08 set 2008

Carosello quanto è bello

di Subbaqquo in Pubblicità

Ovvero la pubblicità della settimana.

Abbiate pazienza, tornerò normale quanto prima.

Andiamo al sodo: Chromium è un buon giochino che ho scovato giusto ieri nei repository di Ubuntu (universe – sezione “Giochi e divertimento”). È un arcade vecchio stile, ma con grafica molto bella, del tipo scrolling space shooter, cioè dovrete comandare la solita navetta che se la deve cavare tra millemila astronavi aliene impazzite.
L’idea è vecchia, ma il gioco è molto godibile perché si gioca col mouse, quindi è incredibilmente veloce. Anche i dettagli sono molto curati e, fatta eccezione per la musica (carina, ma dopo un po’ comincia a gonfiare le palpebre), nel complesso il gioco merita che gli si dedichino quei dieci minuti di pausa dallo studio ogni tanto.


Già che ci sono vi consiglio di installare anche ri-li (sempre universe).
Di questo non vi anticipo niente, poi però nei commenti fatemi sapere (è troppo simpatico).

A mio parere questo tipo di giochini è adatto agli studenti perché svaga e non droga troppo, se invece cercate qualcosa che non vi faccia studiare per un po’ provate Battle for Wesnoth (ancora universe) e poi chiamatemi per una partita in multiplayer.

W i Subbaqqui…

P.S.: se con questo post vi sono sembrato esaurito non abbiate paura di dirlo nei commenti.

03 mag 2008

Juno, i bruchi e l’aborto

di Subbaqquo in Pubblicità

Ho visto quel film, Juno, quello che Ferrara andava sbandierando in giro come manifesto contro l’aborto, per intenderci. Ora, così come Ferrara non è un uomo degno di una legittima e santa battaglia come quella che cercava di portare avanti, così Juno non è un film contro l’aborto.
Anzi, per meglio dire, non è nelle intenzioni del film essere contro l’aborto, ecco.

Praticamente e semplicemente si racconta la storia di una ragazza un po’ particolare che, grazie all’appoggio dei genitori, prende la coraggiosa decisione di portare a termine la gravidanza per poi donare il bimbo ad una coppia che desidererebbe tanto un figlio, ma non può averne uno con metodi naturali. Non svelo più di questo, che si capisce nei primi cinque minuti di film, per non rovinarvi la visione.

Dicevo che, oltre al fatto che tutti chiamano la protagonista Junbruco (giusto per spiegare il titolo), è palese che il film non intende essere contro l’aborto, è piuttosto un’inno alla libertà di scelta, rappresentata da Juno. Non credo che nelle intenzioni della regista il fatto di non far abortire la protagonista voglia essere un segnale di contrarietà all’interruzione volontaria di gravidanza. In realtà nel film non c’è nessuna dietrologia.
L’unica denuncia, al limite, che vi si può trovare è quella contro i consultori, mostrati squallidi così come sono, senza fronzoli né eufemismi. In definitiva lo consiglio (il film, non il consultorio).

Di certo (e non è detto che sia un male) si tratta il tutto con molta leggerezza, lasciando lo spettatore con la voglia di “pensare la sua”; mentre se fosse stata una pellicola pesante, di quelle introspettive, lo spettatore, sfinito, probabilmente non ne avrebbe avuto le energie.
Ed è proprio mentre pensavo la mia che mi è venuta in mente quella canzone di Tricarico che diceva il padre e’ solo un uomo e gli uomini son tanti scegli il migliore seguilo e impara, ritengo che questo concetto possa estendersi anche alle mamme, quelle che si giustificano con la favola della propria autodeterminazione, del possesso del proprio corpo. Che appunto per rivendicare il possesso del proprio corpo eliminano il corpo di un’altro (se proprio non si accetta che sia vita, penso non si possa negare che almeno sia corpo). Magari quel corpo, una volta nato, si potrebbe scegliere una mamma migliore.
Proprio come nel film.

W i Subbaqqui…

12 dic 2007

Sconsigli per la visione

di Subbaqquo in Pubblicità

Ultimamente di tempo libero non ne ho molto e questo si ripercuote, ovviamente, anche sul blog.
Per questo motivo, penserete voi, quel poco tempo libero che ho dovrei cercare di sfruttarlo al meglio, per fare ciò che più mi aggrada insomma.

Eppure.

Supponiamo che un vostro coinquilino una sera in cui siete stufi di studiare o lavorare vi proponga di vedere un film, voi non volete pensare a nulla di serio per svagarvi un pochino la mente e quindi un film è proprio quello che ci vuole, questo pensate.
Supponiamo, per semplicità di trattazione, che il coinquilino in questione si chiami Jotaro e che il film sia “La casa dalle finestre che ridono”. È colpa di Jotaro.
Ecco, adesso non sto supponendo, adesso vi obbligo a non vedere quel film. Quel film è cacca. Non si tocca, come si dice ai bambini, proprio così: cacca.

Un horror italiano ormai datato, dalla storia scontatissima ed il finale di quelli che vorrebbe lasciare con la bocca aperta ed invece lascia solo con le @@ per terra. Tempo perso, quel poco tempo libero, perso.

È durato quasi due ore.

Capita.

Ma a voi no, perché io vi ho avvertito.

Poi non dite che non vi voglio bene.

W i Subbaqqui…

11 giu 2007

Consigli per gli acquisti

di Subbaqquo in Pubblicità

Voglio fare pubblicità al mio nuovo eroe.

“L’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna iniziò l’elenco delle beatitudini con: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli», usando una formula che ricorre tipicamente anche in ebraico (anawim mach).
In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.”

Avevo scritto da qualche parte che stavo leggendo il meraviglioso libro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” del mio nuovo idolo Odifreddi (ha scalzato nettamente Tiziano Ferro).

Non intendo stare qui a commentare il libro, in realtà devo ammettere che non ce l’ho fatta a leggerlo tutto e qualche capitolo l’ho saltato, perché, così come Odifreddi trae da un’unica frase di Gesù la probabile dimostrazione che i cristiani (e soprattutto i cattolici, che sono i peggiori di tutti) sono dei cretini, penso che da una semplice frase del saggio matematico si possano trarre tutte le conclusioni su di esso.

La frase è questa: ”per definizione non si può credere ciò che non si capisce”.

Notate anche voi come essa rifulge in tutto il suo splendore? Vediamo cosa ci dimostra questa frase:

  1. il saggio non conosce l’italiano, per lo meno non come ce lo insegna il Dizionario, eppure il concetto di definizione dovrebbe essergli chiaro (tra l’altro questa mia tesi è supportata dal modo in cui il libro è scritto);
  2. il saggio crede solo a ciò che capisce, il che ci dimostra che riconosce al suo cervello il ruolo di un dio creatore (nel momento in cui capisce una cosa, quella diventa esistente, cioè credibile), sbagliando così nel dirsi ateo (successivamente la sua fede viene data alla scienza: “Diversamente dalle religioni, la scienza non ha dunque bisogno di rivendicare nessun monopolio della verità: semplicemente, ce l’ha”);
  3. il saggio non crede alla matematica ed alla geometria, in quanto esse si basano su assiomi indimostrabili tanto quanto il dogma della trinità e quindi non “conoscibili” (punti, rette, numero zero, concetto di infinito, numeri periodici e così via);
  4. conseguentemente al precedente punto il saggio non può credere alla scienza, in quanto matematica e geometria sono il linguaggio su cui la scienza si basa;
  5. il saggio con questa frase ha fondato una religione (punto 2) e l’ha contraddetta (punto 4) contemporaneamente;
  6. il saggio non è molto ferrato in logica (pur essendo ordinario di logica matematica a Torino);
  7. il saggio ama usare frasi ad effetto che non hanno senso (anche questa mia tesi è dimostrata dal resto del libro stesso, leggasi ad esempio la frase riportata al punto 2);
  8. il saggio non crede in Dio in quanto non lo capisce (perché nessuno può capirlo), eppure cerca di spiegarLo a tutti noi col suo libro (basti leggere il capitolo conclusivo “Laici e Loici”).

Ho voluto essere ovviamente ironico, in realtà leggendo questo libro mi viene solo da pensare allo schizzo che un giorno il mio parroco mi fece per spiegarmi come usando solo la testa per cercare di comprendere Dio non si può che limitare Dio stesso.

Più ci si avvicina a Dio meno conta la ragione, conta sempre più quello che c’è al di sopra della linea rossa, cioè la fede. E’ questo che Odifreddi non crede, in quanto si ostina ad usare il suo limitato (come tutte le cose terrene sono) cervello per capire qualcosa che limitato non è, rivelando così tutto il paradosso degli agnostici che cercano la verità solo attraverso la conoscenza dimenticando che la conoscenza cambia, ma la verità, essendo tale, non può mutare e quindi se con la ragione si può arrivare ad una verità, quest’ultima non può essere che parziale.

Il saggio chiude il libro così: ”Benedicat vos omnipotens Logos: Pater Pythagoras, Filius Archimedes, et Spiritus Sanctus Newtonius.”

Io chiudo il post così (che l’originalità bene o male è la stessa): “W i Subbaqqui…”

19 apr 2007

A volte penso che dovrei scrivere

di Subbaqquo in Pubblicità

A volte penso che dovrei scrivere, ma se penso che dovrei scrivere allora mi blocco. Allora penso, ma che succederebbe se metti caso fossi obbligato a scrivere, se non mi venisse da scrivere, perché non mi viene in mente niente, ma dovessi per forza essere obbligato a scrivere? Obbligatoriamente, così come sono obbligato a scrivere, sicuramente si manifesterebbe il famoso blocco di cui ho scritto poco fa, che mi capita sempre quando penso che dovrei scrivere qualcosa. Poi penso ancora che tanto perché mai dovrei essere obbligato a scrivere? Non è possibile un obbligo del genere, anche perché che obbligo sarebbe? Se proprio dovessi scrivere qualcosa per forza, obbligato in somma, allora scriverei tipo “A” e poi basta, giusto per adempiere l’obbligo, se proprio dovessi essere obbligato però, ché io penso che solo se hai qualcosa da scrivere di intelligente allora ne vale la pena di scrivere, quindi non funziona con gli obblighi, ché poi vien su un blog pieno di post scritti per obbligo, e non è bello perdere quella libertà di scrivere solo quando ti viene da scrivere, perché se la scrittura è una delle tante forme di libertà allora non ha senso scrivere se in realtà non si è veramente liberi che sei obbligato, perché in caso ti dovessero obbligare a scrivere allora si perderebbe questo senso. Tutto questo perché ultimamente mi vien spesso da pensare che dovrei scrivere, ma poi per un motivo o per un altro non scrivo mai, magari per quella storia del blocco che ho scritto all’inizio, non lo so mica preciso, e allora preferisco che non c’è scritto niente, nel blog, meglio così, dico io. E lo penso, anche. Perché non ha senso scrivere per forza, anche se è vero che scrivendo e scrivendo poi vien più facile scrivere, tipo uno inizia a scrivere una cosa a caso e poi vien fuori un post…

W i Subbaqqui…