Il canotto che conduce il tg3 mi ha appena fatto sapere che esiste uno dei tanti sprechi di soldi televisivi dal titolo “Vieni via con me” – a sua volta condotto da un lugubre tizio che ospita gente savia – e dice abbia perfino battuto, in termini di gradimento popolare, un altro spreco televisivo che avrebbe a che fare con i fratelli maggiori.
Fermo restando che il paragone risulterebbe in ogni caso non lusinghiero e assai infamante per qualsivoglia capitolo di spesa che aspiri ad un minimo di dignità, occorre quanto meno evidenziare gli ingredienti dello sbandierato successo:
- avversari politici, dei suddetti protagonisti, dediti più alle prostituzioni e al consumo di droga che alla gestione della cosa pubblica;
- sostenitori politici, dei suddetti protagonisti, dediti ai sollazzi di cui sopra purtroppo – a loro giudizio! – in modo decisamente più discontinuo per semplice ed occidentalisticamente umiliante carenza di pecunia;
- i suddetti protagonisti, che lungi dal frequentare il laido mondo della prostituzione fisica retribuita con risorse dei cittadini italiani, sanno ben barcamenarsi nella difficile arte di automartirizzarsi a suon di migliaia di euro quando non milioni qualora se ne osservi la diaria per tutto il tempo previsto dal contratto stipulato con l’azienda gestita, quando più quando meno, dai succitati avversari e sostenitori.
- i decretatori del successo, in panciolle e papalina (e naftalina), con evidenza a tal punto asfissiati da ugual piattezza in ogni dove catodico – modulata esclusivamente da luci e sonorità invadenti – da ritenere giusto se non altro di incuriosirsi verso un teleimbonimento che con suprema maestria è stato tirato su e portato avanti tra mille cosiddette roboanti polemiche a causa di compensi e cachet (indubbiamente affetti da doping monetario) in favore di individui che a occhio e croce nulla hanno a che spartire con i bei principi di cui non mostrano vergogna alcuna di riempirsi la bocca, quasi si trattasse di spaghetti da arrotolare con la voluttà e la libertà tipica degli esteti marinettiani.
Ci sarebbe molto da aggiungere sulle motivazioni mercantili – perché tali sono! – di chi non capisce la propria miseria nel giustificare il latrocinio sancito da contratto al grido di “Io porto gli sponsor!”.
Fermiamoci un secondo sulla gente savia che ha parlato di miseria morale politica (sicuramente non a torto).
Roberto Saviano: togliendo di mezzo le polemiche per il libro – ancora non letto – che avrebbe più che altro pescato da articoli di cronaca di giornalisti partenopei tutt’ora normalmente stipendiati; sorvolando sul fatto che la casa editrice presso la quale egli si è recato a elemosinare sia proprietà di colui che il nostro addita al pubblico come contiguo, anche solo moralmente, ai mostri da egli stesso raccontanti; tralasciando come egli sia testimone oculare dotato di superscorta mentre altri testimoni oculari, che sventuratamente non hanno avuto il guizzo né il tempo di annotare sul proprio diario i vari morti ammazzati dalle mafie, dallo stato italiano a volte non ricevono neanche un piccolo sostegno economico… come può Saviano-paladino-tutto-fare rientrare nella manifestazione tenutasi a Roma lo scorso Ottobre, organizzata dalla Lancia-Fiamma Nirenstein (deputata PDL) dichiaratamente Pro Israele per difendere, bene non si capisce ancora da chi e da cosa, uno stato che pratica sistematicamente la ghettizzazione di un popolo allo scopo, spesso ululato pubblicamente dai suoi dirigenti, di annientare con effetto immediato e definitivo gente che vive pacificamente quella regione da centinaia di secoli, tanto più ora che si è arrogata il diritto di eleggere democraticamente una coalizione che, piaccia o no, ha tutto il diritto di governare nonostante i piagnistei dei vicini conditi a suon di guerre, devastazioni, saccheggi, omicidi, usurpazioni territoriali, menzogne mediatiche, imposizione di fame-freddo-terrore, e tanto altro che quand’anche non fosse ben specificato sarebbe comunque compreso nel breve elenco appena fornito ai lettori????
Roberto Benigni: che dire… ricco e moralizzatore, neanche più simpatico come una volta. Il suo tributo a Israele lo diede già con il melenso e ruffiano film che girò in ginocchio e che risultò il passepartout per l’assegnazione (si badi bene: non la vittoria) di un premio elargito da un ambiente feroce, che quanto a prostituzioni e droga non si lascia vincere tanto facilmente.
Evidentemente la doppiezza non è esclusiva proprietà degli ambienti ecclesiastici.
Purtroppo non è una di quelle situazioni per cui il mal comune possa essere un mezzo gaudio.