18 set 2008

Sotto l’effetto dei solfiti

di Subbaqquo in Numeri periodici

Ed in più sto anche ascoltando i 12 concerti grossi di Corelli. Dio lo benedica.

Allora, giusto per informarvi che ho cominciato ad usare Epiphany come browser, invece di Firefox, perché ho letto cose sul panda rosso (no, non è una volpe) che proprio non mi piacciono, quindi meglio cominciare ad abituarsi da subito. Probabilmente mi mancherà soltanto (ma tanto) Firebug, scoperto da poco, amato molto, e già lasciato. Sigh.
Per il resto Epiphany fa il suo lavoro ed è molto più veloce di Firefox.

Bene.

Dunque, poi volevo dire anche che il Merlot è, alla fine, in offerta soprattutto, un buon vino.

Inoltre credo che meritiate di sapere che sto seguendo l’ultimo anno del mio corso di laurea, a fine giugno del 2009 mi ritroverò nella invidiabile posizione di chi non dovrà mai più seguire un corso universitario in vita sua, godo già da adesso, e poi, lì, quando sarà, altro che solfiti…

Non credo che vi interessi tutto ciò che scrivo, ma lo scrivo, e che se ne vadano a quel paese i blogger che invece pensano che le loro idiozie e sollazzi orali vicendevoli interessino a chicchessia, e con loro, a quell’agognato paese, ci vadano pure quelli che quei sollazzi li seguono, ci fareste più bella figura a guardare Porta a Porta. Io almeno ci ho la scusa del titolo, ci ho.

Sto prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di chiudere il blog, ma sapete, è un’ipotesi che prendo in considerazione con una frequenza multipla (con k che vale almeno 4) di 50 Hz (ma pure di più di 4, però senza esagerare). Un blog è una cosa seria, uno cerca di scriverci cose serie, ed invece poi si guarda in giro e i post che vengono più linkati, discussi, con cui gli altri blogger si masturbano il cervello, son cazzate clamorose, come questo post.

Dovrei scrivere di Alitalia, ma non ho tempo. Dovrei scrivere delle banche e società assicuratrici che falliscono di continuo e nessuno dice chiaramente che stiamo andando incontro al più grande crack economico dopo la Grande Depressione, per paura che tutti vadano a ritirare i loro risparmi ed accelerino il processo, così lo possiamo prender giù dritto nell’orifizio anale con calma, senza fretta. Ma non ho tempo neanche di questo.

E forse il problema sta proprio lì, per scrivere di queste cose bisogna informarsi, leggere, cercare, non solo tempo, ma impegno ci vuole. E interesse anche. Per fare la figura di quello pessimista e che se ne sta sulle sue?
E chi te lo fa fare?
Tanto vale scrivere di chi ce l’ha più lungo. Sicuramente attrai più gente.
Ricordate di quando scrissi quel post sul fatto che molti navigatori del web naufragavano nel mio blog cercando fellatio? Beh, le cose non son tanto cambiate da allora, e continua ad andare molto forte “trucco per occhi chiari”, tutta colpa di un altro post di Riccardo.

In queste situazioni, davvero, capisci che ci vuole il fegato ad essere il Signore, perché a voler bene a tutti, porca miseria, ce ne vuole.

Ovviamente i commenti a questo post sono bloccati.
Non vorrei che ci arrivasse qualcuno a cercare fellatio di nuovo e, rimasto deluso dal post, commenti anche con qualche insulto o bestemmia.

Per concludere: quando fate le patate al forno, se volete dare un tocco sciccoso, adagiateci sopra un paio di fette di salame ungherese 5,5 (il 5 è pure periodico, per giunta) minuti prima di tirarle dal forno. Con delicatezza.

W i Subbaqqui…

P.S.: ovviamente non è vero niente o quasi, ma voi non lo saprete mai, se dico sul serio o no. Adesso premo su pubblica post, ce l’ho il coraggio, che credete…

11 mar 2008

Dietrologia

di Subbaqquo in Numeri periodici

Avete presente quando sei lì che ti abitui? Lentamente, ma inesorabilmente?
Ebbene io mi ero abituato. Il Subbaqquo si era abituato a seguire le lezioni in single player. Cioè praticamente da solo, visto che a frequentare la specialistica di elettrica, del mio indirizzo, siamo solo in quattro. Tra l’altro le presenze di uno dei quattro sono meno frequenti di uno tsunami.
E siccome modestamente io sono il più brillante (?!) tocca sempre a me rispondere alle domande dei prof evidentemente incerti della nostra attenzione. Incertezza motivata dai volti sconvolti dei poveri quattro fessi malcapitati di cui sopra.
Tutto sommato non mi dispiaceva la situazione: potevo arrivare tardi tanto c’era posto, era facile prendere appunti tanto non c’era casino, il prof era più umano ed affabile tanto eravamo pochi e si instaurava un rapporto più padre-figlio rispetto al classico zeus-pirla. Abbiamo la grafica:

Erano giorni tranquilli insomma. E mi ci ero abituato.
Ma poi arrivò il secondo semestre e, con una buona dose di incoscienza, il Subbaqquo decise di inserire nel suo piano di studi un esame come “Macchine a fluido” a scelta. Sì, avete letto bene, a scelta. Convinto da uno dei prof padre-figlio di cui sopra. Che convinse anche gli altri tre specializzandi.
L’esame è interessante, non sembra troppo ostico (per lo meno in confronto a quelli già affrontati), ma soprattutto sono tornato a seguire in multiplayer. Anzi, in massive player direi.
Infatti il corso di cui sopra è nel piano di studio degli ing. chimici (il numero di iscritti dei quali sta a quello degli elettrici come il numero dei politici idioti a quello degli efficienti).
Ora si dà il caso che il 70% dei frequentanti il corso di quest’anno sia di sesso femminile (incredibile novità per i quattro pirla di cui sopra, ovviamente tutti maschi), e di tale percentuale possiamo dire che un buon 50,3% (il tre, per giunta, è periodico) sia anche gradevole alla vista. In alcuni casi estremamente gradevole (è quel tre di prima).

In questo secondo semestre sto osservando strani fenomeni.

Il pettine.
Gli altri tre specializzandi riescono a pettinarsi per andare a lezione (persino quando si tratta della prima ora -8:30- argh!). Addirittura si possono osservare vere creazioni artistiche ingellate. Incredibile.

La camicia.
I colleghi ne hanno almeno quattro o cinque. Incredibilmente riescono persino ad abbinarle al golfino con scollatura a v di turno. Persino cinta e scarpe son dello stesso colore, e i pantaloni non sono sdruciti. Buona pace alle inossidabili felpe sfoggiate quotidianamente fino a prima della sessione di esami.

Il deodorante.
Ora tutti lo usano. E le fragranze si mescolano nell’aere, durante la lezione, con effetti devastanti sulla stabilità intellettiva di eventuali colleghi o colleghe (di chimica) sedute in vicinanza.

L’euforia.
Meraviglioso vedere tali visi gioiosi di prima mattina. Quando ci recavamo a seguire Impianti Elettrici II in quattro non accadeva mai. A chi li vedeva arrivare in facoltà credo venisse seriamente il dubbio se fosse il caso di consolarli o di arrendersi ed ucciderli per non farli più soffrire.

I posti.
La prenotazione degli stessi non avviene più con la ferrea logica del:

  • ho studiato -> mi metto davanti per prender bene appunti;
  • non ho studiato -> meglio dietro per evitare eventuali domande dal prof con conseguente figura fecale;

bensì con la logica del:

  • facciamo prima sedere le rispettabilissime colleghe, poi scegliamo le più meritevoli e concediamo loro la nostra compagnia ravvicinata.

Il Subbaqquo sta dimostrando di essere immune a codeste influenze:

  • continua a non pettinarsi (i riccioli nature alla fine fanno ancora più colpo del gel) e a non radersi la barba (vuoi mettere il fascino dell’uomo un po’ trascurato?);
  • non ha mai portato una camicia in vita sua a lezione in università, anzi non ne ha mai trasportate da Sambuceto a l’Aquila (fatta eccezione per quella inglobata nel vestito pro-laurea), i suoi pantaloni hanno sempre la piega tipica di quando li abbandoni su una sedia invece di piegarli o riporli nell’armadio;
  • Subbaqquo ha sempre pensato che fosse meglio lavarsi piuttosto che usare il deodorante, di conseguenza (fatta eccezione per la lezione del giovedi pomeriggio¹) standogli vicino potete annusare semplicemente aria senza profumi né puzze estranee;
  • l’euforia è presente ed immutata, tale e quale al semestre scorso, perché evidentemente non dovuta a motivazioni riguardanti l’università;
  • il Subbaqquo si è sempre seduto dove gli altri occupavano un posto per lui, in caso non ci fosse un siffatto posto va bene il primo libero vicino alla porta.

I casi della vita.

W i Subbaqqui…

P.S.: Questo post mi ricorda che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

¹Avendo lezione di pomeriggio e potendo stare la mattina a casa, di giovedì il Subbaqquo si dedica alla creazione dei suoi famosi sughi. In quella lezione, standogli vicino, potreste sentire anche odore di cibo.

26 feb 2007

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni

di Subbaqquo in Numeri periodici

Oggi sono stato in biblioteca, che dovevo studiare parecchio.
In realtà pigro come sono non ci sarei mai andato, ma Jotaro mi ha praticamente costretto ad andare con lui, quindi finiti i Simpson’s siamo usciti.

La biblioteca provinciale, qui a L’Aquila, non è molto grande, ma tutto sommato è accogliente ed è sempre strapiena di studenti universitari.
Ci sono due problemi strutturali principali lì dentro:

  • il riscaldamento è sempre ultra-pompato, e nella sala lettura ci saranno almeno 58,3 gradi centigradi (per giunta il tre è periodico), qualsiasi sia la stagione: soprattutto di inverno lo sbalzo termico entrando nel salone ha ucciso più di due persone, che io sappia; leggende universitarie raccontano di un’entrata segreta per l’antro infernale dietro uno degli scaffali, questo potrebbe giustificare la temperatura costantemente desertica;
  • le sedie sono così ergonomiche che solo a vederle ti si appiattisce il culo, considerando che sono fatte di una strana lega di legno, granito e ghisa, se ci stai seduto l’intero pomeriggio ti alzi con le chiappe ad angolo retto.

E poi c’è il problema figa. Scusate il termine scurrile, ma rende bene l’idea. Ordunque, entrando nella biblioteca è possibile notare come l’80% degli studenti sia di sesso femminile, e di questo 80% il 70% è anche alquanto gnocca. Il problema non è il mio metro di giudizio, non è basso ve lo assicuro, ma le studentesse. La maggior parte delle studentesse universitarie ha questa capacità innata, quando devono andare a studiare, di mettersi in tiro da far morire di infarto un debole di cuore. Se si considera che la voglia di studiare è davvero poca, essere circondato da un tale harem di donzelle non rende certo facile la concentrazione. Visto il successo dei grafici di qualche post fa, eccone uno per meglio chiarire la situazione:

come si può vedere la capacità attrattiva femminile rimane costante per tutto il tempo di permanenza in biblioteca, ad un valore che è più che doppio di quello di massima concentrazione sull’argomento di studio, raggiunto per altro dopo dieci minuti e poi mai più toccato.

Ora passiamo a raccontare ciò che oggi è accaduto.
Quando siamo arrivati il salone di lettura era quasi pieno. Ho esplorato i vari tavoli e ne ho trovato uno con due posti vuoti, lo condividevamo con un tizio così peloso che sembrava il cugino dello yeti (sommerso da una pila di libri su non so quale argomento) ed una biondina molto carina, tutta in tiro anche lei, seduta proprio di fronte a me, che ovviamente dopo una decina di minuti ha ceduto al mio fascino e si è perdutamente innamorata del sottoscritto. Verso le quattro di pomeriggio il tizio cugino dello yeti se ne è andato, lasciando il posto ad una tipina no-global. Mentre dall’altro lato del tavolo si sono sedute due ragazze molto carine, ma raffinate come il petrolio appena estratto. Ma vediamo la grafica:

ed analizziamo ogni studente al tavolo (le frecce interne al tavolo superiore indicano la direzione degli sguardi: più la freccia è spessa, maggiore è l’interesse; le frecce tratteggiate indicano l’interesse mio e di Jotaro per una prosperosa ragazza al tavolo vicino).
Iniziamo dalla biondina. Lei era perdutamente innamorata di me. Da quando siamo arrivati fino alle 18, orario in cui se ne è andata afflitta perché non avevo mostrato alcuna intenzione di approccio (e come avrei potuto, una Subbaqqua c’è già…), non ha fatto altro che guardarmi lisciandosi i capelli, per poi passare ad osservare attentamente gli stessi in cerca di doppie punte, per poi tornare a guardare me, sospirare e poi così in circolo. Aveva davanti un quaderno di appunti che non ha mai sfogliato (in tre ore) ed un vocabolario tascabile inglese-italiano mai toccato (sempre in tre ore).
Passiamo ora alla tipina no-global. Ovviamente l’appellativo è scherzoso. Essa era ottima rappresentante di quella classe di ragazze alternative molto serie. Non le alternative finte (quelle che seguono la moda alternativa -obbrobrio letterale-) come quelle che indossano i jeans strappati e le t-shirt nere con i metallica sopra, ma di quelle che davvero se ne fregano della moda (alternativa o vippeggiante che sia) e di cosa mettersi per andare a studiare. Questo non è facile da trovare in una ragazza. Era tutta concentrata, a suo agio, con una felpona rovinata larghissima, di quelle che le star gnocche hollywoodiane mettono nei film sbrascicapalle (=smielatamente romantici), quando si alzano la mattina dal letto dopo aver trombato il gonzo di turno.
La tipina se ne stava lì, a parafrasare capitoli di un libro di un qualche scrittore russo dell’800, sfogliando continuamente il vocabolario di italiano. Scommetto che è un tipo sensibile, scrive poesie ed ha un ragazzo che somiglia a Mughini. Jotaro si era anche innamorato di lei, e le ha persino lasciato un bigliettino, ma lei ha risposto, diventando di una strana tonalità tra il violaceo e il bordeaux, che era già impegnata. Col tizio che assomiglia a Mughini, ovviamente.
Poi c’erano le morette al mio fianco destro. Loro erano le tipiche morette ventenni, piccoline, col naso piccolino e il piercing col brillantino sul lato destro dello stesso, seno piccolino (una seconda scarsa direi), occhialini con la montatura nera molto fashion, tutte prese dal cellulare e da svariati astucci trasudanti penne dei colori più improponibili. Indossavano i tipici jeans stretti delle vippette, con sopra quei golfini colorati con la scollatura a “V” che divide interamente i due seni, ovviamente l’ombelico da fuori. Appena sedute sembravano un’ulteriore terribile distrazione mandata dal cielo, in realtà si sono dimostrate una fonte inesauribile di risate. Erano carine, ma poi le ho sentite parlare, ecco alcuni momenti (la sc -da leggere con lo stesso suono di sciare- è tipicamente abruzzese, soprattutto aquilana):

moretta A: …e poi non s’è fatto più sentire…
moretta B: …e t’aveva pure telefonato? Ma tu sci scema!

moretta A: …ma che sctai a fa?
moretta B: Eh, scto cazzo di problema non mi ridà!

moretta B: (dopo aver sbattuto col ginocchio al tavolo) Porco giuda scto cazzo di tavolo di merda!

moretta A: Ma come cazzo sci fatto a fa scto calcolo?
moretta B: Eh, coll’aiuto a casa!

moretta A: (sentendo le campane in lontananza) Ecche è? Pascqua?
moretta B: (ridendo sguaiatamente) No, scta’scì la messa…

moretta A: Oh, io mi so proprio rotta li coglioni!
moretta B: Vabbò, ecché, mo annemo…

Nelle pause tra un raggio di cultura e l’altro era incessante il meraviglioso suono stereofonico (erano in due e andavano pure a tempo) delle chewingum alla menta che in questo tipo di vippette non mancano mai, masticate insistentemente per tutto il tempo, con la bocca aperta.
Ora guardate di nuovo la grafica. Osservatela bene. Ad un certo punto la moretta B (che per comodità chiameremo “moretta B”) si è chinata (in piedi) verso la moretta A, assumendo una tipica posizione bucolica, mostrandomi in primo piano il suo lato migliore (il lato B, appunto). Per cinque minuti le macchine sincrone sono volate via, e che Blondel riposi in pace.

Questo il mini-racconto di ciò che è successo al nostro tavolo. Ci sarebbe da dire che nelle tre ore dentro la biblioteca sono capitate anche altre cose che meriterebbero di essere raccontate, ma ne riporterò solo un’altra, che il post sta diventando infinito. Ad un certo punto un tizio, seduto di spalle a Jotaro, si è alzato sentendo la vibrazione (una sega elettrica, o una mucca in calore, sembrava) del telefonino. Aveva in mano tre telefonini. Tre. Ognuno con il Winnie The Pooh apposito, in tre differenti, stravaganti, costumi da animali improbabili. Ora tutti sanno che Winnie è gay (tra un cartone e l’altro il Pooh è la puttanella con cui si sollazza Tigro), ed io lo odio profondamente, soprattutto se in combinazione malefica con i cellulari, che mal sopporto già per conto loro. Vi lascio immaginare le possibili conclusioni ironiche tra me e Jotaro.

Ah, si, ho anche studiato, in biblioteca.

W i Subbaqqui…

11 nov 2006

Cosa si prova ad ascoltare un disco di Coltrane con Tiziano Ferro in sottofondo?

di Subbaqquo in Numeri periodici

Ho bisogno di un’aspirina. Ma fa male la testa e sono stanchissimo: ho ripulito da capo a piedi la stanza e cambiato la disposizione dei mobili per dargli una rimodernata. Sarà per colpa delle esalazioni della candeggina che adesso vedo tutto viola, fose ho esagerato con le dosi…

La fatica delle pulizie e del riammodernamento mi hanno scaricato del nervoso accumulato stamattina. Stamattina (ripetizione voluta -ndr) sono ripartito da Chieti Scalo per tornare a L’Aquila (The City per gli amici -ndr), con l’autobus.

L’autobus (questo sconosciuto -ndr) era strapieno e il conducente aveva più sono di me, quindi ha pensato bene di fare tutto il viaggio mantenendo una velocità di crociera costante di 32,3 (il tre, per giunta, è periodico -ndr) km orari. Di conseguenza il tragitto è stato pressochè interminabile ed il nuovo record segnato è stato di be 2 ore e 13,4 (il quattro è periodico, per giunta -ndr) minuti.

“Eh vabbè -direte voi- dormi, o al massimo mettiti un paio di cuffiette e sentiti una decina di dischi che non avresti mai avuto tempo di ascoltare altrimenti…”
“Giusto -risponderei io- se non fosse che l’autiere (e(/o)rrore linguistico voluto -ndr), evidentemente per non cadere in un colpo di sono, ha pensato bene di tenere la radio a volume altissimo per tutto il viaggio, rendendo inutili i tentativi di addormentarmi e le cuffiette con la mia musica, seppur sparate a volume altissimo nelle mie orecchie”.

Dopo questo mini colloquio riprendo a scriver eil mio post. Stamattina durante il viaggio ho dovuto subire (in ordine sparso):

  • Tiziano Ferro (che Zeus lo folgori!);
  • Neffa;
  • Santana;
  • Jovanotti;
  • una sfilza interminabile di quei teenageramericanichefannocanzonitutteugualiechenonsuperanoi2minuti;
  • una decina di quei teenageritalianichefannocanzonitutteugualiechenonsuperanoi2minuti;
  • e così via…

Adesso so cosa si prova nel cercare di ascoltare un disco di Coltrane con i latrati di Tiziano Ferro in sotto fondo e cosa vuol dire subire gli assoli di Santana tra una traccia e l’altra di Friday Night in San Francisco di Di Meola, De Lucia e Mc Laughlin.
Durante il viaggio, preso dalla rabbia, ho scritto una lista di cose da fare per migliorare il mondo:

  1. uccidere Tiziano Ferro facendolo travolgere da un branco di cinghiali (così siamo contenti in due);
  2. trovare il gene che rende deficienti la maggior parte delle donne, sintetizzarlo e distruggerlo (sedute dietro di me c’erano tre galline che non hanno fatto altro che strillare ”Hoooo visttoooo unaaa booorseettaaaa belliiisssiimmaaa, eeerraaa verrddeeeee, a Pesscaaaraaaaaa!” durante tutto il viaggio);
  3. chiudere il rubinetto dell’acqua mentre mi lavo i denti;
  4. cercare di convogliare gli istinti guerrafondai i Bush e dei vari kamikaze sparsi per il pianeta contro gli studi radiofonici;
  5. smetterla di fare stupide liste (sto quasi diventando come Earl);
  6. cercare di rendere migliore il pianeta (appunto);
  7. se proprio non riesco a migliorarlo trovare un modo per ditruggerlo alla svelta per mettere fine alle sue sofferenze.

W i Subbaqqui…

P.S.: adesso sono di nuovo nervoso, infatti questa è la seconda volta che riscrivo tutto sto popò di roba perchè blogger ha pensato bene di cancellare il primo post invece di postarlo…

P.P.S.: tutto il post è pieno di errori ortografici: non è colpa mia, sono le esalazioni della candeggina.

17 ott 2006

Dubbi quotidiani

di Subbaqquo in Numeri periodici

Com’è essere svegliati dal jingle di “postee italiaaanee”, proveniente dalla televisione (a volume pompatissimo) di una vecchiaccia sorda e sofferente di insonnia che abita nell’appartamento sottostante al tuo?
A parte questo, ci sono altri dubbi che mi stanno perseguitando in questo freddo (anche se assolato) pomeriggio aquilano.

Dubbio 1.

Perchè i postini suonano sempre al nostro campanello?

Abito in un condominio con altri cinque studenti, ci sono dieci appartamenti, se ne deduce che accanto al portone c’è un citofono con dieci bottoncini diversi. Ebbene ogni due giorni, puntualmente all’arrivo del postino/a, un sonoro “BBBZZZZZZZZ!” risuona per tutta casa (abbiamo uno dei campanelli più terribili del mondo, credo). Suonano sempre da noi.

Qui scatta il teorema dell’ingegnere: ho controllato attentamente il citofono, calcolando l’altezza da terra dello stesso e l’altezza media di un postino (1,70 m) ho dedotto che tutti i bottoncini sono facilmente raggiungibili. Il bottoncino relativo al nostro appartamento è posizionato esattamente al centro del citofono, quindi:

  • i postini suonano sempre da noi perchè per loro è naturale premere il bottoncino centrale;
  • i postini suonano sempre da noi perchè la combinazione di cognomi “Gubitoso – Marinucci” è irresistibile;
  • i postini suonano da noi perchè ci troviamo affianco ad un appartamento dalla combinazione di cognomi che suona così: “Sette - Cervelli”;
  • i postini suonano sempre da noi perchè sono stati informati dalla vecchiaccia schifosa del piano sottostante che questo è un appartamento con ben sei studenti e quindi è più facile trovare sempre qualcuno che apre il portone.

Dubbio 2.

Perchè ogni mattina, quando rifaccio il letto, la parte di lenzuolo che avanza da sopra le coperte, e che va a ricoprire il cuscino, diventa sempre più lunga? Eppure non sta diminuendo dalla parte inferiore del letto, altrimenti quando dormo me ne accorgerei, perchè, invece del morbido lenzuolo, con i piedi sentirei la coperta. Queste le ipotesi finora:

  • contro ogni legge della fisica la coperta è telescopica, può allungarsi all’infinito nella sua parte superiore pur essendo il lato inferiore bloccato sotto il materasso;
  • ho perso la sensibilità dei piedi e quindi la notte non mi accorgo che in reltà il lenzuolo mi arriva solo fino al culo;
  • quando ho fatto la prima volta il letto non ho usato un lenzuolo, ma una striscia di stoffa di 5, 3 metri (il tre è periodico);
  • la vecchiaccia del piano sottostante oltre ad essere dura di orecchi è anche una fattucchiera che ha maledetto il mio letto con qualche incantesimo strambo.

Dubbio 3.

Perchè oggi i piccioni fuori dalla mia finestra continuano a volteggiare impazziti come fossero avvoltoi in cerca di una carcassa nel bel mezzo del deserto? Ipotesi finora:

  • ho letto da qualche parte che gli uccelli hanno la capacità di percepire i terremoti prima che si scateni la vera scossa sismica, forse il pianeta sta per implodere;
  • ho letto da qualche parte che gli uccelli risentono della variazione del campo magnetico, forse gli esperimenti che stiamo portando avanti nel laboratorio di compatibilità elettromagnetica della facoltà hanno provocato una qualche variazione nel campo terrestre a causa del quale il pianeta sta per implodere;
  • sono stati svegliati anche loro dal jingle “posteee italiaaaneee!” e volteggiano aspettando che la vecchiaccia esca per piombarle addosso in picchiata e mangiarla viva.

W i Subbaqqui…