12 set 2006

Il mondo in 160 caratteri

di Subbaqquo in Numeri periodici

Tu che ti chiedi come mai al mondo d’oggi non ci sia spazio per la poesia e per i libri, tu che ti chiedi come mai la scrittura attrae a sè sempre meno persone (che siano scrittori o lettori); perchè sicuramente tu te lo stai chiedendo: se sei qui, infatti, a girar per blog, vuol dire che un minimo delle opinioni altrui e delle parole scritte, e delle sensazioni che tali parole possono suscitare, beh vuol dire che un pochino di queste cose te ne frega.
Anch’io me lo chiedo; perchè forse non sarò così appassionato di poesia, ma di altre forme d’arte lo sono eccome, ed anche da quelle parti le cose non vanno granchè bene.
Tu, arguto cibernauta della blogosfera, ti starai anche chiedendo: cosa c’entrano gli sms con la poesia? Perchè è agli sms che si riferisce il titolo, no?
Il punto è questo.

La poesia, come le altre forme d’arte, è l’espressione profonda di un “io” ben definito, se non si parte dal riuscire a parlare profondamente di qualcosa che è dentro di noi non riusciamo a comunicare un bel niente nemmeno agli altri.
Ebbene il mondo che è tutto intorno a te non fa altro che cercare di cancellare queste diversità che ci sono tra te e qualcun’altro: tutto quello che ci circonda (dalla tv, alla pubblicità, ai negozi e le rispettive mode, le stesse università ormai…) non fa altro che convogliarci verso pochi modelli predefiniti (prendendo l’esempio dei vestiti ormai abbiamo una moda per i vips ed una per gli anticonformisti, ma una volta gli anticonformisti non erano quelli che le mode non le seguivano?).

Questa spada di Damocle che abbiamo in testa, questa spece di vortice “aggregativo” che ci circonda e annulla la nostra individualità per omologarla al tutto, forse la dobbiamo in maggior parte ad Hegel e a tutti gli altri cazzoni di filosofi che gli andavano appresso.
Tornando alla poesia, comunque, la risposta si può anche trovare nei semplici sms (e qui capirai il perchè del titolo), il metodo di comunicazione per eccellenza dei nostri tempi. Tale metodo può essere usato a fin di bene o a fin di male, fatto sta che spesso arrivano sms che non capisci perchè pieni di: k 6 h nn cmq tvb (orrore!), oppure con le parole scritte tutte attaccate per non superare il fatidico limite dei 160 caratteri.
Eccoci alfin giunti alla meta: i 160 caratteri. Il limite che più di tutti impedisce al genere umano dei giorni nostri di esprimersi decentemente, quante volte ti è capitato di dover togliere qualche parola dall’sms che stavi mandando perchè trovavi il numeretto “2″ che lampeggiava sullo schermo dell’odiato cellulare?

Immagini Dante che scrive la Divina Commedia in 160 caratteri? O Leopardi che riscrive L’infinito cercando di non superare il fatidico limite?
Prenditi un po’ di tempo (un 10,5 minuti – e il 5 è periodico-), e poi, magari, in un commento, mi dirai che ne pensi.

Ho riflettuto sulle cose dette in questo post leggendo quello che “E io che mi pensavo…” ha scritto oggi; è vero che la capacità di sintesi è importante (e per noi bloggers fondamentale), ma quando si esagera si finisce proprio per cercare di descrivere il mondo in 160 caratteri.
W i subbaqqui…

03 set 2006

Andiam, andiam, andiamo a studiar…

di Subbaqquo in Numeri periodici

Ehm, ehm…

Si lo so, starete tutti pensando: “Minchia che vacanze si sta facendo ‘sto str…”, o qualcosa del genere.

Starete anche pensando: “E meno male che aveva scritto che non gli piaceva l’estate…”.

Beh, non mi importa se lo state pensando, la risposta alle vostre giuste domande sull’improvvisa scomparsa di colui che scriveva cose così interessanti e donava a voi cotante perle di saggezza è che un pochino, devo ammetterlo, ne avevo tal donde di siffatte ciufole (un pochino di vacanza ci voleva anche da e per il blog… -ndr). Senza contare che per il mese di agosto son tornato al paese natio, nella casa paterna in cui non ho un collegamento alla rete e quindi non posso postarvi le mie inutili cazzate (al bando gli eufemismi, diciamoci la verità! -ndr).
Ma ora son tornato qui: nella (oserei dire stupenda -ndr) mia casa da studente universitario, finalmente circondato di nuovo da balle di polvere e piatti sporchi, ma soprattutto con l’unico vero mezzo di informazione e comunicazione ormai rimasto: internet.
Qui pur essendo in un paese, che… Ecco… Non considererei l’ombelico del mondo, (e qui torniamo ad usare eufemismi sperando che non arrivi quello sciancato di Jovanotti a chiedermi i diritti -ndr) come l’Aquila (si, l’Aquila, in Abruzzo… (si, l’Abruzzo, quello accanto al Lazio…)) posso comunque ricevere informazioni dall’esterno (quello che non è isolato dal resto del mondo, a differenza del suddetto paese -ndr (…E basta co ‘sto “ndr”…)) grazie a questo cordone ombelicale virtuale che è la rete.

A differenza di quello che state pensando non sto scrivendo tutto ciò per:
giustificare il fatto che non posto da luglio;
avvisarvi del mio ritorno dalle vacanze;
criticare l’Aquila (che per chi ancora non l’avesse capito è il paese in cui studio);
elogiare internet;
ma solo e soltanto per:
battere il record di parentesi tonde in un post;
passare il tempo facendo qualcosa che aiuti qualcun’altro a passare a sua volta del tempo in modo simpatico e intelligente, in un circolo vizioso senza fine;
vedere se riesco a scrivere con due dita nel naso (un dito per narice (ogni dito da una mano diversa)).
A quanto ne so ora sono riuscito in una sola delle tre mete che mi ero prefisso, e non sto parlando delle parentesi…

W i subbaqqui…

P.S.: pare che in questo post ci siano 453,5 parentesi, ed ovviamente il 5 è periodico.

17 lug 2006

La mia stagione preferita

di Subbaqquo in Numeri periodici

No, non lo capirò mai.
Ma perchè ogni volta che si apre questo discorso mi sento dire che sono strano?

L’estate è così bella. Si può andare al mare, soltanto al prezzo di due ore in cerca di un parcheggio per il motorino (la macchina lasciamola perdere a priori), e lì prendere il sole in pace e tranquillità, col rilassante rumore delle onde del mare coperto meravigliosamente da:

1 – gli altoparlanti dello stabilimento che sparano a palla tizianoferrodjfrancesco&co (o al max in questo periodo il fantagalattico dibattito tra grandissimi esperti del mondo del calcio che pensano che dopotutto Zidane abbia fatto bene a tirare una testata al povero Materazzi – anche se in verità non mi sarei mai sognato di poterlo vedere contorcersi per il dolore allungato per terra, lui che di solito il dolore lo provoca agli altri -) ;
2 – le deliziose suonerie dei cellulari che non fanno altro che ricevere sms o squilli ininterrottamente;
3 – le bestemmie di ragazze dai 13 ai 16 anni che chiacchierano tranquillamente tra loro delle loro amiche (assenti) definite puttane;
4 – le bestemmie dei ragazzi che giocano a pallone cercando di imitare i loro campioni in tutto e per tutto (dalle rovesciate alle testate);
5 – le bestemmie del gentilissimo gestore dello stabilimento che ti dice che stai usando per troppo tempo la doccia;

L’estate è bella. Finalmente fa caldo e si può uscire tranquillamente per fare giri o passeggiate godendosi il meraviglioso sole, camminando su strade piene di macchine in coda ai semafori, che rilasciano incredibili quantità di smog, provocando una cappa sopra tutto il paese (o città che sia) che unita all’umidità fa salire la temperatura percepita a 60,3 gradi (il 3 è periodico per giunta).

L’estate è bella. Si possono fare tanti esami perchè c’è molto tempo per studiare (a meno che non si voglia andare al mare o a fare passeggate per godersi il sole), peccato che:

1 – il caldo asfissiante tolga le forze;
2 – i professori evidentemente non devono più studiare e quindi sono al mare rendendo inutili le estenuanti ricerche per l’università;
3 – ci sono solo due appelli in tre mesi per ogni esame e le date di tutti gli esami coincidono in due unici giorni;

L’estate è bella. Se proprio non ti piace il meraviglioso ozio al mare puoi sempre scegliere la montagna, dove potrai trovare altre 300,3 persone (e il 3 come al solito è periodico) che come te lottano per la conquista di un paio di centimetri per buttare la coperta da pic-nic. Inutile ricordare che fare le divisioni con i numeri periodici, lì in montagna senza per giunta nemmeno l’ausilio di una calcolatrice scientifica, è tosta.

L’estate è bella. Col caldo e la nullafacenza (beati i rientranti in questa categoria) i cervelli si atrofizzano, e le persone cominciano a fare viaggi mentali inauditi alla ricerca di un qualcosa da fare, di un qualche problema da risolvere, di un litigio da portare avanti, per complicarsi un po’ l’esistenza insomma.

E poi mi dicono che sono strano, quando rispondo che preferisco l’inverno.
W i subbaqqui…

21 giu 2006

Fa caldo e non me ne tiene

di Subbaqquo in Numeri periodici

Potrei scrivere un post, ma fa caldo e non me ne tiene…

Fa davvero tanto caldo, ho avuto la notizia che un professore con cui cercavo di parlare da una settimana era in facoltà: lo aveva avvistato un mio amico venutosi a trovare nelle mie stesse condizioni, mentre camminava svelto e con circospezione in un corridoio, attento a non farsi vedere dagli studenti che avrebbero potuto interrompere il suo dolce far niente con stupide domande sul suo corso…

La notizia è arrivate verso le 12:50… Avevo appena finito di pranzare, voi sapete che a quell’ora fa davvero tanto caldo. Preso dall’entusiasmo di poter finalmente chiarire i miei dubbi mi sono preparato al volo e per le 13:10 ero già alla fermata dell’autobus, dove mi sono ricordato di aver finito i biglietti (di solito non li oblitero, saranno tre anni che faccio così ed ormai anche se mi fanno la multa sono in attivo lo stesso, ma un biglietto di scorta caso mai sale un controllore e riesco ad obliterarlo prima che se ne accorga… Almeno quello dovrei portarlo). Poco male, vicino la fermata c’è un tabacchino, attraverso la strada e chiedo due biglietti: terminati.

Poco male, a duecento metri c’è un bar, provo a chiedere lì: terminati. Ok. La situazione si fa lunga, va bè c’è un altro bar a un centinaio di metri (in salita, argh!) proviamo a chiedere lì: terminati. Ok. Finora in totale percorsi circa 200-300 metri (sommando il percorso da casa mia alla fermata e da quest’ultima ai vari rivenditori di biglietti terminati), e voi sapete che a quell’ora fa davvero tanto caldo.

Non più così poco, ma comunque poco male. C’è una edicola ad un’altro centinaio di metri. Provo lì: terminati. A questo punto sbuffo un po’, e chiedo, sorridendo:

- Ma son tutti terminati! Non li ha nessuno i biglietti?

L’edicolante mi guarda annoiato e risponde:

- E’ che dobbiamo andare a prenderli in banca. Di andar lì sinceramente con questo caldo proprio non ce ne tiene (espressione gergale che vuol dire non avere voglia di fare qualcosa)…

Sorrido, soffio leggermente aria dal naso in seguito ad un appena percettibile sussulto. Ok. C’è un bar a pochi metri (circa 300,6 – con 6 periodico-), provo lì: terminati, ma guardi ad un centinaio di metri (sempre in salita – ndr.) c’è un tabacchino provi lì.

Il nervoso sale, il sudore comincia a scendere, i passi aumentano ed anche i metri. Arrivo al tabacchino, compro finalmente i due biglietti e li porto in mano rimirandoli, sapendo di possedere qualcosa di raro. Torno alla fermata (e voi sapete quanto fa caldo a quell’ora) stando attento che le altre persone a passeggio non si avvicinino troppo: potrebbero rubarmi i preziosi reperti.

Arriva l’autobus. Per festeggiare il ritrovamento dei biglietti ne oblitero addirittura uno. In tutto il meraviglioso giro sotto il sole cocente (e voi sapete quanto è cocente a quell’ora) mi aveva portato a percorrere un paio di km. L’autobus parte, fortunatamente arriva anche e mi dirigo entusiasta verso gli uffici dei professori. Trovo fuori dalla porta dell’edificio (non dell’ufficio) il mio amicobarravedetta. Mi dice che ancora non riesce a parlare col prof: non lo ritrova, ma la macchina c’è (un mercedes – ndr.) quindi non se n’è andato.

Ok. Poco male (ma in crescita). L’importante è che sia in zona. Ci dividiamo i compiti: lui rimane di guardia alla macchina (prima o poi dovrà pur tornarci per andarsene -ndr.) e io chiedo nei vari laboratori e in segreteria. Alla segreteria fanno una telefonata (facendomi capire che ci voleva proprio un gran coraggio a farli lavorare con questo caldo) e mi dicono che non sanno niente.

- Come disse Provenzano! (Rispondo io – ndr.)

Ok. Vado in laboratorio di impianti, ci sono tre studenti che lavorano al pc per preparare le rispettive tesi di laurea, si lamentano del caldo. Chiedo, mi rispondono che il professore è agli esami di stato, per i laureati che si devono iscrivere all’albo.

Torno alla base, condivido le notizie con l’amicobarravedetta. Mentre ci chiediamo cosa fare passa il professore: un’apparizione! Forse dovuta al caldo (come saprete a quell’ora, cioè circa le due meno venti, fa molto caldo – ndr.). No, è lui davvero.

Mi avvicino, faccio per chiedere, lui alza la mano e pronuncia solo le parole:

- Alle tre e qualcosa nel mio ufficio, non ora, vado a mangiare.

Sono qui che scrivo, mentre aspetto, nell’aula pc della facoltà. A quest’ora e in questi giorni (siamo in giugno – ndr.) è sempre semivuota, cosa inimmaginabile durante il resto dell’anno, sarà perchè le lezioni sono finite o sarà per il caldo (perchè fa davvero tanto caldo -ndr.). L’amicobarravedetta è di sopra, in un’aula vuota a studiare, ha l’esame domani, nonostante il caldo. Poco male. Speriamo bene.

W i subbaqqui, che loro in acqua stanno freschi…

21 mag 2006

Sciò…però

di Subbaqquo in Numeri periodici

Oggi, o dovrei dire ieri, visto che è passata la mezzanotte, c’è stato lo sciopero degli autoferro”trans”vieri per ben 24 ore.

Com’è comprensibile noi studenti universitari, se non studiamo troppo lontano da casa, il fine settimana torniamo al paese natio. Questo vale anche per me, che però ho dovuto adempiere al mio dovere di studente rimanendo in facoltà fino alle 15 e qualcosa. Orario in cui finiva la leggendaria “fascia pro-tetta” dei trasporti pubblici.

Senza perdermi d’animo e comunque pieno di speranza mi sono recato alla stazione cittadina degli autobus, perchè alle 16:10 partiva la corsa che mi avrebbe dovuto riportare a casa. Ho chiesto informazioni alla gentilissima signorina della biglietteria che mi ha detto: “Non so dirle nulla, c’è lo sciopero, le conviene aspettare, magari qualche corsa parte.” Ho preso il consiglio alla parola ed ho aspettato.

16:00
16:10
16:20
16:30

“Ok, l’autobus non passa più. A che ora parte quello dopo? Alle 17:15. Va bene, già che sto qui aspetto, magari passa, boh?!”
16:40
16:50
17:00
17:10
17:20

“Ok, non passa più nemmeno questo. Tanto vale andare a casa, ripartirò domattina.”

Il tutto si è svolto con grande tranquillità (per me). Ma non ho potuto fare a meno di notare le tante persone che protestavano con i dipendenti della biglietteria (che poverini, non c’entrano nulla, ma almeno potrebbero evitare di dirtelo con quella faccia tipo: “QUANTO CI GODO CHE STAI IN QUELLA CONDIZIONE DA SFIGATO” e di ridere tra loro mentre fuori dal loro acquario/casotto si consumano drammi umani).

Comunque mi è scappata una riflessione…

Gli autoferrotranvieri erano in sciopero per un aumento di 111 euro (probabilmente c’era anche qualche centesimo che portava la somma a 111,4 euro -con 4 periodico-).

I bigliettai non erano in sciopero ma non lavoravano lo stesso perchè non c’erano biglietti da fare.
Alcune persone se avessero potuto avrebbero volentieri messo in condizione di sciopero perenne molti di loro.

A questo punto nel mio cervello è scattata l’immaginazione:

Mia mamma sciopera perchè non metto mai a posto i vestiti sporchi in camera.

Mio padre sciopera perchè non può andare a pesca quando vuole.

Mia mamma sciopera perchè ogni volta che ha un momento libero per uscire mio padre è a pesca.
Mia nonna sciopera perchè senza gli autobus non può muoversi più di tanto di casa.

Il mio comune sciopera perchè adesso tutti pensano che dopotutto l’ICI poteva anche essere levato.
Berlusconi sciopera perchè è basso e colpito da ingiusta e precoce calvizie dall’età di undici anni.
Prodi sciopera perchè à grasso.

Napolitano sciopera perchè Calderoli non lo riconosce (e quindi non lo saluta per strada).

Calderoli non sciopera perchè ancora non ha capito se lo sciopero è una cosa da extracomunitari o no.

Bossi sciopera perchè non vuole più extracomunitari.

L’Italia sciopera perchè non vuole più Bossi.

L’Europa sciopera perchè non vuole più l’Italia.

Bush sciopera perchè l’Europa appena può gli rompe il cazzo.

Il cazzo sciopera perchè si è stufato di pensare a tutto al posto del cervello di Bush.

Il mondo sciopera perchè non ne può più delle cazzate del cervello di Bush.

Gesù sciopera perchè si è fatto il culo per un mondo che si è rivelato di merda.

Dio sciopera perchè ormai non l’ascolta nemmeno più Gesù.

Lo Spirito Santo sciopera perchè non ne può più di fare il mediatore tra Dio e Gesù che litigano.
Amen.
A questo punto è andato in sciopero anche il mio cervello.
Come avrebbe detto quel tipo coi rasta che fumava alla stazione: “pisellò”!

(I’ve wrote it in the way it’s said because I don’t know english very well. However in italian “pisellò” means: “pace e amore”.)

W i subbaqqui…