Dicono che una strana creatura nominata quale Italia abbia festeggiato i suoi 150 anni di presunt(uos)a unità politica; presenti una serie indefinita di individui che nel migliore dei casi non hanno mai vissuto un momento storico di cui sarebbero invitati a mantenere vivo il ricordo.
Fatta salva la distanza tra realtà e sogni ci peritiamo di sottolineare un fatto importante: la festa di compleanno è tale solo in presenza delle candeline sulla torta.
Le prime ce le fornisce la NATO, famosa ONG dedita a giocare con le mappe geografiche così come si usa giocare al ben più famoso e meno impattante Tetris.
La seconda è la Libia, nella sua accezione generale e i Libici, in quella particolare; una torta piuttosto appetitosa.
Festa nella festa, compleanno nel compleanno, ecco che a cent’anni dall’ultima invasione italiana in Libia veniamo gentilmente chiamati alle armi (o forse no, o forse sì) nel tipico stile delle vignette di Sturmtruppen.
Nulla di cui preoccuparsi: i generali italiani hanno assicurato assenza di ogni minima possibilità di contrattacco. Bontà loro, ma la storia – quella vera – abbonda di ben radicate motivazioni per decorarli di mai sufficienti pernacchie.
Quello invece che dovrebbe essere capo delle forze armate italiche, ingobbendosi più del solito (sarà per via dell’età, senz’altro) ha assicurato che l’Italia farà la propria parte: pettegolezzi vogliono che il nostro avesse pronunciato la seguente frase: “L’Italia si farà da parte” a ruota facendo seguire una smentita e un’invettiva contro i giornalisti maliziosi, in questo imitando un gigante della politica peninsulare che si è ritrovato a gestire un vero dito nel popò privo del solito sorriso smagliante, visto che poco si avrebbe da ridere nel momento in cui la nazione che finge di governare viene messa politicamente in scacco (per non usare allegorie sessuali).
Dal canto suo, un esponente di spicco di una congrega di azionisti di una società a vocazione multinazionale, avrebbe con tempismo di iena auspicato la brevità del pluriannunciato scannatoio, lasciando perplessi quanti osassero sperare in qualcosa di meglio e spingendo a scongiuri scrotali quanti invece siano animati da ben saldo senso realistico.
Fortunatamente non tutti i politici italici si sono accodati alla propaganda orgiastica di questi giorni: l’opposizione, nell’unica veste di un troglodita – ma non per questo scemo – esponente dell’attuale governo, avrebbe tentennato. Motivi particolarmente nobili non sono stati ravvisati.
Con simili rocce appare inevitabile il contorsionismo linguistico ancor prima che logico di cui i ministri della guerra e della xenofobia sembrano padroni incontrastati: siamo in guerra ma no, ci mettiamo a disposizione ma non attacchiamo, non imphiegheremo aerei né armamenti se non per necessità… faremo la nostra parte, come al solito, stando a guardare!
L’Italia è solita andare in soccorso dei vincitori, atteggiamento che esprime vigliaccheria ma soprattutto voglia di partecipare al bottino senza per’altro affaticarsi. Al bottino, ovvero alla torta.
Come darle torto, se è sempre andata così? se nessuno le ha detto che le cose possono cambiare?