Lo pseudolibro – X Capitolo
di Subbaqquo in Lo pseudolibro
Non dico tanto, ma non sono proprio stupido.
Alla fine Belvedere e Sonia hanno deciso di scappare, seguendo il mio consiglio, quello che il primo non aveva voluto ascoltare perché per la seconda sembrava essere ancora più pericoloso che stare qui. Lo avranno fatto per tenermi fuori da ogni cosa, al sicuro da ogni ritorsione o eventuale trasversalizzazione. Dopotutto il maggior timore era questo. Mica altro. Ma per me, non per loro. Scappati chissà dove e soprattutto come. E mi risponde il giornale di oggi. Pare che non ce l’abbiano fatta dopotutto a salvarsi, da come è scritto in un articoletto di cronaca in sesta pagina. Praticamente poco più importante dello sport.
Chiamasi sport: circolo vizioso di soldi ed interessi pubblicitari, se ti va bene, che di facciata pretende di proporsi come uno spettacolo per gli idioti che tengono a queste cose. Magari non sono tutti uguali, gli sport e nemmeno gli idioti, ma gli sport più seguiti son così.
Per esempio a me piace il motociclismo: 250, motogp e quelle cose lì. Ciò vuol dire che sono idiota anch’io.
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Adesso posso dirlo, alla fine di questo pseudolibro, sebbene manca ancora il primo capitolo. Che a questo punto la fine è diventata l’inizio. Speriamo che non sia una fine fine a se stessa. Ecco, diciamo così. Speriamo che qualcosa dopotutto conterà. Altrimenti non capisco che motivo ci sia a scriverla.
Rileggendo il quadernino verde vomito si sono chiarite molte cose, ora che conosco la storia di Sonia. Ora conosco anche la storia di Belvedere. Bastava ricostruirla tra gli appunti di Astolfo e le parole di Sonia, quel pomeriggio che eravamo a casa sua. Cretino che sono. Belvedere. Belve De Re. Già. Ora capisco anche il perché dell’evidenziatura di Astolfo su quelle parole nel quadernino verde vomito.
Che cosa alla Romeo e Giulietta, che cosa scontata da Shakespeare in poi. I due rampolli, ultimi discendenti di due famiglie in lotta da tempo, che si innamorano. E l’odio delle due famiglie che impedisce loro di amarsi. Non so voi, ma per me questa storia a questo punto ha perso qualsiasi interesse. Dico davvero, non giusto per dire. E poi non mi piace che lo pseudolibro parli, alla fin fine, di una storia d’amore.
Lo sapevate che il 78% degli uomini quando si parla d’amore preferisce cambiare discorso? No, non lo sapevo nemmeno io prima di inventarmi questa percentuale.
Io sono comunque molto più credibile di studio aperto.
Confuso e felice come una qualsiasi Carmen Consoli della prima ora, a questo punto bisogna decidere di cosa parlare nella seconda metà di questo ultimo capitolo dello pseudolibro, che poi è il penultimo, e nel primo capitolo sempre dello pseudolibro, che poi è l’ultimo. Confusione, confusione e il mattino ha l’oro in bocca. Peccato che io scrivo sempre di sera, altrimenti potrebbe essere più facile e tra questo capitolo ed il precedente, che poi è il precedente davvero, non sarebbero passati più di tre anni. Intendo anni reali, non nella storia.
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Secondo me non è importante in realtà la storia di per sé che si può leggere all’interno di uno pseudolibro, anche perché non sarebbe altrimenti uno pseudolibro, ma bensì un libro. Di conseguenza potremmo supporre, con una certa supponenza nevvero, che l’importante è un po’ il tempo che si passa a scrivere e i ricordi che il nostro cervello collega a ciò che abbiamo scritto. O a ciò che qualcun altro ha scritto e che noi leggiamo.
O meglio possiamo dire che in realtà uno pseudolibro, a differenza di un meno nobile, semplice libro, è importante in quanto è costato tempo e impegno, e in quanto scandisce momenti belli della vita dello strampalato scrittore, piuttosto che del malcapitato lettore.
Gioite con me di questa pensata, ora, se avete il coraggio. O il tempo anche.
