L’utilità della conoscenza
di Subbaqquo in Analisi scientifica del metodo universitario
Dal libro “Analisi scientifica del metodo universitario”, di K. Fitzstrobel e R. Tagaserod. Capitolo nono, pagine 143-144, “Considerazioni finali”.
Per concludere questo testo abbiamo trovato utile inserire uno studio empirico sull’utilità che una conoscenza tecnica ha nell’affrontare la vita, e nel condurla con un discreto successo professionale.
Pare ovvio che lo studio universitario, finalizzato ad un impiego fisso e possibilmente ad un’aspettativa di brillante carriera, trovi il suo giusto coronamento nel guadagno monetario che la professione scelta (se non rimane solo auspicata) comporterebbe. Si dimostrerà a breve che trattasi di un assurdo, in quanto è analiticamente vero il contrario.
In primis è doveroso fare una distinzione tra gli studi tecnico-scientifici e quelli classico-umanistici. La precisazione consiste nell’ammettere chiaramente che rispettivamente i primi sono studi comportanti difficoltà maggiori e richiedenti allo studente in generale non solo molto tempo (cosa vera anche per gli studi del secondo tipo) per memorizzare i concetti di studio, ma anche una buona dose di q.i. per apprendere tali concetti. E’ chiaro che ciò non vale per gli studi di secondo tipo.
Non voglia questa affermazione screditare o offendere coloro che hanno deciso di seguire un corso di studi classico-umanistico, giacché probabilmente hanno dimostrato di saper usare il loro q.i. prima degli studenti che invece hanno optato per studi più tecnici, costretti, questi ultimi, ad usarlo dopo, tutto in una volta.
Chiaro è, inoltre, il fatto che nel mondo servono tutti i tipi di conoscenza, anche quella umanistica, quindi è giusto che alcuni decidano di dedicare i loro anni migliori ad acquisire questo tipo di nozioni.
Sia perdonato a noi autori questo breve cappello introduttivo, un po’ troppo etereo, in verità, per un testo che di dice “Analisi scientifica del metodo universitario”, ma egualmente dovuto. Passeremo ora ad una trattazione più completa ed analitica.
Il nostro scopo è dimostrare per quale motivo spesso sono proprio più le persone ignoranti e incapaci (questo non vuol dire stupide, significa semplicemente teoricamente immeritevoli) ad aver successo e soldi nella vita, mentre le persone con una grande competenza e bravura nel proprio lavoro difficilmente raggiungono la vetta.
Partiamo da sue assiomi principali, che saranno poi brevemente spiegati:
1) Conoscenza = Potenza
2) Tempo = Denaro
1) La conoscenza è il frutto dello studio, nel nostro caso prendiamo in analisi lo studio universitario in particolare, essa determina la potenza, cioè il potere di fare qualcosa, l’essere in grado di agire perché si conoscono causa ed effetti delle proprie azioni (ricordiamo che stiamo parlando di un ambiente professionale) ed allo stesso tempo è anche la potenza intesa come capacità di sforzo, perché è proprio lo sforzo durante gli anni di studio che ha determinato la conoscenza.
2) Questo assioma di derivazione totalmente empirica è ormai universalmente accettato come esatto.
Vediamo ora come sono correlati questi assiomi, è facile notare subito come anche la conoscenza sia legata al tempo, in quanto essa richiede grande quantità di quest’ultimo per accrescersi. Partiamo dalla equazione generale che determina la potenza:
Potenza = Lavoro / Tempo
Ed effettuiamo le sostituzioni in base ai due assiomi di partenza, cioè Potenza equivale a Conoscenza e Tempo equivale a Denaro:
Conoscenza = Lavoro / Denaro
Ed analizziamo questo risultato a cui siamo pervenuti, innanzitutto grafichiamo la funzione per poter meglio visualizzare i rapporti di proporzionalità che ci sono tra i vari termini, notiamo che considerando curve (in realtà possiamo benissimo approssimare le curve con delle rette*) a Lavoro costante la Conoscenza risulta essere inversamente proporzionale al Denaro:
cioè è analiticamente corretto che coloro più preparati e capaci in ambito professionale guadagnino meno, a scapito degli incompetenti e degli ignoranti.
Analizzando ulteriormente il risultato finale a cui siamo pervenuti notiamo che Lavoro e Conoscenza sono proporzionali e doppiamente legati:
1) per principio di causa e cioè è necessario tanto lavoro per avere tanta conoscenza;
2) per principio di conseguenza e cioè, visto che i superiori (coloro che guadagnano di più) hanno meno conoscenza dei sottoposti, è chiaro che a questi ultimi tocchi un carico maggiore di lavoro rispetto ai primi.
Tirando le conclusioni di questa nostra analisi possiamo sicuramente asserire che le persone più preparate lavoreranno di più (si faranno il culo -da culois, appunto, che in greco antico vuol dire saggezza, cfr cap. 2 pagg. 23-25) e guadagneranno meno, mentre coloro più ignoranti e incapaci avranno maggiore denaro e successo professionale, lavorando molto meno (un cazzoius, sempre dal greco -cfr cap. 2 pagg. 23-25-).
W i Subbaqqui…
*L’approssimazione è lecita perché bisogna considerare che in realtà nella grande maggioranza dei casi il range di variazione conoscenza da persona e persona è molto piccolo (non ci sono persone a conoscenza zero, né a conoscenza infinita, la variazione può essere grande da persona a persona, ma rispetto al totale scibile umano rimaniamo sempre a valori molto bassi, quindi analizziamo solo una parte delle curve e le linearizziamo approssimandole) e bisogna ricordare che non è nostro interesse in questa sede riportare calcoli specifici, ma una semplice trattazione a livello di rapporto tra le grandezze per meglio capire le conseguenze dell’equazione.

