Cos’è l’Occidente

Scritto da Riccardo Giuliani in Collaborazioni, addì 16 agosto 2010

Non lo so: ero rimasto a Platone, Aristotele, Saffo, Plutarco, la civiltà Cristiana e non cristianista, lo sviluppo delle scienze, l’amore per la poesia e per il raziocinio, l’arte (Dio mio! l’arte), la metafisica, la convivenza pacifica con altri popoli di ogni religione e razza (perché c’è stata anche quella pacifica, sia ben chiaro ai polli che beccano ogni pietra di sterco che i massmedia producono).

Oggi mi sveglio con due mirabili esempi: Il Giornale e Repubblica.

Prendo in prestito da questo articolo del vecchio blog di Miguel Martinez due perle meravigliose, anche se la seconda è originariamente riferita al settimanale pornopolitico intitolato (granbel)Panorama:

  • Repubblica, come sapete, è il sanguinario organo dei laicisti che vorrebbero abbattere la civiltà occidentale.
  • Il Giornale è il braccio stampato del nano dittatore che vuole riportare indietro le lancette della storia.

Visionando la prima pagina dei rispettivi siti internet di cotal ciarpame si nota uno schema più o meno identico: titolone contro l’avversario del proprio padrone (o a difesa degli interessi del suddetto), un po’ di gossip sui morti ammazzati del giorno, da sostituire con sport all’occorrenza, e poi tette-e-culi volanti.

Quest’ultimo punto, molto battuto da Repub(bl)ica specie con i calendari artistici(!?), mi faceva finora propendere verso il sito del finto nemico qualora avessi avuto necessità di prelevare informazioni molto veloci.

Il Giornale ha però recuperato punti di antipatia da quando ormai ha deciso, in strana sintonia – passatemi il termine – con le reti Mediaset, di tenere fisso a fondo pagina un articolo vagamente variabile sul gioco del poker.

Se le testate pubiche unissero le forze promuovendo tornei di poker con in palio tante conigliette artistiche potremmo fieramente gridare di aver sconfitto la mala pianta dell’Islam che si ostina ancora a velare le donne, quando ormai è chiaro perfino all’oscurità stessa che le femmine non brutte vanno denudate se possibile anche della pelle.

P.S.: avviso ai deficienti che leggono solo le frasi che vogliono leggere!

Se le donne non vogliono velarsi non devono farlo, perché sarebbe crudeltà. Diversamente non si può sostenere che la nudità a tutti i costi sia segno di libertà e/o emancipazione.

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Third – Soft Machine (1970)

Scritto da Subbaqquo in Musica, addì 4 agosto 2010

Per la serie “mentre studio mi ascolto un album del 1970″ oggi voglio scrivere qualche parola su Third, il terzo (appunto) album dei Soft Machine. Non sono un critico musicale e non ne ho la competenza, né posso sfoggiare chissà quale conoscenza enciclopedica della storia della musica, ma ascoltando per l’ennesima volta questo disco, stamattina, ho sentito varie emozioni contrastanti che preferisco buttare giù, ché non si sa mai.

Chi sono i Soft Machine non devo certo dirlo io, se non li conoscete chiedete a Google.

Third è un album composto da quattro lunghe tracce (due da 18 e due da 19 minuti) e ascoltandolo si percepisce tutto il jazz americano del periodo: Miles, Coltrane (A Love Supreme, ah! che delizia), Riley. Eppure siamo davanti ad un album di rock progressivo della miglior scuola britannica.

Facelift è il primo pezzo, parte con una serie di suoni tirati fuori da irriconoscibili (almeno da me) fiati, che fungono bene da intro al brano e anticipano l’incalzare ritmato del seguito. Il passaggio tra questa prima e seconda parte è roba da far impallidire gli Iron Butterfly che un paio di anni prima, se non mi sbaglio, avevano snocciolato In a Gadda da Vida. Il tutto lascia presto spazio ad un continuo duetto tra fiati e organo jazz che per qualche minuto ci trascina in oriente, prima di ributtarci nella foga dei sovracitati Iron Butterfly, solo che, al posto della chitarra, a guidare il tutto sono organo e sax. So che l’accostamento può sembrare azzardato, ma tant’è. Intorno a metà brano c’è un intermezzo di fiati che introduce, con un brusco cambio di tempo, la seconda parte più swingante, con una linea di basso che stamattina (non l’avevo mai notata così come oggi) mi è parsa davvero ipnotica. L’ultimo minuto e mezzo mi ha proiettato per un attimo in un album dei King Crimson. E scusate se è poco, siamo solo alla prima traccia.

Slightly All the Time è basato su un elegante tema jazz, che il sax ti snocciola davanti con una scioltezza che non può che stenderti sulla scrivania. Il basso, per i primi 5 minuti, suona come il campanello che tutti i jazzisti vorrebbero alla propria porta e Wyatt sulla batteria crea un tappeto sonoro discreto ed elegante. Il resto si snoda tra continui cambi di tempo, ora galoppante ora di nuovo swingante. Il sax a volte sembra invadente, ma non eccessivamente, e comunque l’organo di Ratledge lo bilancia in pieno. Sono convinto che prima di registrare Dark Side of the Moon i Pink Floyd abbiano ascoltato questo brano per almeno un migliaio di volte, accelerandone il tempo e ordinandola in pezzi distinti c’è l’embrione di mezzo Dark Side. E vabé. Tra l’altro in alcuni momenti se quell’organo non suonasse così distaccato e serioso starebbe maestosamente bene su un pezzo di Hendrix.

Siamo al capolavoro di Wyatt Moon in June, terzo brano. Sparisce il jazz ed entrano prepotentemente in gioco la musica soul, il blues e la psichedelia. Aprite le orecchie perché il modo di suonare (batteria e tastiere) e di cantare di Wyatt in questo pezzo è stupendo, tutti gli strumenti sono a servizio di voce e batteria. I continui cambi di tempo. che non fanno altro che assecondare il cantare indefinibile di Wyatt (malinconico? epico? solenne? bambinesco? paraculistico? probabilmente il frullato di tutto ciò), ci accompagnano fino ad un lungo intermezzo strumentale, introdotto da un insieme di soffi, fischi ed un falsetto triste di Wyatt. Questo intermezzo strumentale è degno del miglior hard rock, suonato dai migliori jazzisti, nel momento della massima psichedelia, ma con il piglio umoristico di Wyatt. Chissà in quanti hanno sbavato sopra questi minuti, io mi ci metto da capo a piedi. Il cambio intorno al tredicesimo minuto affidato ai fiati è, scusate il gioco di parole, da mozzare il fiato. La coda del pezzo è un insieme di suoni che creano l’atmosfera giusta per riportarti sulla terra senza troppi danni, una specie di materasso per attutire la caduta. Non ci resta che ringraziare per il pensiero.

Out Bloody Rageous chiude il disco. Questo è il brano più freddo, cosa che non è necessariamente un difetto. L’introduzione crescente e languida lascia spazio ad una lunga serie di variazioni sul tema principale, guidate da fiati e tastiere. L’uso dell’elettronica in questo brano è massiccio, ed è forse per questo che l’impressione che ne risulta è quella di un freddo esercizio di stile, certo è che né lo stile né le capacità mancavano ai Soft Machine. Tenetevi forte nel finale, quando vi sentirete trasportati nel mondo di Pac-man.

Dopo l’album Robert Wyatt lascerà i Soft Machine e i lavori successivi della band non avranno qualitativamente niente a che vedere con questo Third. D’altronde tra tutti i brani dell’album Moon in June è sicuramente il migliore e gli altri tre risentono parecchio delle influenze jazzistiche e minimalistiche che avrebbero caratterizzato i Soft dal disco successivo in poi, interessi che evidentemente non erano quelli del musicista inglese.

W i Subbaqqui…

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Lap Steel Project – 2) Misure e disegni

Scritto da Subbaqquo in Lap Steel Project, addì 27 luglio 2010

Secondo passo. Bisogna decidere forma, dimensioni, sistema di pickup e altro hardware che vogliamo mettere nella nostra nuova lap steel. Nel mio caso ho optato per una forma abbastanza classica (che per ora però non voglio svelare :P ), ho trovato il file di un progetto da cui ricavare le varie misure ed ho riprodotto il disegno a grandezza naturale su un cartoncino.

Conoscendo le dimensioni di massima ho potuto tagliare e ripulire il legno grezzo che vi avevo mostrato nel precedente post, come potete vedere nell’immagine seguente.

Per quanto riguarda i pickup ho deciso di “prendere in prestito” la tipica disposizione Stratocaster, quindi mi sono procurato tre single coil, in più ho trovato due manopole (tono e volume) ed uno switch a tre posizioni (devo ancora pensare a come collegarli). Avendo racimolato 6 meccaniche tutte destre, ho dovuto rinunciare alla paletta simmetrica stile Les Paul (che probabilmente su una lap steel sarebbe stata meglio) e optare per una forma più lunga, in modo da lasciare spazio a tutte le meccaniche affilate da un solo lato. Il palettone a delfino tipico delle Fender mi sembrava comunque troppo esagerato in quanto a lunghezza, quindi me ne sono disegnato uno personalizzato.

So che sono tante chiacchiere e nessun disegno, ma prometto che svelerò il tutto nel prossimo post.

W i Subbaqqui…

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Non mi ricordare una cosa simile

Scritto da Subbaqquo in Musica, addì 20 luglio 2010

Non ci crederai, sto ascoltando Rime of the Ancient Mariner, non ricordavo che il cantante fosse così eccezionale.

Io per esempio a volte vorrei essere nato prima, per essere andato da ventenne consapevole ad un live dei Pink Floyd, ma pure dei Maiden, o ti immagini di Jimy o dei King Crimson. Oppure di quel fricchettone di Zappa.

Ci pensi, un live dei Led Zeppelin?! Col cavolo che avrei fatto ingegneria, sarei finito per strada a suonare fino a farmi sanguinare le dita…

Questa sarebbe stata una di quelle sere in cui ti avrei rotto le scatole tutto il tempo con la TUA chitarra elettrica sul TUO letto, mentre cercavi di celare il tuo cazzeggio al portatile. Poi, quando proprio non ne potevi più, mi avresti mandato a preparare la tisana. Io ci avrei messo dose doppia e avremmo dormito come i caimani, il giorno dopo avremmo cacato Halls Mentoliptus.

Adesso piango al ricordo dei ciambelloni e della pasta con le zucchine.

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Verde petrolio

Scritto da Subbaqquo in Belmondo, addì 13 luglio 2010

Stavo pensando stamattina, che stranamente non si parla più delle migliaia di tonnellate di petrolio che ogni giorno ancora vengono versate nel Golfo del Messico.

Dove sono finiti tutti gli ambientalisti, gli schizzati (sempre)verdi, i fanatici del WWF che costringono le baleniere giapponesi a “farsi speronare” tagliandogli la strada? Sarà che questi partiti (e cosa sono se non partiti?) sono finanziati, tra le altre, anche dalla Shell.

Oppure sono in vacanza.

Tutte le foto e i video che vengono quotidianamente censurati sui media di tutto il mondo, per fortuna si possono trovare cercando bene su internet, vi assicuro che non si tratta di un bel vedere.

W i Subbaqqui…

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