in faccia al professore: “Ti spiezzo in due!” e gli assestate un gancio destro in pieno viso, mentre ve ne andate inforcate gli occhiali da sole dicendo: “Gioca a golf, adesso, se ti riesce!”.

  5. Sono tre ore che il professore va avanti in una spiegazione incomprensibile, per giunta senza concedere nemmeno una pausa, vi rendete conto che dovrete affidarvi agli appunti di qualcun altro, vi guardate intorno:

    a) scegliete di chiedere gli appunti alla tizia in ultima fila, che sta piangendo, almeno siete sicuri che capirà il vostro stato d’animo;
    b) la tipa sorridente affianco a voi scrive poco, ma ha un gran bel seno (se siete donne: il tipo affianco a voi scrive poco, ma somiglia a Ben Affleck), scegliete lei/lui che magari ci scappa poi qualcosa di più;
    c) scegliete il tizio con gli occhiali in prima fila, che annuisce continuamente ed ogni tanto corregge persino il professore, se proprio dovete affidarvi a qualcuno volete gli appunti del migliore (dopo di voi, che oggi siete stanchi);
    d) scegliete il tizio in prima fila, debole ed anemico, sarà uno spasso minacciarlo per costringerlo a riscrivere anche sul vostro quaderno tutta la lezione (comprese tutte le osservazioni, se ci tiene alle gambe).

  6. State aspettando l’autobus, con voi pressate alla fermata ci sono duecento persone almeno, sapete che l’autobus ne contiene solo una cinquantina. E piove. L’autobus arriva e tutti si lanciano alla disperata, voi rimanete indietro:

    a) scoppiate in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) vi è sempre piaciuto camminare sotto la pioggia, meglio così che un po’ di movimento ogni tanto ci vuole, peccato siano solo cinque chilometri in salita;
    c) aspetterete il prossimo autobus, cafoni che non sono altro, non sopportereste il dovervi mischiare a certe bestie;
    d) è il momento buono per testare il vostro nuovo manganello rinforzato.

  7. Tornate alla fredda casa dove vivete in affitto con altri cinque studenti, le balle di polvere vi assalgono, ma riuscite comunque ad arrivare in cucina per prepararvi qualcosa da mettere sotto i denti. I vostri coinquilini hanno lasciato tutte le stoviglie ammucchiate nel lavandino, senza lavarle:

    a) scoppiate in un pianto dirotto ed inconsolabile;
    b) ne approfittate per lavare tutto prima di iniziare a cucinare, tanto comunque vi sareste dovuti bagnare per lavarvi le mani;
    c) una cosa del genere è inaccettabile, l’anno prossimo volete andare ad abitare da solo, per stasera vi recherete al ristorante e l’indomani i vostri coinquilini vi sentiranno;
    d) stasera si mangeranno budella di studente.

Bene, il test è finito, seguono i punteggi.
Tutte le risposte (a) valgono un punto, le risposte (b) valgono tre punti, le risposte (c) valgono cinque punti e le risposte (d) valgono sette punti.
Sommate i punti accumulati ed in base al totale punteggio ottenuto constatate qual’è il vostro genotipo di riferimento:

Da 7 a 13 – Winnie The Pooh. Gli autori sperano tanto che voi siate una donna, se siete un uomo la vostra virilità è paragonabile, appunto, a quella del mellifluo orsacchiotto . Così nel mondo universitario non andrete lontano, ma anche al di fuori non ve la passerete meglio. L’università serve, oltre che a formare culturalmente, anche a prepararvi alle future frustrazioni della vita, ma voi non ne avete bisogno. Al massimo potreste optare per Psicologia o Scienze della Comunicazione (senza la benché minima volontà od intenzione di offesa).

Da 14 a 27 – Candido di Voltaire. Gli amici vi sfruttano e il mondo comincerà a farlo presto, ma voi sarete sempre e comunque incredibilmente sereni. Forse questa è la via giusta? A questo dilemma gli autori non se la sentono di rispondere. Sicuramente riuscirete a prendere dall’università quel poco che c’è di buono.

Da 28 a 41 – Lucy van Pelt. Scorbutici, cinici, supponenti e cattivi. Dopo l’università sarete dei professori perfetti. Obbligatoria la domanda di dottorato alla fine degli studi. Tutti odieranno il vostro modo di fare, ma i poveri stupidi non capiscono che voi lo fate per il loro bene, per il bene di tutti, per il bene di tutta l’umanità.

Da 42 a 49 – William Wallace. Gli autori non vogliono avere niente a che fare con voi. Macellai.

W i Subbaqqui…

*Osservazioni portate avanti nella facoltà di ingegneria dell’Aquila, nel corso di laurea di Ingegneria Elettrica, nuovo ordinamento (3+2, meglio specificare visto il continuo proliferare di nuove forme didattiche in Italia).