15 ago 2011

Link & spot (non è il nome dei cani che hanno cagato sulla mia coperta da picnic)

di Subbaqquo in Pubblicità

Il Rieducational Blog supporta l’imprenditoria giovanile ed il mondo open source, quindi non può lasciarsi sfuggire l’occasione di pubblicizzare, ai quattro venti blogosferici, questo nuovo progetto di un amico di vecchia data del sottoscritto.

Approfittando di questo intervallo pubblicitario vi segnaliamo anche questo blog tecnico, sempre a cura dell’amico di cui sopra.

Ed ora, buona fine di questo splendido ferragosto. *hic*

W i Subbaqqui avvinazzati…

16 apr 2011

Cut your time!

di Subbaqquo in Pubblicità

Oggi festeggiamo il rilascio ufficiale del primo* software realizzato da Riccardo, collaboratore di lunga data del blog nonché grande amico del Subbaqquo medesimo. E scusate se è poco.

Il software è stato realizzato sotto la supervisione del cretese più rumoroso che abbia mai conosciuto, TrustFM, geniale programmatore (e anche lui buon amico) che rilascia ormai da tempo e con una certa frequenza free software sul suo sito. Dateci un’occhiata.

Come potete vedere anche se scriviamo poco stiamo comunque lavorando per voi!

A parte le stupide battute, vi preannuncio che presto vedrete foto di un progetto che sto portando avanti e che ormai è quasi finito.

W i Subbaqqui affaccendati…

 

*Speriamo che ne vengano altri eh eh…

19 feb 2010

E se le nostre mani non bastassero?

di Subbaqquo in Personali

Sono sempre stato convinto che con le proprie forze si potesse fare di tutto, aiutare chiunque, risolvere qualsiasi cosa. Eppure, andando avanti, mi rendo conto che non è così. C’è bisogno dell’aiuto degli altri, della loro presenza nelle nostre vite, e c’è bisogno dell’aiuto del Boss, della Sua presenza nelle nostre vite.

Non è facile ammetterlo, è un atto di umiltà sicuramente. Epperò non lo trovo umiliante né limitante.

Ultimamente trovo davanti ai miei occhi molto spesso questa necessità, e di fronte alla mia impotenza non posso che trovare conforto nell’affidare le persone a me care alle cure del Signore, visto che le mie si rivelano insufficienti. Ciò non vuol dire che io getti la spugna: non mi arrendo, sapevatelo, vuol dire anzi maggior impegno e partecipazione, piuttosto che minore. Anche questo mi è sempre più chiaro.

W i Subbaqqui…

02 apr 2009

Vacche da corsa

di Subbaqquo in Personali

Esistono delle persone passive.

Persone che per loro modo di esistere non possono andare avanti per conto loro, e lo sanno: hanno bisogno di qualcuno da mungere per poter continuare a far finta di essere attive, di essere capaci ed indipendenti.

Costoro mi ispirano uno strano senso di pietà commisto a rabbia. A volte prevale la prima, a volte la seconda.

Purtroppo queste persone credono quasi sempre di essere intelligenti, superiori, fanno di tutto per sbandierare la loro lungimiranza e competenza. I loro successi, che stanno lì a dimostrare il loro essere vivi. Questo mi ispira rabbia.

In realtà stanno solo cercando di dimostrare qualcosa a loro stessi. E sono le persone più ottuse e deboli sulla faccia della terra. Questo mi ispira pietà.

Dall’inizio della mia carriera universitaria ho avuto a che fare con questo tipo di persone quotidianamente. Ovviamente ne incontravo anche prima, ma mai come nel mondo dell’università. Un mondo che sembra fatto appositamente per elevare queste persone all’ennesima potenza, che anzi spesso ne crea di nuove.

Soprattutto quello dell’ingegneria, un mondo che insegna a raggiungere lo scopo con il minimo sforzo, cosa giustissima quando si tratta di scopi professionali, quando si tratta di essere efficienti, ma che non è capace di insegnare qual è il vero, di scopo. Se la vera funzione dell’università è insegnare e far crescere, allora è questo lo scopo che evidentemente queste persone non capiranno mai, perché qualcosa la si impara pur con un impegno minimo, ma un impegno nullo porta ad un risultato nullo. Senza approssimazioni.

Quotidianamente queste persone sono alla ricerca di una vacca da corsa, di qualcuno che li porti al traguardo sulle spalle lavorando seriamente, e che si accontenti di vedere un bel voto sul libretto, cioè l’unico scopo che i passivi conoscono: se guardiamo ad i nostri risultati facendo riferimento unicamente a quei numeri, allora non importa se quei numeri hanno avuto un senso nella nostra vita professionale o meno.

La chiamo vita professionale, e non accademica, perché umanamente non credo che una volta uscite dall’università queste persone cambieranno. Magari però, troveranno meno vacche da corsa, o magari qualcuno più furbo di loro  (cosa non difficile), o magari qualcuno che riconosca la loro ottusità ed ignoranza (cosa difficile) e che li tratti per quello che professionalmente meritano.

Da parte mia non posso fare a meno di considerare questi passivi in quanto “persone”, e sforzarmi di rispettarle nei limiti della mia debolezza. Ma adesso non me la sento più di fare la vacca da corsa. Finora ho sempre pensato che l’importante in fondo fosse che io, almeno, con la mia coscienza potevo sentirmi a posto, ma ultimamente mi sento circondato.

Queste persone che mungono altri esseri umani e si vantano del lavoro dei secondi mostrandolo agli altri come proprio, comincio sempré più frequentemente ad incontrarle anche fuori dall’università, in altri mondi della mia vita presente.  E, come me, le incontrano tante altre vacche da corsa.

Sarà che la mia pazienza, di fronte a questo tipo di persone, si azzera quasi istantaneamente.

Sarà, all’inizio, persino un po’ di invidia, nel vedere come nelle loro semplici vite la soluzione dei problemi sia sempre demandata a qualcun altro. Ma solo all’inizio.

W i Subbaqqui…

P.S.: questo è un post a temperatura ambiente. Conservare lontano dalla luce a da fonti di calore.

16 mar 2009

Psicotest

di Subbaqquo in Personali

Quando io e Ruttolomeo uscimmo, ci volle qualche secondo prima che il fumo prodotto dalla macchina del tempo si diradasse.

In effetti non mi aspettavo assolutamente di assistere ad uno scenario del genere: la piana di Gaugamela era ormai deserta, ma si notavano chiaramente i segni della battaglia, da poco avvenuta.

<<Questa è stata l’unica possibilità della mia vita di viaggiare nel tempo e me la sono giocata così…>> pensai.

<<Sei un pippone>> disse Ruttolomeo <<sei riuscito ad arrivare in ritardo persino nel passato!>>

<<Adesso che facciamo?>> dissi sconsolato <<Magari possiamo andare a prenderci un gelato, vedo lì un carretto da gelataio!>>, ma era solo un’allucinazione dovuta alla terribile calura. Ruttolomeo si mise a ridere.

<<Magari possiamo andare a fare una nuotata, vedo lì una piscina!>>, ma anche questa era un’allucinazione.

<<Tutto quello che ti viene in mente di fare sembra essere un’allucinazione…>> disse Ruttolomeo. E aveva ragione lui, ma almeno in una cosa ci avevo azzeccato: me l’ero portato appresso.

Sconsolati e oppressi dal caldo, prima di pronunciare il classico <<Qui uno ci s’è morto>>, cosa che comunque nel bel mezzo di un ardente deserto suonava alquanto sinistra, ci scambiammo uno sguardo l’un l’altro e decidemmo di rientrare nella macchina del tempo per tornare al giorno presente.

Come ultima cosa decisi di fare una puzzetta in quel deserto, giusto per lasciare qualcosa di me nel 300 a. C.

<<È andata male, ma non fa niente>>.