Esistono delle persone passive.
Persone che per loro modo di esistere non possono andare avanti per conto loro, e lo sanno: hanno bisogno di qualcuno da mungere per poter continuare a far finta di essere attive, di essere capaci ed indipendenti.
Costoro mi ispirano uno strano senso di pietà commisto a rabbia. A volte prevale la prima, a volte la seconda.
Purtroppo queste persone credono quasi sempre di essere intelligenti, superiori, fanno di tutto per sbandierare la loro lungimiranza e competenza. I loro successi, che stanno lì a dimostrare il loro essere vivi. Questo mi ispira rabbia.
In realtà stanno solo cercando di dimostrare qualcosa a loro stessi. E sono le persone più ottuse e deboli sulla faccia della terra. Questo mi ispira pietà.
Dall’inizio della mia carriera universitaria ho avuto a che fare con questo tipo di persone quotidianamente. Ovviamente ne incontravo anche prima, ma mai come nel mondo dell’università. Un mondo che sembra fatto appositamente per elevare queste persone all’ennesima potenza, che anzi spesso ne crea di nuove.
Soprattutto quello dell’ingegneria, un mondo che insegna a raggiungere lo scopo con il minimo sforzo, cosa giustissima quando si tratta di scopi professionali, quando si tratta di essere efficienti, ma che non è capace di insegnare qual è il vero, di scopo. Se la vera funzione dell’università è insegnare e far crescere, allora è questo lo scopo che evidentemente queste persone non capiranno mai, perché qualcosa la si impara pur con un impegno minimo, ma un impegno nullo porta ad un risultato nullo. Senza approssimazioni.
Quotidianamente queste persone sono alla ricerca di una vacca da corsa, di qualcuno che li porti al traguardo sulle spalle lavorando seriamente, e che si accontenti di vedere un bel voto sul libretto, cioè l’unico scopo che i passivi conoscono: se guardiamo ad i nostri risultati facendo riferimento unicamente a quei numeri, allora non importa se quei numeri hanno avuto un senso nella nostra vita professionale o meno.
La chiamo vita professionale, e non accademica, perché umanamente non credo che una volta uscite dall’università queste persone cambieranno. Magari però, troveranno meno vacche da corsa, o magari qualcuno più furbo di loro (cosa non difficile), o magari qualcuno che riconosca la loro ottusità ed ignoranza (cosa difficile) e che li tratti per quello che professionalmente meritano.
Da parte mia non posso fare a meno di considerare questi passivi in quanto “persone”, e sforzarmi di rispettarle nei limiti della mia debolezza. Ma adesso non me la sento più di fare la vacca da corsa. Finora ho sempre pensato che l’importante in fondo fosse che io, almeno, con la mia coscienza potevo sentirmi a posto, ma ultimamente mi sento circondato.
Queste persone che mungono altri esseri umani e si vantano del lavoro dei secondi mostrandolo agli altri come proprio, comincio sempré più frequentemente ad incontrarle anche fuori dall’università, in altri mondi della mia vita presente. E, come me, le incontrano tante altre vacche da corsa.
Sarà che la mia pazienza, di fronte a questo tipo di persone, si azzera quasi istantaneamente.
Sarà, all’inizio, persino un po’ di invidia, nel vedere come nelle loro semplici vite la soluzione dei problemi sia sempre demandata a qualcun altro. Ma solo all’inizio.
W i Subbaqqui…
P.S.: questo è un post a temperatura ambiente. Conservare lontano dalla luce a da fonti di calore.