23 mar 2011

Sterpaglie umane

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

Un articolo tratto dal sito RussiaToday.com riporta una verità tanto semplice nelle questioni di guerra quanto troppo sottovalutata o sconosciuta: esistono i delatori, ed esistono quelli che li ascoltano.
Il delatore è una figura che, quasi al pari del capitalista finanziario, ha praticamente rescisso ogni legame sociale degno di questo nome e può perciò avanzare tra e sopra le cose e le persone con movenze di serpe (senz’altro Nietzsche saprebbe apprezzare).
Se il delatore/capitalista necessita della morte di una nazione per conseguire il proprio obiettivo si venderà e la venderà al primo che passa che sia capace di sostenerlo: racconterà tutto quanto il suo nuovo protettore voglia sentirsi dire, in questo agendo al pari di una puttana ruffiana d’alto bordo.

Viene ad instaurarsi un dialogo che diventa presto un monologo a due: il protettore vuole sapere se esiste un dittatore che bombarda il popolo a lui sottomesso? il delatore non si tirerà indietro; ne va del suo onore.
Il committente vuole sapere se i ribelli al succitato dittatore ce la faranno? il delatore assicurerà di sì!

Quando il protettore/committente si accorgerà di essere stato frodato, passerà direttamente all’azione, dal momento che la venuta meno dei sogni paradossalmente non fermerà il loro avverarsi (Vietnam e Iran permettendo, tanto per fare esempi passati e attuali).

Il tutto vada a beneficio di chi ritiene ancora oggi che occorrano sempre e comunque straordinari complotti per distribuire morte e devastazione.

21 mar 2011

Festa a sorpresa

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

Dicono che una strana creatura nominata quale Italia abbia festeggiato i suoi 150 anni di presunt(uos)a unità politica; presenti una serie indefinita di individui che nel migliore dei casi non hanno mai vissuto un momento storico di cui sarebbero invitati a mantenere vivo il ricordo.

Fatta salva la distanza tra realtà e sogni ci peritiamo di sottolineare un fatto importante: la festa di compleanno è tale solo in presenza delle candeline sulla torta.
Le prime ce le fornisce la NATO, famosa ONG dedita a giocare con le mappe geografiche così come si usa giocare al ben più famoso e meno impattante Tetris.
La seconda è la Libia, nella sua accezione generale e i Libici, in quella particolare;  una torta piuttosto appetitosa.

Festa nella festa, compleanno nel compleanno, ecco che a cent’anni dall’ultima invasione italiana in Libia veniamo gentilmente chiamati alle armi (o forse no, o forse sì) nel tipico stile delle vignette di Sturmtruppen.

Nulla di cui preoccuparsi: i generali italiani hanno assicurato assenza di ogni minima possibilità di contrattacco. Bontà loro, ma la storia – quella vera – abbonda di ben radicate motivazioni per decorarli di mai sufficienti pernacchie.
Quello invece che dovrebbe essere capo delle forze armate italiche, ingobbendosi più del solito (sarà per via dell’età, senz’altro) ha assicurato che l’Italia farà la propria parte: pettegolezzi vogliono che il nostro avesse pronunciato la seguente frase: “L’Italia si farà da parte” a ruota facendo seguire una smentita e un’invettiva contro i giornalisti maliziosi, in questo imitando un gigante della politica peninsulare che si è ritrovato a gestire un vero dito nel popò privo del solito sorriso smagliante, visto che poco si avrebbe da ridere nel momento in cui la nazione che finge di governare viene messa politicamente in scacco (per non usare allegorie sessuali).

Dal canto suo, un esponente di spicco di una congrega di azionisti di una società a vocazione multinazionale, avrebbe con tempismo di iena auspicato la brevità del pluriannunciato scannatoio, lasciando perplessi quanti osassero sperare in qualcosa di meglio e spingendo a scongiuri scrotali quanti invece siano animati da ben saldo senso realistico.

Fortunatamente non tutti i politici italici si sono accodati alla propaganda orgiastica di questi giorni: l’opposizione, nell’unica veste di un troglodita – ma non per questo scemo – esponente dell’attuale governo, avrebbe tentennato. Motivi particolarmente nobili non sono stati ravvisati.

Con simili rocce appare inevitabile il contorsionismo linguistico ancor prima che logico di cui i ministri della guerra e della xenofobia sembrano padroni incontrastati: siamo in guerra ma no, ci mettiamo a disposizione ma non attacchiamo, non imphiegheremo aerei né armamenti se non per necessità… faremo la nostra parte, come al solito, stando a guardare!
L’Italia è solita andare in soccorso dei vincitori, atteggiamento che esprime vigliaccheria ma soprattutto voglia di partecipare al bottino senza per’altro affaticarsi. Al bottino, ovvero alla torta.

Come darle torto, se è sempre andata così? se nessuno le ha detto che le cose possono cambiare?

17 mar 2011

Il dovere chiama!

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

L’ora superna
di feste gaie
le strade adorna.

Tricolore bagnato, tricolore fortunato!

Niente retorica, ma gioia pletorica!

(Questo messaggio puramente pubblicitario vi è offerto privo di qualsivoglia riferimento ad acquisti commerciali o a programmi televisivi intrisi di pacchianeria felliniana: dunque pensateci su due volte prima di segnarmi con la vostra facile ironia o con la vostra critica più spietata. Un boomerang è pronto dietro l’angolo)

02 feb 2011

Dolore! che dolore!

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

Son costretto al momento a subire la televiolenza di un bordello che risponde al nome vagamente montaliano di “Pomeriggio 5″.

Tema: burqa sì, burqa no, a sesto san giovanni il sindaco di sinistra lo vuole vietare allora vedete che non tutti i sinistroidi sono sinistri e che una moschea al giorno toglie il prètolo di torno ecc… (parte la canea di urla stridule).

Dovendo escogitare un diversivo potente mi sono buttato sulla comicità.

Che ci fa una donna con il burqa dentro una moschea? Gioca a moschea cieca.

Mia madre ha riso di gusto: poi mi ha suggerito di far giungere via internet questa battuta direttamente alla trasmissione di cui sopra.

Sono morto dentro.

29 gen 2011

Di internettiane semifacezie

di Riccardo Giuliani in Collaborazioni

Senza ombra di dubbio alcuno il sistema di chat, di scambio di messaggi “istantaneo” e “simultaneo”, permette una flessibilità di espressione che porta da una parte difficilmente allo svisceramento di una questione (quand’anche ci si limiti ad una sola), dall’altra facilmente all’innesco di curiosità varie composite e qualche volta dispersive che possono essere amplificate dalla struttura di internet.

Eppure, come in ogni attività, basta aver chiare le idee: di colpo il mare magnum della rete diventa la rete con cui pescare e vivere.

Si parlava in chat con un amico del mai troppo conclamato fallimento del CERN alla spasmodica ricerca di una particella, il famigerato bosone di Higgs, capace di generare tutta la materia così come la conosciamo.

Tralasciando il fatto che non si capisce come una particella, per quanto subnucleare pur sempre catalogabile nell’ambito della materia, funga da cibo alla materia stessa, mi piace sempre pensare che, mentre le CERNie utilizzano risorse economiche ed energetiche a più non posso nella speranza di ottenere condizioni tali da dare risultati pronosticati da traballanti teorie, la natura per dare forma alle cose deve fare in modo che l’energia in eccesso vada via, diminuisca.

Ricapitolando: gli scienziati o detti tali vogliono capire come avviene la formazione della materia inoculando dosi massicce di energia laddove pregano possano essere utili; la natura – povera scema! – fa il contrario e senza tante storie ci riesce.

Qualcuno comincia ad accorgersene: tale Massimo Corbucci lo pensa già da metà degli anni ’70, perché a suo avviso l’atomo presenta una struttura con dei “buchi”, da cui la materia trae nutrimento. Il nome nobile dei buchi è Vuoto Quantomeccanico.

Allora sorge una riflessione: possibile che debba essere sempre un singolo a scardinare un sistema? che da solo debba agire?

Viene proprio da pensare che sia così, però poi, nell’alveo chattiano esce fuori una chicca che agli altri non dirà niente ma che al sottoscritto apre mondi da sviscerare:

“internet è quella botta di culo che permette a chi di solito fa da solo, di unirsi a chi la pensa come lui”.

Metterei da parte stile e timbro, guardando piuttosto al succo: non importa che internet ci sia o no, è più importante sapere che i mezzi per comunicare e unirsi davvero ci sono. Manca solo la voglia.