Voglio fare pubblicità al mio nuovo eroe.
“L’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna iniziò l’elenco delle beatitudini con: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli», usando una formula che ricorre tipicamente anche in ebraico (anawim mach).
In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo.”
Avevo scritto da qualche parte che stavo leggendo il meraviglioso libro “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)” del mio nuovo idolo Odifreddi (ha scalzato nettamente Tiziano Ferro).
Non intendo stare qui a commentare il libro, in realtà devo ammettere che non ce l’ho fatta a leggerlo tutto e qualche capitolo l’ho saltato, perché, così come Odifreddi trae da un’unica frase di Gesù la probabile dimostrazione che i cristiani (e soprattutto i cattolici, che sono i peggiori di tutti) sono dei cretini, penso che da una semplice frase del saggio matematico si possano trarre tutte le conclusioni su di esso.
La frase è questa: ”per definizione non si può credere ciò che non si capisce”.
Notate anche voi come essa rifulge in tutto il suo splendore? Vediamo cosa ci dimostra questa frase:
- il saggio non conosce l’italiano, per lo meno non come ce lo insegna il Dizionario, eppure il concetto di definizione dovrebbe essergli chiaro (tra l’altro questa mia tesi è supportata dal modo in cui il libro è scritto);
- il saggio crede solo a ciò che capisce, il che ci dimostra che riconosce al suo cervello il ruolo di un dio creatore (nel momento in cui capisce una cosa, quella diventa esistente, cioè credibile), sbagliando così nel dirsi ateo (successivamente la sua fede viene data alla scienza: “Diversamente dalle religioni, la scienza non ha dunque bisogno di rivendicare nessun monopolio della verità: semplicemente, ce l’ha”);
- il saggio non crede alla matematica ed alla geometria, in quanto esse si basano su assiomi indimostrabili tanto quanto il dogma della trinità e quindi non “conoscibili” (punti, rette, numero zero, concetto di infinito, numeri periodici e così via);
- conseguentemente al precedente punto il saggio non può credere alla scienza, in quanto matematica e geometria sono il linguaggio su cui la scienza si basa;
- il saggio con questa frase ha fondato una religione (punto 2) e l’ha contraddetta (punto 4) contemporaneamente;
- il saggio non è molto ferrato in logica (pur essendo ordinario di logica matematica a Torino);
- il saggio ama usare frasi ad effetto che non hanno senso (anche questa mia tesi è dimostrata dal resto del libro stesso, leggasi ad esempio la frase riportata al punto 2);
- il saggio non crede in Dio in quanto non lo capisce (perché nessuno può capirlo), eppure cerca di spiegarLo a tutti noi col suo libro (basti leggere il capitolo conclusivo “Laici e Loici”).
Ho voluto essere ovviamente ironico, in realtà leggendo questo libro mi viene solo da pensare allo schizzo che un giorno il mio parroco mi fece per spiegarmi come usando solo la testa per cercare di comprendere Dio non si può che limitare Dio stesso.

Più ci si avvicina a Dio meno conta la ragione, conta sempre più quello che c’è al di sopra della linea rossa, cioè la fede. E’ questo che Odifreddi non crede, in quanto si ostina ad usare il suo limitato (come tutte le cose terrene sono) cervello per capire qualcosa che limitato non è, rivelando così tutto il paradosso degli agnostici che cercano la verità solo attraverso la conoscenza dimenticando che la conoscenza cambia, ma la verità, essendo tale, non può mutare e quindi se con la ragione si può arrivare ad una verità, quest’ultima non può essere che parziale.
Il saggio chiude il libro così: ”Benedicat vos omnipotens Logos: Pater Pythagoras, Filius Archimedes, et Spiritus Sanctus Newtonius.”
Io chiudo il post così (che l’originalità bene o male è la stessa): “W i Subbaqqui…”